Recensione Bologna 2 agosto...i giorni della collera

Una pagina nerissima della nostra storia rivive in un film a basso budget che a causa di qualche caduta di tono e troppe disattenzioni non riesce a centrare il bersaglio.

Recensione Bologna 2 agosto...i giorni della...

Ci sono eventi nella storia di una nazione che segnano uno spartiacque preciso, diventano una linea di demarcazione tra un prima e un poi. Non si può dire che la strage della stazione di Bologna abbia rappresentato una linea di confine di questo tipo; già con piazza Fontana, l'attentato sull'Italicus, il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro, Ustica, l'Italia aveva fatto i conti con gli aspetti più terribili della lotta per il potere, riscoprendosi come un paese meno democratico di quanto si potesse pensare. Eppure ciò che è avvenuto il 2 agosto del 1980, quando una bomba esplose nella sala d'aspetto della stazione bolognese, provocando la morte di 85 persone e il ferimento di altre 200, è stato un punto di non ritorno. Attribuito all'eversione nera, fu il frutto, ancora una volta, di un'insana collaborazione tra malavita organizzata, gruppi eversivi di destra, massoneria, servizi segreti deviati. A questo capitolo della nostra storia Giorgio Molteni e Daniele Santamaria Maurizio hanno dedicato un film, Bologna 2 Agosto...i giorni della collera, che prova a colmare il vuoto 'narrativo' che ha circondato questo caso, ripercorrendo scrupolosamente, pur con qualche licenza artistica, i fatti che portarono all'attentato.

Il lato oscuro della storia

Bologna 2 Agosto... i giorni della collera: una scena del film

La strage di Bologna è anche la storia di due giovani militanti di destra che fuoriusciti dal Movimento Sociale Italiano creano i NAR, Nuclei Armati Rivoluzionari, di come questi gruppi politici siano diventati il braccio violento di una mente criminale, un'entità indefinibile che stava tramando nell'ombra, senza sporcarsi le mani di sangue. Alverio e Antonella sono in lotta contro lo Stato democratico e le Brigate Rosse e vivono la propria vita con l'unico desiderio di eliminare il nemico, riuscendo ad imporre il proprio disegno criminale. Giorno dopo giorno conquistano le prime pagine dei giornali (nessuna impresa è degna di nota senza la santificazione dei media...) e attirano l'attenzione di chi, seduto alla scrivania del proprio maestoso studio, cerca di riconquistare il potere perduto con l'avvento della democrazia, uno stratega, un'eminenza grigia che assolda elementi di spicco della magistratura per concretizzare il suo calcolo. I due e il loro gruppo diventano così il terminale di un progetto più ampio che prevede la nascita di un nuovo Stato, uccidendo poliziotti e magistrati che possano intralciare lo schema. Fino al momento in cui è richiesta un'azione dimostrativa solenne, tragica, definitiva, senza appello.

Mambro e Fioravanti ovvero Antonella e Alverio

Bologna 2 Agosto... i giorni della collera: Marika Frassino e Giuseppe Maggio in una scena del film

Desiderosi di mantenere inalterata la propria libertà di intervenire sulla storia, i registi hanno trasformato i veri protagonisti della vicenda, Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, che hanno sempre respinto qualunque legame con la strage, in due personaggi riconoscibili in tutto e per tutto, eccetto che per il proprio nome. Un escamotage tattico che non priva però il racconto della sua forza drammatica; semmai a lasciare interdetti è la mancanza di una disamina del mondo che ha creato le basi per la nascita di simili figure, l'assenza insomma di un'analisi accurata dell'humus culturale e sociale che hanno nutrito Antonella e Alverio e chi, come loro, ha pensato che la lotta armata potesse davvero essere la soluzione più giusta all'affermazione delle proprie idee.

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Un progetto nobile

Non possiamo parlare di un film come questo senza sentire forte la responsabilità che si prova davanti a progetti meritevoli come questo; qualunque opera che ci permetta di riflettere e pensare su avvenimenti che hanno cambiato il corso della nostra storia, lasciando una scia di sangue e rimanendo impuniti, deve essere accolta con l'attenzione che merita. Eppure, meriti artistici e coraggio nel voler proporre una vicenda mai raccontata al cinema non sempre vanno di pari passo. Il film è un onesto prodotto che riesce a grandi linee a raccontare gli eventi che portarono all'attentato del 2 agosto. Le didascalie contribuiscono alla precisione del dettaglio storico, così come il continuo utilizzo di immagini di repertorio tratte dai telegiornali dell'epoca. La sceneggiatura scritta dall'esordiente Fernando Felli punta su dialoghi bruschi, per meglio aderire al gergo dei terroristi, ma pecca in più punti di ridondanza. Poche, per fortuna, le scivolate sull'effetto facile, sulla ricerca dell'emozione ad ogni costo e di questo dobbiamo rendere merito al duo di registi e ad un gruppo di interpreti attenti.

Cinema e Storia

Bologna 2 Agosto... i giorni della collera: Lorenzo De Angelis e Tatiana Luter in una scena del film

Lontani da un cinema militante, politico, se proprio vogliamo usare questo aggettivo, gli autori si distaccano dalla materia che raccontano, certi che essa si spieghi da sé, ed in parte è vero. Il punto è che in mancanza di una rielaborazione artistica originale e personale del fatto storico, di una visione d'insieme dell'argomento, riletta alla luce delle proprie esperienze intellettuali, il risultato rischia di essere piatto e senza anima. Senza chiedere di toccare le vette di un capolavoro come Buongiorno, notte di Marco Bellocchio e neppure di ricercare ad ogni costo un'estetica più ricercata, va detto che il film avrebbe potuto innalzarsi dal livello eccessivamente pedagogico a cui è stato "costretto" se si fosse data più attenzione al senso profondo della storia, ai risvolti devastanti per un'intera generazione e non solo al concatenarsi dei fatti. Manca in sostanza quella fusione armonica tra parti di finzione e reali, con una parentesi romantica, poi, fuori luogo e stonata che, guarda caso, riguarda proprio due personaggi inventati, la reporter locale che lavora sulla strage (Martina Colombari) e il magistrato incaricato delle indagini (Lorenzo Flaherty). Sono poche, per fortuna, le scivolate sull'effetto facile, sulla ricerca dell'emozione ad ogni costo, ma restano delle riserve artistiche che rischiano di inficiare il valore dell'operazione che è quello di non far dimenticare una tragedia del genere, uno di quei misteri italiani di cui sembra di sapere tutto. Tranne la verità.

Conclusione

Sono stati coraggiosi Giorgio Molteni e Daniele Santamaria Maurizio a voler raccontare ciò che per troppo tempo è rimasto nell'ombra; tuttavia per essere temerari fino in fondo avrebbero e creare un prodotto davvero memorabile, avrebbero potuto osare qualcosa in più dal punto di vista stilistico.

Francesca Fiorentino
Redattore
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