Bloodline

2011, Horror

Recensione Bloodline (2011)

La sceneggiatura di questo esordio di Edo Tagliavini mescola con disinvoltura ghost story, slasher e zombie movie, occhieggiando soprattutto a un certo modo di fare horror tipico degli anni '80.

Niente sesso, siamo... zombie, serial killer e fantasmi

Sandra e Marco sono due giornalisti freelance a cui viene dato l'incarico di realizzare il backstage per un film pornografico d'"autore". Sandra inizialmente non vuole accettare il lavoro, poiché, per una beffarda casualità, il luogo dove le riprese si svolgeranno è lo stesso dove, anni prima, sua sorella fu assassinata davanti ai suoi occhi da un folle serial killer che si faceva chiamare "Il chirurgo". Tuttavia, la datrice di lavoro dei due giovani li sottopone a un vero e proprio ricatto, ponendo il servizio come condizione per evitare il licenziamento; Sandra è così costretta, suo malgrado, ad accettare di realizzare il backstage, e decide di cogliere l'occasione per tentare di superare una volta per tutte quel trauma proveniente dal suo passato. Sul set del film, tuttavia, il fantasma della sorellina uccisa non tarderà a farsi vedere, e, cosa ancor peggiore, qualcuno inizierà a decimare la troupe del film usando un modus operandi che ricorda proprio quello del Chirurgo. Ma la cosa ancora più incredibile è che le vittime di questo presunto emulo iniziano misteriosamente a tornare in vita sotto forma di zombi assetati di sangue...

Una scena inquietante del film Dead Lines
Parlare di "rinascita" dell'horror italiano è inappropriato e un po' ridicolo, considerato il ghetto e gli spazi distributivi quasi inesistenti ai quali il genere si ritrova condannato; resta comunque il fatto che, almeno dal punto di vista meramente quantitativo, negli ultimi anni c'è stato un proliferare di lungometraggi a distribuzione piccola o piccolissima che sono comunque riusciti a ritagliarsi un loro spazio e una pur limitata visibilità, e che spesso hanno mostrato più di un motivo di interesse. Se i film di Lorenzo Bianchini, Ivan Zuccon e Gabriele Albanesi si caratterizzano per un'impostazione di genere "seria" e per una certa coerenza anche tematica, un'opera come Bloodline dell'esordiente Edo Tagliavini (ex skateboarder e già autore di corti) si presenta come pellicola più folle e fuori dalle righe, mix di filoni e sottogeneri e omaggio esplicito a un certo modo di fare horror (soprattutto d'oltreoceano) tipico degli anni '80. L'impostazione ironica del film di Tagliavini è evidente fin dall'approdo dei due protagonisti sul set del film, dalla galleria di personaggi grotteschi con cui si trovano a confrontarsi, tra cui spicca il folle regista Klaus Kinky, il cui nome è una divertente storpiatura con un esplicito riferimento al "genere" cinematografico di riferimento. La sceneggiatura, scritta a varie mani e rimaneggiata più volte, come accadeva sovente in passato, mescola ghost story, slasher e zombie movie con una disinvoltura sì all'insegna della libertà creativa, ma anche non priva di una certa confusione e certo non brillante per coerenza.

Francesca Faiella nel film Bloodline (2011)
Il divertimento, nel senso più ampio del termine, non viene comunque lesinato dal piccolo film di Tagliavini, che si rivela comunque, nel suo complesso, un prodotto confezionato con professionalità e non senza un certo "occhio" registico da sottolineare: il lavoro sul montaggio, specie nella prima parte, appare interessante e tutt'altro che banale, evidenziando (in un modo che ricorda un po' il primo Ju-On: Rancore di Takashi Shimizu) ciò che sta ai margini del campo visivo e provoca paura. Il budget ridotto non evita che il film presenti una buona fotografia, che massimizza i benefici dell'uso del digitale, mentre lo stile videoclipparo non disturba, dato il tipo di operazione "anarchica" e all'insegna della contaminazione che il film porta avanti. Certo, si fa un po' fatica a seguire una trama in sé piuttosto esile che mette insieme strizzatine d'occhio a Venerdì 13, La casa, Saw - L'enigmista, gli zombie di George A. Romero e qualche decennio di ghost stories; il crescendo di follia e di gore finale, comunque divertente e caratterizzato da una regia vivace e funzionale, lascia un po' spiazzati anche se con l'inevitabile sorriso sulla bocca.

Francesco Malcom in una terrificante scena di Bloodline
Va detto in ogni caso che la condizione primaria per apprezzare un prodotto del genere è quella di lasciarsi andare al puro divertimento, e di non stare a badare alle incongruenze di una trama che comunque, con qualche piccola limata in più, avrebbe potuto funzionare ancora meglio. Le partecipazioni di Sergio Stivaletti al trucco e di Claudio Simonetti come autore della colonna sonora (le cui composizioni elettriche si rivelano molto efficaci, specie nelle sequenze in cui è in azione il killer) rappresentano il giusto valore aggiunto per questo Bloodline, oltre all'ovvio prestigio di poter annoverare due nomi storici dell'horror italiano. Stupisce semmai, in un film ambientato sul set di una pellicola porno, con personaggi che sono pornodivi, produttori e registi del genere, e addirittura con un attore realmente proveniente da quel mondo (il simpatico Francesco Malcom) la totale assenza di qualsiasi accenno erotico nel film: ci si aspetta una pellicola exploitation all'insegna del "sex & gore", e invece la prima parte di questo mix viene del tutto tagliata fuori. Forse un modo per aggirare la censura (specie quella d'oltreoceano, dove il film ha una distribuzione sulla TV via cavo e home video), forse uno sberleffo da parte del regista alle aspettative di un certo tipo di pubblico: o forse, più probabilmente, entrambe le cose.

Recensione Bloodline (2011)
Marco Minniti
Redattore
3.0 3.0
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