Piper e le insicurezze da superare

Tenerezza, profondità e sorprendente livello tecnico nel nuovo corto Pixar arrivato in sala insieme al ritorno di Nemo e Dory.

Piper e le insicurezze da superare
Piper

2016 – Animazione

Pixar fa corti da sempre, da prima che iniziasse a fare film. Di fatto il suo stesso logo viene da uno dei primi esperimenti di Lasseter e soci nel campo della CGI, quel Luxo Junior che nel 1986 è valso allo studio un Oscar come miglior cortometraggio animato.
Il corto è territorio abituale per chi fa animazione, un mondo i cui tempi produttivi sono lunghissimi, perché consente di farsi conoscere quando si è ancora agli inizi, affinando allo stesso tempo tecniche e processi produttivi, ma che ha una sua grande importanza quando si ha uno status affermato e consolidato come la Pixar, perché permette di dar spazio alle idee di giovani talenti e soprattutto sperimentare nuove tecnologie che potranno dare il loro contributo in successivi lavori di più ampio respiro.

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Piper: una tenera immagine del corto Pixar

Lo hanno fatto con successo alcuni dei piccoli gioielli di casa Pixar che hanno accompagnato le uscite in sala degli ultimi anni, da Quando il giorno incontra la notte a La Luna, The Blue Umbrella o Lava, piccoli film che hanno saputo sfruttare idee originali, tecniche innovative e una messa in scena fuori dal comune, completando un catalogo di corti Pixar che diventa sempre più ricco ed eterogeneo. Un catalogo al quale Piper si aggiunge con una prepotenza che va in contrasto con la delicata dolcezza del suo protagonista, un adorabile uccellino di cui tutti ci stiamo innamorando.

I primi passi di Piper

Piper: un momento del nuovo corto animato della Pixar

Si tratta del piccolo di beccaccino che dà il nome al corto, Piper da sandpiper, appena nato e libero dal guscio del suo uovo, che vediamo alle prese con le prime emozioni della vita. Inizialmente affascinato dalle meraviglie che lo circondano su una spiaggia del nord della California, passa dalle incontrollate corse a perdifiato sulla sabbia al trauma del primo drammatico incontro con le onde del mare, mentre la madre lo incoraggia e guida nel procacciarsi da solo il cibo di cui ha bisogno. Bagnato e con le piume zuppe d'acqua, Piper cerca rifugio nel suo nido e solo poco per volta, e un po' per caso, riesce ad affrontare le prime difficoltà della sua breve vita, sviluppando quel coraggio necessario a crescere.

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Affrontare la paura

Piper: un momento del corto targato Pixar

In Pixar da quindici anni ed arrivato ad essere supervisore all'animazione già con WALL·E, il regista Alan Barillaro non ha dimenticato quell'esperienza, quella prima parte senza dialoghi ed il suo approccio fotorealistico: lo si vede infatti sin dalle prime inquadrature del suo corto, che lasciano il dubbio di trovarsi al cospetto di immagini riprese dal vivo e non a semplici ricostruzioni in computer graphic, tale è il livello tecnico raggiunto dallo studio, qui alle prese con le principali difficoltà con le quali chi lavora con la CGI sa di doversi scontrare: acqua, sabbia e piume. Ma così come il piccolo Piper si ritrova costretto ad affrontare le difficoltà, il suo autore Alan Barillaro non si è tirato indietro nel portare a termine una difficile produzione durata tre anni che di questi tre elementi fa uso abbondante.

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Tra realtà e animazione

Piper: un momento del corto Pixar

La resa è impressionante: tutta l'ambientazione californiana (che conserva una continuità con Alla ricerca di Dory, a cui il corto è abbinato in sala) è realistica è avvolgente, con menzione speciale per la sabbia sulla quale si muovono Piper e gli altri uccelli, autentica sia in versione asciutta che bagnata. Ma è soprattutto la costruzione dei personaggi a stupire. Merito del piumaggio di Piper, ottenuto grazie ad una nuova tecnologia capace di gestire da 4 a 7 milioni di fibre, ma anche con la geniale creatività degli animatori Pixar, che hanno barato intervenendo direttamente sul corpo sotto le piume per dare il giusto corpo alle piume soffici e gonfie rispetto a quelle bagnate. Un aspetto fondamentale dell'animazione del personaggio e della riuscita del corto, perché animare Piper in ogni aspetto dei suoi primi momenti di vita significava, necessariamente, animare le sue piume.

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In spiaggia con Piper

Piper: una bella immagine del corto Pixar

Una volontà di controllo che ha coinvolto ogni aspetto dell'animazione non solo dei personaggi, ma anche dei fondali, tanto da intervenire fotogramma per fotogramma anche sui tempi e la forma delle onde in arrivo, rendendole veri e propri personaggi della storia del piccolo uccello. La conseguenza negativa di ciò è la sensazione di minore realismo che lasciano proprio le onde, per scelta e non per limiti tecnici quindi. Ma è un piccolo prezzo da pagare per una storia che funziona in ogni aspetto, facendoci vivere le emozioni del suo piccolo protagonista piumato, portandoci in riva al mare per colpirci con le sue paure ed esaltarci con la sua irrefrenabile gioia, e che prosegue la tradizione dei cortometraggi Pixar che anno dopo anno conferma il suo valore.

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Antonio Cuomo
Redattore
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