Pelé: l'emozionante biopic dedicato ad un mito del '900

Non è mai facile riuscire a fare un buon film calcistico, eppure il biopic Pel, diretto e scritto dai fratelli Zimbalist, riesce a emozionare, scaldare e divertire. Naturalmente a suon di gol e Ginga brasiliana.

Pelé: l'emozionante biopic dedicato ad un mito...
Pelé

2016 – Drammatico
3.8 3.8

Edson Arantes do Nascimento, in arte Pelé, ha vinto, in carriera, tre Mondiali di Calcio, due Cope Libertadores, altre due Coppe Intercontinentali e, nel 2013, ha ricevuto il Pallone d'Oro FIFA Onorario, divenendo l'unico calciatore al mondo ad avere tale riconoscimento in bacheca. Senza dimenticare che in 1363 partite giocate (una più, una meno) ha segnato la cifra spaventosa di 1281 reti, stabilendo un record tutt'ora imbattuto e molto probabilmente imbattibile. Direte voi: però, negli anni '60, il calcio era diverso, prova adesso a fare 1000 gol.

Pelé: Kevin De Paula in una scena del film

Ma tant'è che, al fianco di pochissimi - Maradona, Platini, Best, Cruijff, Zidane, Messi - questo brasiliano dal nome lunghissimo, dal sorriso smagliante e dalla fantasia innata, è riuscito a fare cose astronomiche, sia con la mitica maglietta verdeoro del Brasile che con quella bianconera del Santos. È riuscito a far conoscere uno dei popoli più belli del globo, è riuscito a cambiare il gioco del calcio. Edson Arantes do Nascimento, detto Pelé. E la sua vita, anzi, la sua nascita e i suoi primi gol (rigorosamente senza scarpe), sono oggi diventati (anche) un film, diretto e scritto dai fratelli Jeff e Michael Zimbalist, e intitolato semplicemente, magicamente Pelé.

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Edison (come Thomas Alva), Dico, Bilé, Pilé... Pelé!

Pelé: Leonardo Lima Carvalho in una scena del film

La storia parte con un Edson ''Dico'' Arantes (Leonardo Lima Carvalho e Kevin de Paula) ancora bambino che, tra le favelas di San Paolo, passa le giornate a giocare a calcio con i suoi amici. Come nel mito (e come oggi ancora accade in molte parti del mondo sottosviluppate), Edson non aveva scarpette da calcio né un vero e proprio pallone: arrotolava vecchi stracci e calzini a mo' di sfera, creando dal nulla il motore che l'avrebbe spinto per il resto dei suoi giorni. Passione calcistica ripresa dal papà Dondinho (Seu Jorge), campione stroncato precocemente da un grave infortunio, che lo incoraggia, in un fatidico e drammatico momento, ad accettare un provino con il Santos. Edson, che intanto è stato soprannominato Pelé per aver storpiato il nome di Bilé, portiere della nazionale brasiliana, stupisce tutti, entra in prima squadra, ma ha un solo "difetto": è troppo fantasioso, troppo gioioso, troppo brasiliano. Eppure, ad appena 16 anni, viene convocato dal CT Feola (Vincent D'Onofrio) per il Mondiale in Svezia del '58, dove il suo estro e la sua indole brasiliana porteranno lui e l'intero paese alla gloria.

Spettacolo calcistico (e cinematografico)

Pelé: Kevin De Paula/Pelé portato in trionfo in una scena del film

Al contrario dello spettacolo del basket, del football o del baseball (sì, quelli tipicamente statunitensi), non è mai roba facile trattare lo sport più amato nel mondo sul grande schermo. Sono pochi e rari quei titoli che rendono giustizia cinematografica al calcio, senza scadere nel retorico o nel troppo artificioso. E, a mente, tornano senza dubbio Febbre a 90° con Colin Firth, Il maledetto United di Tom Hooper, il guilty pleasure Fuga per la vittoria (con lo stesso Pelé!), Il mio amico Eric con l'ex stella dello United Eric Cantona e, soprattutto, il miglior titolo di tutti (almeno per chi scrive), ovvero lo ''sconosciuto'' Jimmy Grimble, con Robert Carlyle nei panni di un empatico allenatore. Eppure, anche grazie ad una storia predisposta ad essere raccontata in sala, i registi Jeff e Michael Zimbalist sono riusciti con Pelé a confezionare un biopic concreto, sentito e pure complesso da realizzare, data la mole di comparse da gestire (tutte del posto!) e i problemi logistici che la troupe (americana) del film ha riscontrato in Brasile.

Pelé: Kevin De Paula in un momento del film

Ma, se il sacrificio paga, è vero che Pelé - voluto dal calciatore in persona, che compare come produttore esecutivo - diventa così una pellicola che racconta il mito e la leggenda del Pelé calciatore, del Pelé bambino e del Pelé icona del '900, concentrandosi sulla sua infanzia, sul rapporto con i genitori e sull'amore incondizionato verso quel pallone che rotola. Si parla anche di Brasile e di cultura sudamericana, sia calcistica che antropologica, lontana anni-luce da quella europea. In questo modo, nonostante alcune sequenze e snodi soffrano di un'eccessiva enfasi, Pelé riesce pure a tratteggiare una bozza di pensiero verdeoro, capace di influenzare addirittura la ben più fredda Europa. Perché, senza la Ginga di Pelé e i suoi infiniti gol, oggi il calcio sarebbe molto più noioso.

Damiano Panattoni
Redattore
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