Ore 15:17 - Attacco al treno, i veri protagonisti di Eastwood: “Tutti siamo capaci di fare cose straordinarie”

Intervista a Spencer Stone, Anthony Sadler e Alek Skarlatos, i ragazzi che, nel 2015, sventarono l'attacco terrorista sul treno Thalys numero 9364 per Parigi: Clint Eastwood li ha voluti nel ruolo di se stessi nel suo nuovo film, Ore 15:17 - Attacco al treno, nelle sale italiane dall'8 febbraio.

Ore 15:17 - Attacco al treno, Spencer Stone, Anthony Sadler e Clint Eastwood sul set del film
Ore 15:17 - Attacco al treno, Spencer Stone, Anthony Sadler e Clint Eastwood sul set del film

21 agosto 2015: il treno Thalys numero 9364, partito da Amsterdam e diretto a Parigi, viaggiava con 554 passeggeri a bordo quando, all'altezza di Oignies, il ventiseienne marocchino Ayoub El Khazzani, armato di fucile AKM, centinaia di munizioni, pistola e coltello, cominciò a sparare sulla folla. Dopo aver ferito Mark Moogalian, l'uomo è stato disarmato, a mani nude, da tre ragazzi americani, Spencer Stone, Anthony Sadler e Alek Skarlatos.

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Dopo aver raccontato l'eroismo in American Sniper e Sully, Clint Eastwood ha deciso di spingersi ancora oltre con la sua ultima opera, Ore 15:17 - Attacco al treno, nelle sale italiane dall'8 febbraio: nell'adattare per il grande schermo l'autobiografia The 15:17 to Paris: The True Story of a Terrorist, a Train, and Three American Heroes, scritta dai tre ragazzi insieme a Jeffrey E. Stern, il regista ha pensato che la scelta migliore fosse far interpretare i protagonisti da loro stessi.

Ore 15:17 - Attacco al treno, Spencer Stone e Anthony Sadler in un momento del film
Ore 15:17 - Attacco al treno, Spencer Stone e Anthony Sadler in un momento del film

Una mossa rischiosa, ma perfettamente in linea con l'idea che Eastwood sta perseguendo nei suoi film, ovvero dimostrare che la capacità di fare la scelta giusta, anche a costo di mettere in pericolo la propria vita, non è qualcosa da supereroi, ma che si può trovare in qualsiasi persona. Il "fattore umano" è al centro di Ore 15:17 - Attacco al treno e di quest'ultima fase del regista di San Francisco.

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Il fattore umano

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D'accordo i tre protagonisti, che abbiamo incontrato a Parigi, in occasione del junket europeo del film: "Credo che ogni persona, non importa chi tu sia o in che circostanza ti trovi, abbia un potenziale inespresso" ci ha detto Stone, proseguendo: "Non ci siamo montati la testa, ma il fatto che Clint Eastwood ci abbia dato la possibilità di recitare è qualcosa che non avevamo mai immaginato possibile. Guardando il film abbiamo pensato: wow, abbiamo fatto un buon lavoro! È un piccolo esempio: se qualcuno crede in te, ti dà un'occasione e ti sostiene mentre ci provi, una persona può dare molto, anche cose che non pensava di avere".

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Il film mostra luci e ombre dei tre ragazzi, facendo intuire come ogni scelta, giusta e sbagliata, li abbia portati a essere pronti ad agire quando la situazione lo ha richiesto: "Credo che il film faccia bene a mostrare sia i nostri successi che i fallimenti: è la vita" ha detto Sadler, proseguendo: "Spesso i film, soprattutto quelli su storie che ispirano, tendono a mostrare vite sempre positive. Eastwood voleva che fosse un film vero, quindi ha mostrato i nostri pregi e difetti, in modo che il pubblico si potesse identificare. Situazioni folli possono tirare fuori capacità che le persone pensano di non avere: essere su un treno con un uomo armato e reagire, non pensavamo di poter fare una cosa del genere. Questo si può applicare a qualsiasi fatto, grande o piccolo, della vita: il film trasmette il messaggio di come tutti siamo capaci di fare cose straordinarie".

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La nostra intervista a Spencer Stone, Anthony Sadler e Alek Skarlatos