Cielo e terra

2004, Drammatico

Mazzieri e il suo film contro tutte le guerre

Il piccolo film 'Cielo e Terra' di Luca Mazzieri, verrà distribuito in dieci copie circa nelle sale.

Pietro Salvatori

Il piccolo film Cielo e Terra di Luca Mazzieri, verrà distribuito in dieci copie circa nelle sale. Di certo aiutato dalla presenza di Gian Marco Tognazzi, Anita Caprioli e Fabrizia Sacchi nel cast. Abbiamo incontrato regista e attori per chiedere ulteriori lumi su quest'operazione.

Da dove proviene la storia che avete raccontato nel film? Luca Mazzieri: La storia è vera, reale, ovviamente riadattata. E' una vicenda che è avvenuta in Olanda. L'ambiente in cui abbiamo deciso di riadattarla, quello della pianura padana, ci sembrava, ed è, molto simile.

Finalmente un film politicamente scorretto, da non far vedere a Violante per intenderci. E' un film diverso. Ci sa spiegare il perché? Luca Mazzieri: La diversità del film penso sia data dall'esigenza di raccontare qualcosa di cui sentivo l'urgenza. In questo sono stato aiutato veramente molto dagli attori, dal rapporto con loro, senza il quale il film non sarebbe potuto crescere.

Ma in che consiste questa urgenza? Luca Mazzieri: Esiste in tutti noi quel che potrei definire una tristezza, un pianto collettivo. Ho pensato che un film del genere, nella sua ampiezza e con il suo respiro corale, potesse essere utile.

Gli intenti sono molto alti, ma qual è la scansione del tempo narrativo? Qual è il significato dei valori che si cercano di trasmettere rispetto a quel che effettivamente si vede?

Anita Caprioli: Il lavoro per tutto il cast è stato veramente duro. I riferimenti temporali, di gestione del tempo che avevamo noi attori non erano quelli di una produzione normale. Il mio personaggio, per esempio, vive in un contesto e con una ritmica tutta sua. Credo che ci siano tutta una serie di passaggi e di connotazioni che non si vedono, ma che aiutano il lavoro dell'attore. Per esempio, per il mio personaggio, è innegabile che la cultura ebraica abbia dei tempi di reazione, di apprendimento e gestione della realtà del tutto diversi dai nostri.

Fabrizia Sacchi: Le quattro settimane che sono servite per dar vita al film sono state usate per creare un tempo condensato, molto teatrale. Abbiamo cercato di lavorare principalmente sulle nostre differenze. Accettare di partecipare a un progetto del genere significa anzitutto schierarsi.

Giammarco Tognazzi: L'ambiente padano, così semplice e raccolto, ha saldato il rapporto tra noi attori, che penso sia il vero punto di forza del film.

Le intenzioni nobili devono però fare i conti con quel che passa sullo schermo, e che rimane una piccola vicenda di guerra. Luca Mazzieri: Il progetto è molto ambizioso. Vuole essere in effetti una condanna di tutte le guerre. Le stesse tracce musicali sono slegate da quelle attinenti al contesto che descrivono. Il gruppo intero che ha realizzato il film è un gruppo di autori, nel senso vero del termine, che non sono stati legati alla mera prestazione.

Deve essere stato molto importante accettarsi in una parte fortemente politica. Gianmarco Tognazzi: Non mi sono mai posto rispetto a questo film in chiave politica, nel modo più assoluto.

Anita Caprioli:Ogni atto di un essere umano racconta qualcosa di sé, ma dal punto di vista prettamente umano, non politico. Il mondo descritto è lontanissimo dal mondo partigiano.

Qual è il tema stilistico delle riprese, che in molti passaggi sembrano riprendere Rossellini e Renoir? Luca Mazzieri: Chi fa cinema sa benissimo che qua e là copia, perché debitore di tante cose viste e lette. Rispetto anche alla ricerca dei carrelli che si incrociano nel teatro in una delle scene del film c'è un tentativo, lì si esplicito, di omaggiare i grandi del passato.

Un ultima cosa. Vorrei tornare alla connotazione politica. A me sembra che questo film prenda una fortissima posizione in questo senso. Gianmarco Tognazzi: Facendo questo film, pensandolo, non si è mai parlato di politica. Mi sembrano solamente coincidenze.

Luca Mazzieri: A questo punto vorrei chiedervi se è un film di destra o di sinistra. Ma a parte questo, secondo me descrive delle umanità, non delle situazioni politiche. La lettera che legge Anita all'inizio del film è una lettera veramente scritta da un partigiano dell'epoca condannato a morte. E vedete come nel film assuma un significato del tutto diverso, diventa un'altra lettra. Non ci sono furbizie di tipo ideologico o politico.

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