Mad Max: Fury Road

2015, Fantascienza

Mad Max: Fury Road vs Revenant: quando gli opposti (forse) si attraggono

Diversi eppure affini, i due film più nominati ai prossimi Premi Oscar rappresentano due idee di cinema opposte, ma con qualche interessante punto di contatto. Ecco a voi un confronto a tutto schermo tra cacciatori e prede, vetture impazzite e orsi ferocissimi, regie agli antipodi e impensabili idee in comune.

Mad Max: Fury Road - Tom Hardy si confronta con Charlize Theron

Per una volta "caccia all'Oscar" e "corsa verso la statuetta" non potranno essere sinonimi. No, quest'anno sarà necessario scegliere e schierarsi con uno o con l'altro modo di dire. La decisione risponde soltanto alle ragioni del nostro cuore cinefilo. E allora non resta che decidere se tuffarsi in un delirio infernale di ruggine, sabbia e ferraglia che è quel turbine di Mad Max: Fury Road, oppure addentrarsi molto più lentamente tra i boschi gelidi nel Nord Dakota, come ci ha da poco mostrato l'avventura estrema di Revenant - Redivivo.

Questo perché le ultime nomination ai prossimi Premi Oscar hanno dato vita (volutamente o meno) ad un'interessante sfida tra due pellicole che il prossimo 28 febbraio si contenderanno i premi più prestigiosi scelti dall'Academy. Due film all'apparenza profondamente diversi e appartenenti a due modi opposti di intendere il cinema come mezzo espressivo e narrativo; due film che, a ben guardare, si distanziano per poi avvicinarsi, connettersi, sfiorarsi sotto molti punti di vista. Un intreccio insperato tra due titoli che sembrano curiosamente definire il regista avversario. Da una parte un "redivivo" George Miller, riemerso dalle sabbie mobili del tempo con una veemenza visiva e una potenza rivoluzionaria incredibile, soprattutto se pensiamo che i suoi ultimi film parlavano di maialini coraggiosi e pinguini ballerini (Babe va in città e Happy Feet).

Revenant - Redivivo: Leonardo DiCaprio interpreta Hugh Class nel film

Dall'altra arriva la conferma di quella calorosa furia messicana di nome Alejandro González Iñárritu, abbattutasi con prepotenza sul cinema contemporaneo a furia di esaltanti piani sequenza e opere spinte, a loro modo folli e controverse. Così tra 12 nomination per la tenace sopravvivenza di Hugh Glass e 10 per la fuga rabbiosa di Mad Max, si apre un duello dove i due sfidanti sembrano agli antipodi, ma in realtà hanno più di qualche connotato in comune. Tra chitarre infuocate e fucili pronti al fuoco, sorvolando strade aride e montagne innevate, mettiamo davanti ad uno specchio questi due grandi rivali della corsa e della caccia all'Oscar, alla ricerca di divergenze nette e somiglianze. Hugh Glass e Max Rockatansky non hanno ancora finito di lottare, manca ancora l'ennesimo e ultimo sforzo. Ma per gente come loro questa sarà solo una passeggiata.

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Differenze

1. Fuoco e ghiaccio

Revenant - Redivivo - il protagonista Leonardo DiCaprio in una scena del film diretto da Iñárritu

"Il mio mondo è fuoco e sangue". Mad Max: Fury Road si apre con questa concisa confessione del suo protagonista, con poche ma emblematiche parole che rappresentano l'intero mondo in cui è calata la sua folle storia. Quello di Miller è un film che ribolle e scotta, bollente come i suoi motori portati oltre il limite, ustionante a causa di un sole perenne e asfissiante, sottolineato da una fotografia fieramente carica di tinte sature. In una netta opposizione tra elementi naturali, Revenant risponde con la pacatezza dell'acqua, il vincolo della neve, quel nemico ostinato che è il ghiaccio. Iñárritu immerge lo sguardo del pubblico in un'atmosfera bluastra e umida, attraverso colori freddi, privi di alterazioni cromatiche. Rosso contro blu, fuoco contro ghiaccio, immagini alterate contro fredde luci naturali. A livello visivo, Mad Max e Revenant sono davvero inconciliabili.

Mad Max: Fury Road,  una scena del film

2. L'ambientazione: sfondo o personaggio?

Mad Max: Fury Road, una scena dell'atteso film d'azione

Causa o conseguenza del punto precedente, anche l'ambientazione contribuisce ad allontanare i nostri apprezzati candidati. La realtà post-apocalittica immaginata da Miller si è riorganizzata attraverso sparute società tribali; là dove regnano povertà e disperazione, mentre si inneggia alla figura dittatoriale e semi-divina di Immortan Joe. Ma al di là di isolati avamposti umani, tutta la porzione di terra percorsa da Fury Road non è che un teatro spoglio fatto di polvere e sabbia. In Mad Max il contesto ambientale è statico, morto, palcoscenico passivo per vetture che lo attraversano e lo utilizzano per i propri scopi. Al contrario, Revenant ci restituisce un paesaggio vivo, con cui bisogna fare i conti.

Revenant - Redivivo:

La natura diventa Natura, personaggio a sé stante, con un'identità e una potenzialità ben messa in scena, capace di ripercuotersi sulla storia con risultati pragmatici. Le foreste del Nord America celano insidie fatte di valanghe, orsi feroci e persino cavalli in cui ripararsi dal tagliente gelo notturno. Se in Mad Max il paesaggio è solo una strada, uno sfondo silenzioso per roboanti avventure umane, in Revenant il contesto è il testo. Racconta, respira, vive.

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3. Sangue e fiati, la frenesia e la quiete

Revenant - Redivivo: Leonardo DiCaprio fissa dei teschi

Storie di sopravvivenza, raccontate con tempi diversi, quasi incarnate da due differenti apparati del corpo umano. Revenant vive di affanni e respiri affaticati; un film composto da polmoni infreddoliti e gole trafitte, un'epopea respiratoria raccontata lentamente, seguendo ogni singolo passo dell'ostinata vicenda di Hugh Glass. "Devi combattere finché non hai un alito di vita" ci ricorda Iñárritu e, in effetti, la sua ultima fatica segue con ostinata pazienza la lotta del suo cacciatore abbattuto, ma mai arreso. Mad Max è, invece, una palpitante tachicardia nella quale il suo protagonista non è che una "sacca di sangue". Donatore universale di caos, Fury Road è un lungo e inarrestabile inseguimento, rappresentato da un montaggio frenetico e racchiuso nel gesto nevrotico di Max che non riesce proprio a togliersi la museruola dalla faccia. Ma oltre al ritmo contrastante, ad allontanare i due pluri-nominati contribuiscono anche due stili divergenti di regia. Iñárritu contempla la natura con lunghi piani sequenza, adottando il punto di vista del suo protagonista, ovvero guardando al mondo dal basso verso l'alto, sfiorando il terreno e ammirando la foresta in tutta la sua magnificenza verticale. Al contrario, Miller propende per un piano dritto, assolutamente orizzontale; lui non ha tempo e va di fretta, raccontando arrembaggi e fughe attraverso un montaggio frenetico, sostenuto da musiche tartassanti. Da una parte passi nella neve e lunghi respiri, dall'altra pneumatici sul terriccio e schizzi di sangue. Ad ognuno il suo modo di stare al mondo.

4. Liberarsi e rinchiudersi

Mad Max: Fury Road - Un primo piano di Charlize Theron

Dalla forma al contenuto, il dualismo non sembra del tutto attenuarsi. Certo, sia Revenant che Mad Max sono due testarde storie di resistenza che affliggono i loro protagonisti, provandoli dal punto di vista fisico e psicologico, ma la morale dei racconti diverge nella meta raggiunta. Mad Max è attraversato da radicati desideri di fuga, basato sulla voglia di districarsi dalla morsa dittatoriale e sessista di un fetido monarca. Miller scrive un manifesto di liberazione femminile prima che umana, una dichiarazione di indipendenza "furiosa" urlata a suon di catene tolte, cinture di castità spezzate e conquiste raggiunte a suon di sacrifici. Fury Road corre lungo un rettilineo, o meglio, un segmento dove dopo la fuga avviene un ritorno, finalmente davvero liberatorio. Dalle parti di Hugh Glass, invece, il percorso sembra più che altro un circolo vizioso dove non si compie alcun riscatto. Anzi, il cacciatore interpretato da Leonardo DiCaprio combatte contro ogni avversità per andare a rinchiudersi nella gabbia della vendetta.

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Revenant - Redivivo: l'attore Leonardo DiCaprio in una nuova foto del film

Laddove Max e Furiosa si liberano, Glass si imprigiona, cadendo nella stessa ferocia con cui il suo aguzzino Fitzgerald si era macchiato. Nonostante i torrenti e i ghiacciai, non c'è purificazione che ripulisca lo spirito infangato di Glass che, anche dopo aver "accettato" il suo destino di cacciatore spietato e aver ucciso l'assassino di suo figlio, si inginocchia nel ricordo di ciò che ha perso, forse conscio di aver smarrito per sempre la sua umanità. Al contrario, la cascata d'acqua finale di Fury Road purifica l'impresa di due individui che, dandosi la mano, hanno saputo domare la realtà e cavalcarla per raggiungere la loro meta.

Affinità

1. Quella belva umana di Tom Hardy

Mad Max: Fury Road - Un primo piano di Tom Hardy menytre impugna la pistola

Certamente il più evidente e banale dei punti di contatto, ma questo non toglie a Tom Hardy il merito di emergere nelle due pellicole (curiosamente aperte dall'attore impegnato ad espellere urgenti bisogni fisoligici) con tutto il suo carisma e la sua possente presenza scenica. In entrambi i film l'attore britannico ha messo in mostra uno sguardo pieno di follia e di malessere, grazie anche ad una stazza massiccia incline ad un atteggiamento irruento e animalesco. Se il suo Max è una preda schizofrenica, mossa dall'impellente bisogno di liberarsi dalla schiavitù, il cacciatore apprezzato in Revenant è un antagonista più compassato a cui è concesso il tempo di pensare alle sue azioni e di rimuginare sulle sue scelte senza alcun pentimento. Cosa che lo rende un personaggio decisamente detestabile. Se è vero che un attore recita soprattutto con gli occhi, Tom Hardy catalizza l'attenzione proprio lì, su quei bulbi spiritati, spesso disturbati e volentieri disturbanti.

Revenant - Redivivo: Tom Hardy in una foto del film

2. Se questo è un uomo

Mad Max: Fury Road, Nicholas Hoult in moto con Riley Keough in una scena del film

Ma il veemente Tom Hardy è solo la punta dell'iceberg, perché in Mad Max e Revenant è proprio l'essere umano (soprattutto maschio) ad essere imbastardito. I due autori hanno rappresentato un'umanità balorda, che comunica soltanto attraverso la violenza, senza mai utilizzare diplomazia, tolleranza o parole. Nei vortici sabbiosi di Mad Max e nei peasaggi incontaminati di Revenant si muovono cacciatori e prede, schegge impazzite o famelici predatori che si nutrono soltanto di possessi. Se le persone sono quello che ottengono, la loro vita si misura soltanto in pellicce e scalpi, benzina e volanti. Emergono così contesti sociali estremi, nei quali l'uomo combatte l'uomo e, nel caso di Glass, l'essere umano si mimetizza tra gli istinti animali e nel confronto tra orsi e gnu, ad essere offese sono soprattutto la bestie. Miller spinge ancora più forte sull'acceleratore e dipinge con mano grottesca dei personaggi mostruosi, deformi, malsani e compiaciuti di esserlo. Almeno fino a quando, in entrambi i film, due giovani (Jim e Nux) cercano una specie di redenzione tutta personale che li salvi dallo squallore morale dei loro simili.

3. A caccia di una storia

Mad Max: Fury Road - Tom Hardy riguarda i giornalieri con George Miller

Di cosa parla Mad Max? Qual è la storia di Revenant? Sono domande a cui sembra facile rispondere, ma alle quali le parole non riusciranno mai a dare completezza. Questo perché in entrambi casi risponderemmo velocemente, svelando così due trame essenziali e assai elementari, ma tralasciando per forza di cose il loro potere visivo (di cui parleremo tra poco). Il motore delle due storie è lo stesso di una qualsiasi battuta di caccia: abbiamo chi rincorre e chi fugge, chi cerca e chi sta per essere raggiunto. La ricerca e la fuga sono dunque le molle narrative di due opere in cui fabula e intreccio (rapidi flashback a parte) quasi coincidono. Un carattere pragmatico e sintetico comune, che ci porta direttamente al punto di contatto successivo.

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4. Cinema in mostra

Revenant - Redivivo: Alejandro Gonzalez Iñárritu sul set insieme all'attore Leonardo DiCaprio

Laddove il racconto è ridotto all'osso, il modo di metterlo in scena diventa decisivo. Così, Mad Max e Revenant si fanno portatori sani di un cinema puramente espositivo, dove la parola è merce rara e l'immagine viene promossa ad assoluta protagonista. Miller e Iñárritu sanciscono un ritorno alle origini del cinema, quasi muto, completamente basato sulla sovrapposizione, graduale oppure rapidissima, di sequenze che bastano a loro stesse. Colori, paesaggi e corpi in movimento bastano per esprimere tutto quello che c'è da dire. Sarà quindi l'Oscar del cinema estremo, capace di imporre il guardare sul sentire. Ed è forse per questo che Revenant si chiude con DiCaprio che guarda in faccia il pubblico e Mad Max dichiara di continuo, e a squarciagola, la sua ossessione: "Ammiratemi!".

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