Dear Frankie

2004, Drammatico

Recensione Dear Frankie (2004)

La scrittura è essenziale ma intelligente, sottile ed eloquente: è vero che è facile emozionarsi per un bambino che soffre, e sogna, e ama, ma è anche vero che Dear Frankie riesce a commuovere nonostante premesse poco plausibili e con un ammirevole rigore.

Lettere al padre

Frankie Morrison ha nove anni e mezzo, vive con la mamma e la nonna, con cui è costretto a traslocare continuamente, ha perso l'udito e non parla; questo non gli impedisce di essere bravo a scuola, soprattutto in geografia. Il suo interesse per la geografia, il mare, la fauna marina deriva dal fatto che sa che suo padre, che non vede da molti anni, gira il mondo su una nave che si chiama Accra, come la capitale del Ghana, e gli manda lettere e francobolli da ogni angolo del mondo.
In realtà, a scrivere quelle lettere è la madre di Frankie, Lizzie, che non vuole privare il bimbo del conforto di una figura paterna e che, attraverso le lettere che Frankie scrive a questo genitore fantasma, crede di sentire la voce del figlio.
Un giorno però Frankie legge sul giornale che la Accra sta per fare scalo a Glasgow, e un compagno di scuola scommette contro di lui che suo padre non verrà a trovarlo. Per non deluderlo, Lizzie decide di pagare un uomo perché, per un giorno, finga di essere Davey Morrison. Lo straniero "ingaggiato" per il ruolo sta davvero per riprendere il mare, ma dopo aver trascorso una giornata con il bambino, vorrebbe rivedere lui e Lizzie...

Dear Frankie, riuscito lungometraggio d'esordio di Shona Auerbach, racconta questo, ma racconta molto di più, attraverso le lettere di Frankie e attraverso i suoi occhi; attraverso piccoli gesti, sospiri e sorrisi; attraverso brumosi paesaggi scozzesi e rari, incisivi dialoghi. La scrittura è essenziale ma intelligente, sottile ed eloquente: è vero che è facile emozionarsi per un bambino che soffre, e sogna, e ama, ma è anche vero che Dear Frankie riesce a commuovere nonostante premesse poco plausibili e con un ammirevole rigore.

In questo fanno la loro parte, naturalmente, le prove attoriali di Emily Mortimer, Gerard Butler e del giovanissimo Jack McElhone. La Mortimer è qui alle prese con un personaggio complesso, che fa scelte discutibili, ma la regista guarda con affetto al suo essere prima di tutto una madre in una situazione difficile, e così lo spettatore percepisce, empatizza, ma non giudica. Il fascinoso Gerry Butler, visto sinora in ruoli seducenti in film decisamente mediocri (Il fantasma dell'opera, Timeline - Ai confini del tempo) indovina un personaggio la cui caratterizzazione è un'increspatura sull'acqua, delicata, diafana, appena percettibile, eppure intensa e penetrante. Bravissimo è anche il piccolo McElhone, che recita con l'espressione del volto o in voice-off: uno sdoppiamento che rende Frankie quasi enigmatico e gli dona una misteriosa e incantevole saggezza infantile.

Recensione Dear Frankie (2004)
Alessia Starace
Redattore
3.0 3.0
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