The Doors

1991, Drammatico

Recensione The Doors (1991)

Le ossessioni di Morrison aumentano parallelamente all'abuso di droghe e acidi, alcool e sesso, e vengono raffigurate con eleganza visionaria in un film lirico e controverso, impregnato dalla musica della band.

Le profezie di Re Lucertola

"If the doors of perception were cleansed everything would appear to man as it is, infinite". Proprio da questi versi del poeta inglese William Blake deriva il nome di uno dei gruppi rock più mitici e controversi che hanno infiammato gli animi dei giovani negli anni '60. Oliver Stone immortala in un'appassionata biografia la vita e la morte del leader della band, il poeta visionario Jim Morrison, fin dalle origini del suo successo: quel primo incidente nel deserto dove Jim vede lo sciamano che la leggenda narra essersi impossessato della sua anima. Il film scorre veloce attraverso l'arrivo in California, l'amicizia tra Morrison ed il tastierista Ray Manzarek, la nascita del gruppo, la lunga relazione con Pamela Courson, gli eccessi, i ripetuti oltraggi al pudore, l'uso smodato di droghe, la fama sempre crescente fino all'abbandono del gruppo e alla morte solitaria a Parigi dove il cantante fu stroncato da una crisi cardiaca fulminante, morte da sempre circondata di un alone di mistero e addirittura rifiutata dai fans più irriducibili di Morrison.

L'ossessione della morte e la pulsione di distruzione che tormentano Re Lucertola aumentano parallelamente all'abuso di droghe e acidi, alcool e sesso, e vengono raffigurate con eleganza visionaria in un film lirico e controverso, impregnato dalla musica della band (parlare della bellezza della colonna sonora in questo caso risulta ovviamente superfluo) e dai versi ispirati del poeta simbolo di un'intera generazione. Oliver Stone, spiegando le ragioni che hanno condotto alla genesi di The Doors, sottolinea come Jim Morrison rappresenti una figura leggendaria della contestazione del sistema: lo stesso regista ascoltava la musica dei Doors durante la propria permanenza in Vietnam, una musica che inneggiava alla libertà, al sesso, all'abbattimento delle barriere della percezione sensoriale ed al sovvertimento di quelle regole che stavano alla base del perbenismo della società americana. Forse l'eccesso di Stone è proprio quello di mostrare con vivo entusiasmo il percorso autodistruttivo di un illustre disadattato, un ribelle alla perenne ricerca di sé stesso, innamorato dell'amore, della vita, ma anche della morte, e contrario a un sistema che vorrebbe rifiutare, ma di cui talvolta finirà per servirsi inconsapevolmente, non appena raggiunte le pericolose vette del successo. Per raccontare tutto questo il regista si serve di uno stile di regia iperbolico e psichedelico, la fotografia accentua le dominanti rosse, arancioni e blu del colore, le angolazioni da cui Morrison viene inquadrato durante le performance on stage ne sottolineano la natura sensuale e dionisiaca, i movimenti ipnotici ricreano l'atmosfera dell'epoca.

Impressionante la metamorfosi di Val Kilmer che diventa Jim Morrison in tutto e per tutto, la somiglianza fisica e la gestualità sensuale fanno quasi pensare ad una vera e propria reincarnazione in quella che è in assoluto la migliore interpretazione dell'attore. Accanto a Kilmer, Meg Ryan da' vita ad un ruolo completamente diverso dal suo solito e Kyle MacLachlan interpreta l'amico fraterno e musicista dei Doors Ray Manzarek. The Doors riesce a trasmettere in maniera efficace le suggestioni, i disagi e le contraddizioni degli anni '60 veicolandole in uno dei suoi rappresentanti più emblematici. I momenti più coinvolgenti del film sono però quelli in cui Stone sceglie di accostarsi, con umanità, alla rappresentazione del mondo interiore di Jim Morrison, abbandonando il rigore della concretezza storica per sfumare nella simbologia e nella leggenda: nelle prime battute, nel dialogo tra Manzarek e Morrison, sulla spiaggia; o, poco più avanti, nella desolata e allucinata danza con la morte, nel deserto, nella festa dello stralunato artista Andy Warhol; e ancora, nei momenti di confidenza di Jim e Pam, sua compagna, e nel delirio ossessivo del cantante, delirio sempre velato da malinconia e contrastato da un conflitto interiore insanabile, e da una esasperata propensione all'autodistruzione.

Recensione The Doors (1991)
Valentina D'Amico
Redattore
4.0 4.0
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