Le donne e il desiderio

2016, Drammatico

Le donne e il desiderio: ritratto al femminile di una Polonia al bivio

Tomasz Wasilewski si sofferma su una parentesi precisa della storia del suo Paese attraverso le vite di quattro donne divise tra aspirazioni, fallimenti, illusioni e amori impossibili. In sala dal 27 aprile grazie a Cinema.

Molto spesso il cinema si è affidato a figure femminili per raccontare un periodo storico o l'evolversi della società di un determinato Paese. Una prospettiva ben precisa, in grado di portare con sé ulteriori stratificazioni di significato in virtù della caleidoscopica natura delle sue protagoniste. È il caso, senza andare troppo a ritroso nel tempo, di pellicole come Mustang, candidato come miglior film straniero agli Oscar del 2016, e del recentissimo Libere, disobbedienti, innamorate - In Between. Due opere nelle quali le storie personali delle giovanissime sorelle tratteggiate da Deniz Gamze Ergüven e delle coinquiline di Tel Aviv fotografano realtà patriarcali ed il loro tentativo di eluderle senza mai dimenticare la dimensione più intima della narrazione.

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United States of Love:Dorota Kolak in una scena del film

Partendo da un ricordo personale anche Tomasz Wasilewski ha scritto e diretto Le donne e il desiderio con l'obiettivo di raccontare uno snodo storico fondamentale per la storia della Polonia attraverso la vita e gli amori di quattro donne diverse per età ed estrazione sociale. Quattro percorsi paralleli che finiscono per intersecarsi, o anche solo sfiorarsi, all'ombra dei palazzoni periferici nei quali vivono ad un anno dalla caduta del muro di Berlino, evento che porta con sé entusiasmo e timori per il futuro.

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Un racconto corale frammentato

Presentato in concorso a Berlino66 dove ha vinto l'Orso d'Argento per la miglior sceneggiatura, Le donne e il desiderio, si apre con una cena nella quale ci vengono presentate tre delle protagoniste le cui storie private saranno svelate nel corso del film. Si tratta di Agata (Julia Kijowska), moglie infelice innamorata di un sacerdote, Iza (Magdalena Cielecka), dirigente scolastica con una relazione clandestina con il padre neo vedovo di un sua alunna, e Marzena (Marta Nieradkiewicz), ex reginetta di bellezza sposata con un uomo residente in Germania da tre anni per lavoro. Manca all'appello Renata (Dorota Kolak), insegnante alla soglia della pensione nella scuola diretta da Iza e dirimpettaia di Marzena per la quale nutre un sentimento inconfessato. Qui il regista inserisce le prime coordinate per permettere allo spettatore di inquadrare sia le personalità delle donne sia gli elementi di novità nelle loro vite post muro di Berlino. Fanta, jeans, dollari fanno ora parte della loro quotidianità insieme ai poster o alla musica di artisti americani, primi simbolici segnali di occidentalizzazione.

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Da questa iniziale immagine corale il film si frammenta in tableaux che ritraggono le singole esistenze delle quattro protagoniste. Tra inquadrature fisse ed una macchina a mano che spesso sembra seguirle, il regista, si concentra singolarmente su ognuna di loro trasformando l'iniziale unione in una narrazione a singhiozzo ricucita da brevi sequenze nelle quali si passano metaforicamente il testimone del racconto. Contraddistinto da un'atmosfera teatrale, specie negli interni, il film indugia sull'insoddisfazione e la tensione verso il cambiamento (sociale e personale) di Agata, Iza, Renata e Marzena, i cui corpi ci vengono (troppo) spesso mostrati nella loro nudità depotenziandone il significato.

La Storia sullo sfondo

Il cambiamento politico che investe la Polonia nel 1990 coincide, come già detto, con il mutamento interiore delle quattro donne pur rimanendo però sempre sullo sfondo. Wasilewski lo introduce attraverso il riferimento ad oggetti o consumi prettamente occidentali, accenni alla Legge Marziale adottata dall'81 all'83 dall'allora Repubblica Popolare di Polonia governata dal Partito Comunista o richiami al movimento di Solidarność. Richiami, allusioni, indizi che fungono da coordinate per lo spettatore che ritrova in un breve giornale radio l'unica attestazione temporale esterna. Escamotage narrativo già utilizzato, ad esempio, in This is England con esiti decisamente più incisivi. Se poi volessimo circoscrivere il paragone esclusivamente ad altri film ambientati in Polonia potremmo citare un capolavoro come Ida di Pawel Pawlikowski e il buon Agnus Dei di Anne Fontaine. Due pellicole capaci di costruire un equilibrio narrativo tra la componente privata delle protagoniste e quella storica riuscendo a stimolare in chi guarda un'empatia sincera che nel film di Wasilewski fatica a sbocciare. Nota di merito per la fotografia di Oleg Mutu che desatura i colori per creare un'appiattimento cromatico in grado di evocare quello delle esistenze delle quattro donne imprigionate in amori o aspirazioni irrealizzabili.

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Manuela Santacatterina
Redattore
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