Profondo Rosso

1975, Horror

Dario Argento: da Profondo Rosso a Opera, dieci scene per dieci film da incubo

Quarant'anni fa "Profondo Rosso" usciva nelle sale, con una serie di sequenze e una colonna sonora indimenticabili. La nostra classifica delle dieci migliori scene da incubo - con qualche curiosità e altro - del re indiscusso dell'horror all'italiana.

Macha Merìl interpreta la sensitiva Ullmann in una scena di Profondo rosso

Una colonna sonora indimenticabile e incalzante, una villa dalla fama sinistra che nasconde un vecchio e terrificante segreto, una sensitiva che avverte la presenza di un assassino in una sala gremita di gente e poco dopo fa una brutta fine. Un appartamento con un lungo corridoio pieno di quadri inquietanti alle pareti e un assassino che torna ad uccidere per il piacere di farlo e per mettere a tacere chi sa troppe cose, tra cui anche una scrittrice che vive in una casa un po' isolata.

Sono passati esattamente quarant'anni dall'uscita di Profondo Rosso nelle sale, e sebbene i dialoghi e i personaggi oggi portino i segni e il fascino del tempo, le suggestioni del film di Dario Argento restano intatte nell'immaginario collettivo tanto da essere un punto di riferimento irraggiungibile per chi prova (o ha provato) a fare cinema di genere in Italia. Con un titolo che è stato adottato dal giornalismo italiano per descrivere in maniera sintetica gravi situazioni finanziarie e una serie di scene indimenticabili che identificano il cinema del regista - le sue ossessioni e il suo immaginario - Profondo rosso resta forse il punto più alto di una carriera che tra alti e bassi resta leggendaria.
Il dibattito sui film di Dario Argento resta sempre molto acceso: per alcuni i suoi film migliori sono quelli dei primi anni Settanta, per altri invece sono stati realizzati buoni film anche negli anni successivi. A prescindere da questo confronto - che non avrà mai fine - alcune scene dei suoi film restano radicate nell'immaginario collettivo. Abbiamo provato a fare una classifica delle migliori e non è stato facilissimo, perché ogni sequenza evoca suggestioni differenti ed è inserita in contesti diversi. Alziamo il telo - anzi, i teli bianchi di Trauma - e sveliamo la nostra top-10 da incubo a partire dal film in decima posizione...

10 - Trauma - Dissolvenza in bianco

Trauma non è certamente tra i capolavori di Argento, ma di questo film restano impresse nella memoria soprattutto le luci e il modo in cui contribuiscono a caratterizzare gli ambienti, sia di notte che di giorno. Asia Argento è al suo primo ruolo da protagonista in un film diretto da suo padre e interpreta una ragazza malata di anoressia, ma la scena più convincente del film è quella che vede protagonista Piper Laurie, che invece interpreta sua madre Adriana. Siamo molto distanti dai primi film del regista, ma con la scena in cui il protagonista, dopo essersi inoltrato in una stanza piena di teli bianchi si trova davanti Adriana, resa folle da un trauma subito in giovinezza, Argento sembra voler omaggiare alcuni classici del brivido (a modo suo), da Psycho a Carrie.

La curiosità: L'abuso di fumo artificiale sul set di Trauma ebbe serie conseguenze sulla salute del regista, che ci mise anni anni a riprendersi del tutto.

L'oggetto di culto: Il bracciale di Asia Argento, che scivola sul suo braccio ossuto, ma anche il curioso "decapitatore elettronico" utilizzato dall'assassino.

9 - Quattro mosche di velluto grigio - Nascosto nel buio

La scena in cui il protagonista, Roberto, viene aggredito in casa sua, di notte, da un uomo mascherato che lo perseguita da giorni e arriva quasi a strangolarlo, ma non lo uccide. Quattro mosche fa parte della cosiddetta Trilogia degli Animali, e dei tre gialli realizzati da Argento agli inizi della carriera è il più cupo e claustrofobico. Più che per le scene, il film resta nella memoria per i personaggi secondari, tra cui il detective gay Gianni Arrosio e per il solitario ed eccentrico Diomede, interpretato da Bud Spencer.

La curiosità: In un'intervista Dario Argento ha definito Quattro mosche "un film samba-brasiliano" - una definizione bizzarra che non si riferisce ai temi o all'ambientazione del film, ma alle sue emozioni del periodo e al senso di felicità e realizzazione personale (Aveva appena divorziato...)

L'oggetto di culto: Il ciondolo con la mosca, che è anche la chiave del mistero al centro del film.

8 - Tenebre - Due donne per l'assassino

Mirella D'Angelo in una scena di Tenebre

Dopo due fiabe nere come Suspiria e Inferno, Argento sterza drasticamente verso il thriller con la storia di uno scrittore che viene perseguitato da un maniaco. Personalmente non amo molto Tenebre - lo trovo un thriller molto "freddo", decisamente meno evocativo e riuscito rispetto ai precedenti lavori.
La scena più discussa e chiacchierata resta sicuramente quella in cui Veronica Lario viene fatta a pezzi con un'accetta - d'altronde un'ex-first lady in un bagno di sangue fa discutere - ma la sequenza in cui il killer uccide due lesbiche - punteggiata da una colonna sonora incalzante - è quella che si caratterizza per i virtuosismi tecnici e per i dettagli, tra cui il primo piano sul rasoio che taglia la maglietta della vittima rivelando il suo sguardo terrorizzato.

La curiosità: Per il ruolo del protagonista, poi andato ad Anthony Franciosa, inizialmente era stato considerato Christopher Walken.

L'oggetto di culto: Il libro di Peter Neal, Tenebrae, dal quale l'assassino prende spunto.

7 - Il gatto a nove code - Donna al volante...

Non c'è sangue, non ci sono guanti di pelle o assassini vestiti di nero per questa scena, ma il brivido non manca. Catherine Spaak è determinata a seminare i poliziotti e si lancia in una vertiginosa corsa in macchina per le strade di Torino mentre il povero James Franciscus, seduto accanto a lei, si mantiene come se stesse facendo un giro sulle montagne russe. E' una scena ironica, ovviamente, e qualche anno dopo Argento tornerà sul tema "donna al volante" con Profondo Rosso e la scassatissima auto della bella protagonista.

La curiosità: Il cognome dell'enigmista, Arnò, è lo stesso di un personaggio incontrato da Argento durante le riprese de L'uccello dalle piume di cristallo: "Un personaggio un po' insolito, un chiaroveggente che era riuscito a prevedere una serie di cose con un'esattezza spaventosa."

L'oggetto di culto: Il gatto a nove code è il giallo più "sobrio" di Argento, quindi nulla da segnalare se non l'abito della Spaak, con la pratica zip per catturare l'attenzione di un uomo in pochi secondi. In fondo può essere considerato un'arma, no?

6 - L'uccello dalle piume di cristallo - L'omicidio è un'arte

Nonostante alcune ingenuità, il primo film di Argento resta uno dei suoi lavori più avvincenti: un classico "giallo all'italiana" che ruota attorno alle indagini sul tentato omicidio di una donna da parte di una figura vestita di scuro, in una galleria d'arte. La scena più bella del film è proprio quella che dà il via alla disavventura di Sam Dalmas, un americano che si trova in Italia e corre in aiuto di una donna vestita di bianco, aggredita da uno sconosciuto. Quando Sam resta intrappolato tra le porte automatiche della galleria, impossibilitato a chiedere aiuto, sarà solo l'inizio di un lungo incubo. Con il suo primo lavoro Argento prosegue quello che aveva iniziato Mario Bava qualche anno prima - non a caso il film è stato accostato a La ragazza che sapeva troppo - e punta già su quelli che saranno gli elementi ricorrenti del suo cinema: l'arte, l'assassino che minaccia la vittima dietro una porta, lo "straniero" che si ritrova coinvolto in un'indagine ad alto rischio, e così via.

La curiosità: A proposito di minacce, Argento ha raccontato che dopo le riprese del film, per qualche motivo non meglio specificato, Tony Musante si presentò a casa sua furibondo, ma il regista - che era insieme a sua moglie - non lo fece entrare.

L'oggetto di culto: il quadro naif che svela l'enigma al centro del film.

5 - Opera - Tieni gli occhi aperti

Opera è un thriller isterico e convulso, caratterizzato da una sceneggiatura non sempre lineare, ma l'ambientazione teatrale, con la maledizione del Macbeth che incombe sulla protagonista, una giovane cantante d'opera, contribuiscono a rendere più affascinante la componente visiva, come al solito. La scena migliore - che è anche una di quelle che per diversi motivi è entrata nell'immaginario collettivo - è quella in cui Betty viene aggredita in sartoria insieme alla costumista, che ha appena scoperto una prova importante rimasta impigliata nel costume di scena. L'immagine della ragazza chiusa in una vetrina, come un manichino, sotto una luce livida, legata e imbavagliata, ma soprattutto costretta a tenere gli occhi aperti su quello che sta succedendo - grazie ad uno stratagemma terrificante, è forse una delle più famose dell'horror anni Ottanta.

Primo piano di Cristina Marsillach in una scena del film Opera (1987)

La curiosità: Inizialmente per il ruolo della protagonista era stata scelta Giuliana De Sio, ma in seguito Argento le preferì la più giovane Cristina Marsillach. E la De Sio non la prese benissimo...

L'oggetto di culto: Il serial killer di Opera è un tipo molto organizzato: se l'assassino di Profondo Rosso si portava dietro un registratore, questo addirittura ha con sé due nastri adesivi sui quali ha disposto una fila di spilli, pronti da applicare sotto gli occhi della protagonista.

4 - Phenomena - Sleep Walking

Di Phenomena restano nella memoria lo scenario - una zona della Svizzera con i suoi prati verdi accarezzati da un vento che si dice faccia impazzire la gente - l'idea della giovane protagonista che è in grado di comunicare con gli insetti, e l'interpretazione del grande Donald Pleasence, qui nei panni di un entomologo che aiuta una giovanissima Jennifer Connelly a mettersi sulle tracce di un serial killer necrofilo. A tratti ricorda Suspiria (e non solo perché è ambientato in un collegio) e anche in questo caso, la logica passa in secondo piano rispetto alle visioni da incubo.
La scena più elettrizzante è sicuramente quella in cui la protagonista, che soffre di sonnambulismo, si ritrova a camminare sui cornicioni di un'area in disuso del collegio e suo malgrado si ritrova faccia a faccia con l'assassino, anche se lei non ricorda quasi nulla. Per la colonna sonora di questa sequenza Argento punta sugli Iron Maiden, e la loro The Flash of the Blade è perfetta sulle immagini della vittima che cerca riparo in una stanza buia e cerca di fare luce accendendo una candela, prima di essere uccisa.

Jennifer Connelly in Phenomena (1985)

La curiosità: La scena in cui uno spaventoso, enorme sciame di mosche si posa sulla facciata del collegio fu realizzata sovrapponendo alle riprese dell'edificio quelle di un po' di polvere di caffè che fluttuava in un liquido oleoso. I granellini del caffè danno l'impressione di essere un nugolo di insetti neri.

L'oggetto di culto: Ne abbiamo due: il coltello adattabile a lancia dell'assassino e la scatola di vetro che contiene una mosca sarcofaga. Un "regalo" dell'entomologo alla protagonista, che la utilizzerà come "localizzatore" per rintracciare l'assassino.

3 - Inferno - "La seconda chiave è nei sotterranei"

Inferno - Irene Miracle in una scena

I sotterranei di New York fanno da scenario alla scena più suggestiva di Inferno - sequel ideale di Suspiria e secondo capitolo della cosiddetta Trilogia delle Tre Madri - nella quale Rose Elliott perde un mazzo di chiavi ed è costretta a calarsi in una sala sommersa dall'acqua per recuperarlo. Non è esattamente una sequenza dalla logica ferrea, ma l'immagine di questa giovane donna che fluttua sospesa in quella che era stata una grande sala dall'arredo sontuoso - con un grande dipinto sul quale campeggia la scritta Mater Tenebrarum - ha un fascino onirico e un impatto visivo che raramente abbiamo ritrovato nei film successivi. La tensione è sospesa fino a quando non si spalanca una porta, dalla quale esce un cadavere.

La curiosità: Daria Nicolodi avrebbe voluto fortemente il ruolo della protagonista in Suspiria - per il quale tra l'altro aveva anche collaborato alla stesura del soggetto - ma per varie ragioni fu affidato a Jessica Harper. La ritroviamo in Inferno, nel ruolo di un'affascinante aristocratica dalla salute cagionevole.

L'oggetto di culto: Il libro sulle Tre Madri e il portachiavi a forma di serpente corallo.

2 - Suspiria - Occhi nel buio

Una fanciulla dai capelli biondi ha chiesto ospitalità ad una sua amica, dopo essere fuggita dall'accademia di danza nella quale studiava. Fuori piove a dirotto, il vento ulula, e la ragazza - ancora sconvolta e tremante - si avvicina alla finestra della stanza perché le sembra di aver visto qualcosa nell'oscurità. Quando accosta una lampada al vetro per assicurarsi che fuori non ci sia nessuno, due occhi si spalancano nel buio... Non è stato per niente facile - almeno per chi scrive, che da sempre ha una vera e propria fascinazione per Suspiria - scegliere una sola scena per questa classifica. Sulle prime ero certo che la scena più suggestiva fosse quella in cui la protagonista subisce un maleficio "abbagliante" da parte di una delle inservienti delle streghe, intenta a lucidare un oggetto d'argento, poi alla fine ho scelto quella che viene considerata la sequenza più rappresentativa del film, il cui magnetismo è determinato anche dai colori - sui quali fu effettuato un lavoro straordinario - e delle scenografie.

Eva Axén in una terrificante sequenza del film Suspiria ( 1977 )

La curiosità: Per la colonna sonora del film - firmata dai Goblin - sono stati utilizzati anche "strumenti" poco convenzionali, tra cui anche tappi di bottiglia.

L'oggetto di culto: Lo stiletto di vetro che la protagonista afferra per colpire la centenaria strega che la aspetta in una stanza segreta dell'accademia.

1 - Profondo Rosso - Volti allo specchio

Il protagonista fa ritorno nell'appartamento della prima vittima, la sensitiva Helga Ulmann, e si aggira per i corridoi sperando di riuscire finalmente a mettere a fuoco un particolare che deve essergli sfuggito la prima volta che è entrato. Osserva con attenzione i quadri appesi alle pareti, una serie di inquietanti composizioni di volti spettrali, poi si avvicina ad uno specchio che riflette uno dei dipinti. Batte le mani sulla cornice, come a voler evocare qualcosa e osserva il suo riflesso al centro di quella composizione. La sequenza che anticipa il finale di Profondo Rosso è quella che ancora oggi, dopo quarant'anni, è rimasta nella memoria degli spettatori insieme alla leggendaria colonna sonora dei Goblin, le scene ambientate nella "Villa del bambino urlante", tra finestre pericolanti e mura che nascondono segreti. Daria Nicolodi è una scream queen ironica e bellissima e David Hemmings ne subisce il fascino di donna imprevedibile e fuori di testa.

Profondo Rosso - David Hemmings nella scena finale

La curiosità: La scena in cui Daria Nicolodi getta nel cestino della spazzatura la foto di una ragazza fece arrabbiare l'attrice Marilù Tolo, ex-fidanzata di Argento, convinta che si trattasse di una sua fotografia. Argento però ha sempre smentito.

L'oggetto di culto: Il pupazzo meccanico ideato da Carlo Rambaldi, che sbuca dal nulla in una delle scene del film.

Dario Argento: da Profondo Rosso a Opera, dieci...
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