Tempo instabile con probabili schiarite: l'Italia sospesa tra furbizia e onestà

Il secondo film da regista di Marco Pontecorvo inaugura la sesta edizione del Bifest, esplorando con sguardo spensierato le contraddizioni dell'età adulta.

Tempo instabile con probabili schiarite: l'Italia...
Tempo instabile con probabili schiarite

2015 – Commedia
3.0 3.0

Una panoramica dall'alto sulle colline del Centro Italia, accompagnata da una voce fuori campo che si intrufola, curiosa, tra le viuzze di un pesino marchigiano sino ad affondare nella sua terra. Sembra un racconto quasi fiabesco, incantato e sognatore, ma si fa presto a capire che al centro del film c'è qualcos'altro, ovvero il cuore disilluso della penisola, piegato dalla frustrazione quotidiana e oppressa dalla crisi economica. La precarietà di una cooperativa che produce divani, dove le poche speranze fanno rima con le estrazioni del lotto, viene scossa dalla casuale scoperta di un giacimento petrolifero. Una scoperta destabilizzante per tutto il paese ma soprattutto per l'amicizia storica tra l'intraprendente Giacomo e il più leale Ermanno.

Tempo instabile con probabili schiarite: una scena conviviale tratta dal film

Un borgo piccolo piccolo

Dedicato a Francesco Rosi (come l'intero Festival di Bari), Tempo instabile con probabili schiarite cerca di fotografare il meteo interiore dei suoi personaggi, imprevedibile come un cielo pieno di malumori nascosti e dubbi etici. La possibilità di un bene comune (il petrolio) invece di creare unione tra persone in difficoltà, divide e lacera qualsiasi cosa: cittadinanza, amicizie e famiglie. Seppur con tono leggero, Marco Pontecorvo ritrae con una nota d'amarezza l'impossibilità di una coesione tra compaesani e conferma una certa mentalità (tutta italiana) votata all'invidia e alla cattiveria di fronte a possibili fortune altrui.

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Tempo instabile con probabili schiarite: Carolina Crescentini nel ruolo di Paola la contabile in una scena

In un paese così incattivito, ben allenato a lamentarsi per partito preso senza cercare soluzioni concrete alla propria insoddisfazione, l'unica via possibile per emergere dalla depressione è affidarsi al proprio egoismo e scorciatoie necessarie per non rimanere imbrigliati in una scoraggiante burocrazia. I conflitti messi in scena nascono quindi dal disperato desiderio di rivalsa nei confronti di una vita avara di soddisfazioni e piena di oneri al quale si contrappone la ferrea volontà di rimanere fedeli a se stessi, alle proprie aspirazioni semplici, prive di chissà quali arditi desideri.

Confronto generazionale

Tempo instabile con probabili schiarite: John Turturro con Carolina Crescentini in una scena

L'opera seconda di Pontecorvo, in concorso nella sezione Panorama Internazionale della manifestazione barese, è un film sull'amicizia e sui compromessi a cui l'età adulta costringe per ottenere l'accettazione altrui, interamente sorretta dalla buona alchimia tra Luca Zingaretti e Pasquale Petrolo (il "Belushi" di Lillo e Greg) Una commedia corale italiana (sulla falsa riga di Si può fare) che appare spesso canonica per temi e situazioni, salvo poi permettersi brevi escursioni in altri, inaspettati territori. Se da una parte persiste una questa costante critica sociale all'Italia delle magagne politiche e degli interessi nel proprio recinto, dall'altra si schiude una forza immaginativa potente, rappresentata da un'adolescenza rabbiosa ma costruttiva, capace di creare la propria fortuna con passione e dedizione, senza aspettare che cada dal cielo. L'adozione di questo punto vista giovanile avviene attraverso intere sequenze animate in pieno stile manga giapponese (in maniera vagamente simile a quanto fatto da Quentin Tarantino in Kill Bill: Volume 1), un anime appassionato dove il confronto-scontro generazionale tra padri e figli si fa esplicito e, forse, sin troppo didascalico.

Tra sole e nuvole

In linea con il suo titolo, Tempo instabile con probabili schiarite alterna momenti di sincera empatia con i propri personaggi, alle prese con delusioni e aspettative, ad altre parentesi troppo rigide e stereotipate (la metafora sportiva, i politicanti di paese, le multinazionali prepotenti) soprattutto nei ruoli affidati a Carolina Crescentini e ad un sempre autoironico John Turturro che risultano davvero troppo sacrificati. Di certo rimane un buon punto di partenza per provare a raccontare le incertezze contemporanee affidandosi ad una duplice sguardo: quello imbastardito della maturità che non crede più in qualcosa e quello sempre curioso dei giovani che vuole andare oltre il proprio pezzo di terra. Come il cinema insegna spesso a fare.

Giuseppe Grossi
Redattore
2.5 2.5
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