Demolition: la decostruzione emotiva di Jake Gyllenhaal

Un intenso Jake Gyllenhaal anima il tormentato Daniel, protagonista di Demolition, che cerca di elaborare un lutto improvviso facendo i conti con un'emotività zoppicante. Jean-Marc Vallée prova a raggiungere di nuovo i livelli di Dallas Buyers Club, ma fallisce nell'intento.

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Demolition: Jake Gyllenhaal nella prima immagine del film con un trapano in mano

David Mitchell (Jake Gyllenhaal) ha tutto dalla vita: una moglie che lo ama, un ottimo posto di lavoro nell'azienda del suocero come dirigente, una casa da catalogo patinato piena di oggetti di lusso. Tutto funziona in precario equilibrio, finché un incidente stradale non lo spazza via assieme alla moglie Julia (Heather Lind).

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Il padre e la madre la piangono così come dovrebbe fare lui, ma David non sembra essere in grado di trasmettere il suo dolore, e si chiude in un'apatia emozionale senza alcuna causa apparente. Prova a cercarla iniziando a smontare oggetti pezzo dopo pezzo, a partire da un frigorifero che gocciola acqua fino a computer, macchine del caffè, orologi.

Demolition: Naomi Watts in un momento del film

Daniel cerca ciò che dentro di sé non trova, ovvero un meccanismo primario, un punto zero, la chiave di volta di un funzionamento inceppato che non riesce a scattare e che quindi reagisce per eccesso, passando dalla decostruzione alla demolizione. Daniel cerca se stesso negli oggetti, che Jean-Marc Vallée carica di significato regalando all'inanimato il potere di animare il suo protagonista: da una misera monetina da un quarto di dollaro fino a delle lettere scritte a mano in cui il personaggio di Jake Gyllenhaal riversa la sua vita e i suoi pensieri più profondi. Attraverso gli oggetti, Daniel riesce a ricostruirsi lentamente e ad elaborare il lutto: le lettere gli permettono di entrare in contatto con Karen Moreno (Naomi Watts), che da sconosciuta operatrice di un servizio clienti diventa parte integrante della sua rinascita, assieme al figlio quindicenne con cui comunica per mezzo di demolizioni casalinghe e corporali. Attraverso un oggetto riesce infine a ritrovare l'uscita del labirinto, dando quindi un senso alla sua ricerca.

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Animare l'inanimato

Demolition: Jake Gyllenhaal e Judah Lewis in un momento del film

Dopo Wild e Dallas Buyers Club, Jean-Marc Vallée torna di nuovo alla sua ricerca di umanità con Demolition, che stavolta sposta il focus e lascia da parte il corpo per favorire il mezzo: se in Dallas Buyers Club aveva affidato il suo messaggio alla fisicità degli attori modificata, maltrattata ed esaltata pur nella sua debolezza, stavolta il suo personaggio diventa soltanto un raccoglitore di emozioni veicolate attraverso tutto ciò che gli gira intorno. Con la moglie non c'è (e non c'era) rapporto, con i suoceri non c'è dialogo, perfino con Karen passa molto tempo prima che la sua espressione non passi più per la carta: tutto ciò che gira umanamente intorno a Daniel è fuori fuoco e viene liquidato con poche battute, mentre la sua attenzione e il suo tempo destrutturano l'inanimato riuscendo a fargli accettare ed elaborare il lutto.

Demolition: Jake Gyllenhaal e Judah Lewis in una scena del film

La credibilità del tutto viene portata avanti da un intenso e perfettamente in parte Jake Gyllenhaal, che una volta ancora raccoglie i dettagli del suo personaggio e li fa suoi, esprimendoli in sterili silenzi e violenta fisicità. Gyllenhaal si conferma uno degli attori più interessanti della sua generazione, grazie anche all'accompagnamento di Naomi Watts, che al contrario gioca di fragilità fisica ed emotiva fin dal primo momento in cui entra in scena, solo attraverso la sua voce (di nuovo, per mezzo di un oggetto).

Un ingranaggio inceppato

Demolition: Chris Cooper in una scena del film

L'elaborazione del lutto, soprattutto nell'ambito familiare, è uno dei temi più cari dei cineasti moderni, quello che più facilmente può mettere in luce nuove esplorabili reazioni della mente umana: Jean-Marc Vallée sceglie la sua, ma non riesce a renderla particolare come dovrebbe a causa di una sceneggiatura spesso ripetitiva ed eccessivamente didascalica in ogni punto di raccordo: così come il protagonista non fa altro che smontare elemento dopo elemento, pezzo dopo pezzo, il regista ripete il suo meccanismo fino a farlo perdere di valore, distaccando lo spettatore che si trova ingabbiato in un discorso ormai già sentito.

Demolition: Jake Gyllenhaal in una scena del film

Daniel non sa come maneggiare se stesso, e per questo trova nella distruzione di ogni cosa l'unica via d'uscita, ma il meccanismo spesso sfugge a Jean-Marc Vallée, incastrato in un racconto troppo didascalico che non favorisce il fluire del film. Un peccato, soprattutto in considerazione di atmosfere ed interpretazioni interessanti, che in ogni caso rendono la pellicola tutt'altro che pessima sebbene certo priva dell'intensità delle sue precedenti.

Serena Catalano
Redattore
3.0 3.0
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