Child 44 - Il bambino n. 44

2015, Drammatico

Child 44: un paradiso tinto di rosso

Il regista Daniel Espinosa esordisce a Hollywood con un thriller ambientato nella Russia staliniana, che mostra qualche analogia con i prodotti scandinavi di genere visti negli ultimi anni.

Child 44 - Il bambino n. 44

2015 – Drammatico
2.9 2.9

Che Daniel Espinosa, regista di questo Child 44 - Il bambino n. 44, sia svedese (a dispetto del cognome e delle origini cilene) è un fatto che risulta abbastanza evidente nell'estetica del film; ciò, malgrado l'impostazione e il taglio hollywoodiano dati alla storia. L'atmosfera della seconda parte del film di Espinosa, quasi integralmente ambientata nel tetro villaggio di Vosk, ha qualche debito con i thriller nordici che a cavallo degli ultimi due decenni abbiamo potuto vedere (anche) nelle nostre sale (pensiamo alla saga dei vari Uomini che odiano le donne, ma non solo); nonché con gli analoghi prodotti da piccolo schermo ambientati nelle stesse latitudini. Latitudini non solo climaticamente affini a quelle dell'URSS staliniana che fa da teatro a questo nuovo thriller; che si immerge, specie nella sua seconda metà, in un'atmosfera di degrado e di lucida follia che viene affiancata, e spesso sovrapposta, a quella di un intero paese colto in un preciso periodo storico.

Child 44: Tom Hardy e Noomi Rapace in viaggio

Periodo che anticipa di circa un trentennio quello degli eventi che ispirarono il romanzo di Tom Rob Smith, da cui il film è tratto: quest'ultimo prende infatti spunto dai crimini di Andrej Romanovič Čikatilo, il "mostro di Rostov", serial killer russo che fu accusato di 53 omicidi di donne e bambini tra il 1978 e il 1990. Crimini, quelli di Rostov, di cui il film mostra la censura e il tentativo di cancellazione da parte delle autorità sovietiche: perché, secondo lo stesso slogan del film, "non ci sono crimini in Pardiso", essendo reputato l'omicidio, dal regime, una degenerazione tipica della società capitalistica.

Estetica e narrazione

Child 44: Tom Hardy guarda con fare minaccioso Gary Oldman

Se il film di Espinosa, prodotto da Ridley Scott e interpretato da un notevole parterre di star (al protagonista Tom Hardy si affiancano tra gli altri Gary Oldman, Noomi Rapace e Vincent Cassel) mostra dunque un'estetica debitrice alla tradizione di cui il regista fa parte, la gestione della narrazione, dei suoi punti di snodo e in special modo dei personaggi, resta comunque tipicamente hollywoodiana. Un'impostazione che risulta chiara specialmente nel modo in cui viene introdotto il personaggio interpretato da Hardy, duro ufficiale sovietico che vediamo subito non privo di umanità, e il suo contrasto col sadico collega col volto di Joel Kinnaman.

Child 44 - Il bambino n. 44, Tom Hardy nei panni di Leo Demidov in una scena del film

Una gestione dei personaggi elementare, che li introduce allo spettatore nel modo più semplice (per non dire semplicistico), rendendoli subito leggibili, ma anche oltremodo prevedibili nei comportamenti. Una scelta di elementarità che coinvolge anche gli altri caratteri principali (a cominciare dalla presunta dissidente Noomi Rapace, fino al militare col volto di Oldman), nel tentativo di costruire una vicenda che sia facilmente decodificabile, e fonte di coinvolgimento immediato, per lo spettatore avvezzo ai semplici intrecci del thriller statunitense. Le latitudini, insomma, così come il periodo storico, sono "altre" e diverse da quelle a cui siamo abituati nei prodotti di genere hollywoodiani; ma le coordinate non possono allontanarsi più di tanto da un canovaccio narrativo noto e collaudato. Con tutti i limiti che ne conseguono.

Tra giallo e... rosso

Child 44 - Il bambino n. 44, Tom Hardy in un'immagine del film

Se il tentativo dello script di Richard Price è quello di costruire un thriller accattivante per il pubblico occidentale, sfruttando il fascino di una location e di un periodo storico insoliti (per il tipo di storia proposta) va detto che il film mostra i suoi maggiori limiti proprio in questo aspetto. Per circa un'ora della sue durata, Child 44 sembra incerto sulla direzione che vuole prendere: alternando, con poca convinzione, il racconto del dramma personale del protagonista, a cui la fedeltà di partito imporrebbe di denunciare sua moglie, e una sottotrama thriller inizialmente solo accennata, confusa e poco incisiva. In questa incertezza di tono, ma anche di motivo portante, tra thriller politico e giallo classico, sta un altro macroscopico limite del film: che descrive una love story da un lato stereotipata, dall'altro confusa e poco credibile, affastella dettagli non spiegati (gli incontri della Rapace con l'individuo che poi si rivela essere un agente del MGB), fa apparire e scomparire personaggi senza logica narrativa (lo stesso Kinnaman, inopinatamente assente per buona parte della prima metà).

Soprattutto, il film di Espinosa non costruisce armonicamente una tensione narrativa, ma fa trascinare stancamente la vicenda per gran parte della sua durata; prima di imprimerle in modo più chiaro la direzione del giallo classico. Giallo che comunque gestisce male il tema dell'identità dell'assassino (il cui volto, dopo essere rimasto fuori campo in tutte le sue apparizioni, viene a un tratto incomprensibilmente rivelato), accumula buchi di sceneggiatura evidenti (automobili facilmente inseguite a piedi, omicidi a bordo di treni che vengono condonati o incomprensibilmente dimenticati) e getta nella trama suggestioni (le sostanze tossiche utilizzate dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale) che poi manca di sviluppare.

Staticità e azione

Child 44 - Il bambino n. 44, Tom Hardy con Noomi Rapace in una scena del film

Se, a livello visivo, il film gioca le sue migliori carte nelle scenografie e nella resa fotografica degli esterni (specie nel contrasto tra una Mosca chiara e solare, e la cupa e iperrealistica ricostruzione della cittadina di Vosk) la regia rivela al contrario limiti evidenti, in particolare nella gestione delle sequenze d'azione. Queste ultime, per poche e centellinate che siano, testimoniano una volontà di ricercare un iperrealismo e una tendenza alla saturazione visiva che si traducono, tuttavia, in confusione e scarsa leggibilità. Una mancanza di chiarezza già evidente nel prologo (che mostra il protagonista durante un'azione bellica) e che si estende fino alla sequenza-chiave del finale, costruita male anche a livello di montaggio. Stupisce non poco, a questo proposito, che lo stesso montaggio sia curato da un veterano come Dylan Tichenor, già montatore di fiducia di Paul Thomas Anderson (e candidato all'Oscar per il suo lavoro ne Il petroliere) nonché collaboratore di cineasti come Robert Altman, Wes Anderson e Kathryn Bigelow. Nella stessa messa in scena, quindi (e al netto dei suoi evidenti limiti narrativi) il film di Espinosa funziona decisamente meglio laddove sceglie la staticità, piuttosto che percorrere una poco convinta e deficitaria strada da thriller d'azione. Più in generale, è proprio la confusione (di tono, di atmosfere, e di scelte narrative) il problema principale di questo Child 44, che sciupa il potenziale di un soggetto che, sulla carta, mostrava più di un motivo di interesse.

Child 44 - Il bambino n. 44,  Xavier Atkins in un'immagine tratta dal film

Un'ultima notazione per chi sceglierà di vedere il film in lingua originale, per una caratteristica comune a molte pellicole hollywoodiane ambientate in altri paesi: il film è recitato in inglese, ma tutti gli attori adottano una forzata (e a tratti grottesca) pronuncia russofona. Altra scelta, nel suo carattere così smaccatamente posticcio, di cui fatichiamo francamente a capire il senso.

Child 44: un paradiso tinto di rosso
Marco Minniti
Redattore
1.5 1.5
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