La musica nel cuore

2007, Drammatico

Recensione La musica nel cuore (2007)

La storia trasmette tutta la passionalità infantile e matura per la musica, ma si sviluppa su una sceneggiatura manovrata da forzate coincidenze che distruggono involontariamente la credibilità del racconto

Maria Vittoria Galeazzi

La musica nell'orecchio e nel cuore

Un amore viscerale per la musica, una sensibilità innata per il sonoro: l'orecchio di un tredicenne filtra i suoni che capta dal mondo in una magica sinfonia, come un sottofondo musicale di ogni cosa lo circondi.
August Rush è l'avventura di un bambino, lo straordinario Freddie Highmore (il piccolo di La fabbrica di cioccolato e Neverland - Un sogno per la vita), che scappa dall'orfanotrofio per cercare i suoi genitori, convinto di sentirli e di comunicare con loro attraverso un mistico simbolismo di rumori su cui concentra tutta la sua attenzione.

Il giovane fuggiasco si ritrova nel bel mezzo di New York e, affascinato da un artista di strada suo coetaneo, segue lo strimpellare della sua chitarra e finisce arruolato in una sorta di baby gang di piccoli musicisti. A capo di questa sorta di accademia clandestina, a sfruttare i mini talenti rifugiati in un teatro abbandonato, c'è "il Mago" (un Robin Williams rockettaro dai capelli rossi). Questa che sembra una grande famiglia multirazziale, si rivela con il tempo una banda alla Oliver Twist, dove il padre fittizio non è altro che un padrone protettore che offre un asilo senza via d'uscita.
Il nuovo arrivato dimostra da subito il suo straordinario genio innato, imparando in una sola notte a suonare uno strumento meglio di un professionista e viene immediatamente messo a lavoro con esibizioni per i passanti di Central Park.
In effetti il dono di August Rush (nome d'arte datogli dal Mago) proviene dall'unione di due grandi talenti: il piccolo prodigio è nato da un incontro notturno, fortuito quanto irripetibile, tra due musicisti di successo sul tetto di un edificio davanti a Whashington Square. Lui è un enigmatico e affascinante cantante rock dal look da irresistibile ribelle e lei una violoncellista della Jiulliard timida, riservata, figlia di una ricca famiglia molto rigorosa e vecchio stampo.
August non è stato rifiutato dai genitori, il padre è ignaro della sua esistenza e la madre lo crede morto, mentre è stato dato in affidamento di nascosto.

La storia trasmette tutta la passionalità infantile e matura per la musica, ma si sviluppa su una sceneggiatura manovrata da forzate coincidenze. Il caso, troppo calcolatorio e arbitrario, distrugge involontariamente la credibilità del racconto.
Come film per bambini non manca di ispirare i più piccoli a cimentarsi con l'arte della musica, come nello sperimentare le proprie passioni lasciandosi andare ai sentimenti e all'istinto. Ma in un certo modo, mostrando un talento innato che con un niente impara a suonare la chitarra, l'organo e a dirigere un'intera orchestra, il film minimizza l'importanza dello studio, della tecnica, delle regole e della dedizione nella musica, come in qualsiasi arte. Il messaggio è fuorviante, l'improvvisazione è fondamentale, ma non può bastare da sola.
La magia ha preso il sopravvento in questo film, ha oltrepassato il ruolo di fascinazione diventando il suo elemento basilare e causando un'irrimediabile incredulità.

Recensione La musica nel cuore (2007)
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