Il grande freddo

1983, Commedia

Recensione Il grande freddo (1983)

E' musica calda, a volte gioiosa, sempre piacevolmente sensuale, in naturale contrasto con il titolo del film...

La colonna sonora de Il grande freddo - Deluxe Ed.

Il proverbiale sound della Motown.

C'era una volta una piccola label di Detroit che in pochi anni divenne un punto di riferimento grazie ad un'incredibile serie di successi riversati sul mercato, successi che tuttora sono considerati sia dagli addetti ai lavori che dagli abituali divoratori di dischi i classici per antonomasia della musica soul e rhythm and blues.
L'etichetta riuscì a definire un suono, uno stile che negli anni è rimasto riconoscibile ed inalterato.
I big qui presenti sono solo alcuni dei nomi che riempirono le hits negli anni fra il 1963 ed il 1971 (range entro il quale si muove il disco), ed una menzione del tutto speciale va fatta per l'indiscusso talento del mai troppo rimpianto Marvin Gaye, scomparso prematuramente il 2 aprile del 1984 nel giorno del suo 45° compleanno - freddato dal padre che non seppe accettarne lo sconfinato successo.

Marvin, che lasciò un vuoto incolmabile nel panorama della musica soul, è chiamato in causa con due pezzi immortali: I Heard It Through the Grapevine e What's Going On, che fa parte del secondo periodo artistico del cantautore americano, quello in cui lasciò da parte le romanticherie ed i suoni "facili a tutti i costi" per passare ad una musicalità più riflessiva ed impegnata; What's Going On, insieme ad Imagine di John Lennon resta uno dei più emozionanti inni mai realizzati sull'amore e contro la guerra.
Gaye figura anche in It Ain't Nothing Like The Real Thing e nella veste di autore per Dancing In The Street, eseguita da Martha & The Vandellas ed alcuni anni più tardi riportata al successo grazie ad un occasionale duetto dalle mille e una notte fra Mick Jagger e David Bowie.

Due presenze per l'elegante Smokey Robinson ed i suoi Miracles (The Tracks Of My Tears e I Second That Emotion) e per i Temptations (My Girl e Ain't Too Proud To Beg).
I Miracles furono la prima formazione della scuderia Motown ad aggiudicarsi un disco d'oro con il primo 45 giri Shop Around: era il 1960.

E' musica calda, a volte gioiosa, sempre piacevolmente sensuale, in naturale contrasto con il titolo del film, uscito nel 1983, proprio l'anno in cui avvenne la stratosferica affermazione di Thriller, il capolavoro assoluto di Michael Jackson che in Motown iniziò a muovere i primi passi in tenera età assieme ai fratellini nei Jackson Five.
Thriller, What's Going On, Songs In The Key Of Life di Stevie Wonder (per rimanere in tema Detroit Sound) furono davvero dischi cha cambiarono il volto della musica nera, segnando sovente punti di non ritorno per i protagonisti, come dire difficile bissare successi di simili dimensioni riuscendo a proporre dischi di uguale livello.

Non poteva mancare un pezzo firmato di Holland - Dozier - Holland, re mida del periodo che in questa occasione vengono citati per aver scritto It's The Same Old Song, eseguita dai Four Tops, e per aver dato vita a gran parte del repertorio delle Supremes di Diana Ross.
C'è poi lei, la regina, Aretha Franklin con la personale versione di (You Make Me Feel Like A) Natural Woman, la canzone che tutte le più grandi voci femminili hanno voluto cantare almeno una volta nella vita, non sempre con risultati degni di menzione.

E come non citare The Grandfather of Soul, Mr. James Brown, che sprigiona energia a più non posso nel funk di I Feel Good?
E come non rabbrividire sulle note di When A Man Loves A Woman, Nights In White Satin e A Whiter Shade Of Pale?

La colonna sonora originale conta dieci tracce, ma noi vi segnaliamo la più succulenta Deluxe Edition che in 38 brani raccoglie accanto a capolavori assoluti della Soul Music, altri immortali successi del periodo firmati fra gli altti da Spencer Davis Group, Credence Clearwater Revival, The Band, Beach Boys, Mamas And Papas, Joe Cocker, Procol Harum, Moody Blues.

Ne vien fuori un bel polpettone ricco di materiale che probabilmente avrete già a casa, ma che si lascia ascoltare con invidiabile leggerezza.

Recensione Il grande freddo (1983)
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