Il pianista

2002, Drammatico

Recensione Il pianista (2002)

La storia di uno dei pochi sopravvissuti del ghetto di Varsavia durante la seconda guerra mondiale raccontata da Roman Polanski.

Patrizio Marino

L'omaggio di Polanski alla sua Polonia

Il pianista è Wladyslaw Szpilman, ebreo, polacco, uno dei pochi sopravvissuti tra coloro che furono chiusi dai tedeschi nel ghetto di Varsavia nel 1940. Sopravvissuto quasi per caso, perché una mano amica lo ha tolto all'ultimo istante dal treno che lo avrebbe portato nei campi di sterminio, sopravvissuto perché alcuni polacchi di buona volontà lo hanno nascosto dalla follia tedesca e sopravvissuto, infine, perché "pianista" ed in quanto tale salvato dall'ufficiale tedesco che aveva scoperto il suo nascondiglio.

Szpilman, ha raccontato la sua storia, in un libro "Das Wunderbare Ueberleben" (Death Of A City) che Roman Polanski ha portato sullo schermo.
Il Pianista è anche la storia dell'umiliazione di un popolo, ma soprattutto è la storia della vita nel ghetto come forse nessuno l'aveva mia raccontata prima. In particolare del ghetto di Varsavia dove 360 mila ebrei furono rinchiusi dai nazisti, dove si cominciava ad impazzire ed a morire di fama ancora prima di arrivare nei capi di concentramento.
E' la storia di un mondo fatto di ebrei buoni ed ebrei cattivi, di polacchi buoni e polacchi cattivi, di tedeschi buoni e di tedeschi cattivi, così come la ricorda Szpilman.
Il Pianista di Roman Polasky, non da tregua allo spettatore: la fame, la violenza, l'umiliazione sono sbattute in faccia con crudezza ma nello stesso senza cadere nella trappola del pietismo ad ogni costo, ma la vita nel ghetto è dura e allora come non mostrare l'ebreo che mangia il cibo caduto a terra o che è costretto a ballare solo per far divertire i soldati tedeschi.

Il pianista è Adrien Brody, bravissimo nella sua interpretazione dell'ebreo errante che si trasforma da brillante pianista ad ombra di se stesso, spiando, nella seconda parte del film, da una finestra gli avvenimenti che sconvolgono Varsavia, dall'epica rivolta del ghetto, ai primi attentati della resistenza polacca fino all'arrivo dei russi. Unico sostegno per Brody in questa suo nascondersi sarà la musica, testimoniato dal continuo muovere le mani, quasi in modo ossessivo, sopra una tastiera immaginaria.
Polanski ci regala uno di quei film che scavano dentro, che restano nella memoria per giorni, con immagini da ricordare, come quella di una Varsavia distrutta ed abbandonata, con un' unica persona che si aggira tra le macerie:il pianista.

Recensione Il pianista (2002)
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