District 9

2009, Fantascienza

Recensione District 9 (2009)

Neill Blomkamp riesce a creare situazioni dal forte impatto visivo ed allo stesso tempo il suo District 9 è efficace come metafora della condizione degli immigrati in molti paesi del mondo.

Invasione clandestina

E' il 1982 quando un'enorme nave spaziale si ferma nel cielo di Johannesburg, in Sud Africa. La gigantesca ed opprimente forma aliena staziona inerme nel cielo africano, apparentemente senza vita dopo che un modulo si è distaccato da essa, precipitando al suolo senza essere trovato. Un team di esplorazione, mandato ad esaminare il relitto, si apre una via d'accesso per entrare nell'astronave, scoprendo al suo interno una gigantesca colonia di essere umanoidi allo sbando, senza un apparente leader ed in pessimo stato di salute.
Le creature aliene vengono portate via dall'astronave ed ospitate in un campo di fortuna messo in piedi all'interno della città di Johannesburg; un campo, chiamato appunto District 9, che presto diventa un campo profughi, con condizioni di vita oltre il limite del tollerabile, con proliferare di criminalità, mercato clandestino di merci, gestito da una gang di Nigeriani (dettaglio che ha suscitato le proteste e polemiche da parte della Nigeria), ed assoluta mancanza di rispetto delle regole.
Impossibile non intervenire per risolvere la situazione delicata e così, all'inizio del ventunesimo secolo, l'MNU (Multinational United), un'azienda privata a base militare, viene incaricata di censire e rilocare la popolazione aliena, ormai giunta a quasi due milioni di individui, in un nuovo accampamento denominato District 10, posto a 240 chilometri a nord ovest della città.

Sharlto Copley in una sequenza di District 9
Il coordinamento della missione viene affidato a Wikus van der Merwe ed è lui a rappresentare il fulcro della storia che ci viene raccontata, sia come iniziale riferimento narrativo, sia per le drammatiche conseguenze che il contatto con un liquido alieno, avvenuto durante le ispezioni, provoca al suo organismo.

Per come è impostata la storia, gli alieni di District 9 diventano presto aliens nell'accezione americana del termine (che comprende gli immigrati) e come tali vengono trattati e discriminati. Il film è efficace come metafora della condizione degli immigrati in molti paesi del mondo, non per ultimo il nostro, e nel sottolineare come le condizioni di vita critiche in cui si trovano possano degenerare facilmente nell'illegalità e nella clandestinità. E non è un caso che sia stato scelto proprio il Sud Africa come scenario per la storia, considerando che anche il titolo stesso del film fa riferimento al District Six di Johannesburg ed agli eventi verificatisi durante l'apartheid; così come non sono casuali i soprusi da parte dei Nigeriani, pronti a sfruttare la nuova razza considerata inferiore.
Si tratta di un ulteriore livello di lettura che arricchisce la visione, ma che non va a discapito di una trama ben costruita, articolata ed avvincente, con la giusta dose di effetti cruenti ed una certa passione per il gore ed il sangue, che non arriva però alla gratuità del volontario cattivo gusto del Bad Taste (Fuori di testa) di Peter Jackson, che del film è produttore.

Sharlto Copley, Mandla Gaduka e Kenneth Nkosi in una scena del film District 9
Il regista Neill Blomkamp riesce a creare situazioni dal forte impatto visivo, sia grazie alle proprie scelte nella messa in scena, sia grazie alla bravura di Sharlto Copley nel farci empatizzare con il povero protagonista Wikus, sia grazie ad un buon livello qualitativo degli effetti speciali, che rendono del tutto realistica l'emotività degli alieni e la loro interazione con le controparti umane.
L'unico appunto che ci sentiamo di fare è nella scelta della tecnica narrativa adottata: il film è impostato come il reportage, realizzato a posteriori, sugli eventi narrati, con l'ausilio di riprese da telecamere di sicurezza ed interviste alle persone coinvolte. Questi contributi dal sapore più amatoriale, però, vengono alternati per esigenze narrative ad altri puramente cinematografici, con un risultato d'insieme che, almeno inizialmente, crea un certo effetto straniante. Probabile che Blomkamp, coautore anche dello script, si sia reso conto di non poter gestire tutto il film con una struttura da docu-fiction, ma non se la sia sentita di accantonare completamente un'idea di partenza che lo intrigava.

District 9 arriva ora in Italia tra le polemiche generate dalle proteste del governo nigeriano, ma dopo aver ottenuto un buon riscontro di critica e di pubblico in USA, con un incasso di tutto rispetto che supera abbondantemente i 100 milioni di dollari e che rende del tutto plausibile l'ipotesi di un sequel, già nelle intenzioni del regista e di Jackson.

Recensione District 9 (2009)
Antonio Cuomo
Redattore
4.0 4.0
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