Ballroom - Gara di ballo

1992, Commedia

Recensione Ballroom - Gara di ballo (1992)

"Vivir con miedo es como vivir a medias: vivere nella paura è come vivere a metà" (Fran, Tara Morice)

Il ritmo della passione

Tratto dalla piéce teatrale Strictly Ballroom (titolo originale della pellicola), scritta a quattro mani dal regista Baz Luhrmann e dal suo co-sceneggiatore di fiducia Craig Pearce, Ballroom - Gara di ballo è un'esperienza filmica totale: musica, danza, cinema e persino teatro convergono in questa originale, appassionante commedia musicale che si ispira, in maniera esplicita, a La febbre del sabato sera e Dirty Dancing.

Scott Hastings (Paul Mercurio) è un ballerino prestante e talentuoso; i suoi genitori Shirley (Pat Thomson) e Doug (Barry Otto), a loro volta ex ballerini, gestiscono - insieme all'amico di lunga data Les (Peter Whitford) - una bizzarra scuola di danza, nella quale il giovane danzatore è nato e cresciuto, con lo scopo di vincere il Pan-Pacific Grand Prix, il più prestigioso torneo australiano di ballo di sala. Scott non nasconde la sua intenzione di sperimentare passi nuovi e non convenzionali durante la gara: la sua creatività viene però ostacolata dalla compagna di ballo Liz (Gia Carides), dalla madre, che desidera veder realizzato il suo antico sogno tramite il figlio e, soprattutto, dalla Federazione di danza, incarnata nella viscida figura di Barry Fife (Bill Hunter).

Un'inattesa, preziosa, alleata per Scott sarà l'argentina Fran (Tara Morice), la brutta anatroccola della scuola: goffa, timida e impacciata, Fran trova comunque il coraggio di proporsi a Scott come partner di ballo, facendo leva sulla sua volontà di provare i tanto temuti passi innovativi.
Non sarà facile per Scott e Fran riuscire a superare il muro di ottusa tradizione che li circonda e recuperare la forza d'animo per esibirsi, pur sapendo di non poter vincere: danzare, a modo loro, di fronte al pubblico del Pan Pacific significa non solo sfidare il potere precostituito, ma affrontare insicurezze e fantasmi. Scott ribalta in questo modo il destino del padre Doug, convinto anni prima dalla moglie a non gareggiare con lei nell'importante competizione, e per questo sopraffatto dai rimpianti.

Prima ancora di Romeo + Giulietta e Moulin Rouge, Baz Luhrmann inaugura con questo film lo stile del sipario rosso, delineando un universo kitsch e colorato, dal sapore vagamente retrò, nonostante sia ambientato nell'Australia contemporanea.
Le luci roteanti della pista da ballo, le capigliature platinate e le abbronzature iperboliche dei personaggi sono le componenti di questo microcosmo carnivalesco, che non trascura però - neanche per un istante - di coinvolgere lo spettatore. Il regista australiano trasforma ogni spazio in palcoscenico - rievocato di volta in volta da una sala della scuola di ballo, da una terrazza, da un cortile o dal dietro le quinte della ribalta del torneo - dove si inscenano ambizioni, rancori, malinconie, sentimenti e valori differenti. Esemplari sono le immagini che animano il racconto di Barry Fife sul passato del padre di Scott: alla stregua di sketch di varietà e di vaudeville, queste immagini esprimono - in una modalità prettamente teatrale - la parabola discendente dello sfortunato Doug.

Ballroom rielabora il mito di Davide e Golia, le cui figure identificano perfettamente le due opposte posizioni: quella di Scott, che proprio dal basso intende sovvertire lo statuto consolidato delle gare di ballo, e quella invece portata avanti da Barry Fife, che dall'alto della sua autorità si oppone con fermezza all'introduzione di variazioni nei repertori conosciuti.

Gli stacchi del montaggio, alternati a sapienti rallenti, risaltano i movimenti coreografici della coppia protagonista, il cui apprendimento del paso doble (il ballo argentino insegnato ai giovani dalla nonna e dal padre di Fran) procede in parallelo al loro progressivo innamoramento. Ed è proprio la danza l'elemento chiave attraverso il quale lo spettatore è chiamato a partecipare attivamente alla visione cinematografica, al pari del pubblico "interno" alla narrazione, che assiste - emozionato - all'epilogo del Pan Pacific Grand Prix e, allo stesso tempo, del film.
In Ballroom si annuncia quello che sarà il complesso lavoro sulla colonna sonora in Moulin Rouge: una dimensione sonora che non funge da mero accompagnamento o sostegno dei numeri musicali, ma che aderisce empaticamente ai sentimenti dei personaggi.
Il Bel Danubio blu identifica ad esempio la tradizione più ottusa e ingessata, impersonata da Barry Fife e dal resto della comunità del ballo di sala: per questo viene ripreso nel momento in cui Liz, la partner storica di Scott, lo lascia per gareggiare in coppia con Ken Railings, un ballerino ormai al tramonto ma che rispetta i canoni previsti dalla Federazione. La rumba, al contrario (Rhumba De Burros è il nome del pezzo), simboleggia l'impulso innovatore di Scott così come il tango (La Cumparsita/tango please) evidenzia il conflitto di Scott con Liz riguardo all'idea di sviluppare coreografie originali, e provoca lo scioglimento della coppia, evento che concede a Fran la possibilità di proporsi come partner. Assolvendo lo stesso ruolo di Come what may in Moulin Rouge, Time after time di Cyndi Lauper rappresenta l'avvicinamento sentimentale che coinvolge Scott e Fran, divenendo - seppur in forma embrionale - il leit-motiv della coppia nel film. Il paso doble, espressione di vita e di passionalità, ed eseguito proprio al Pan-Pacific Grand Prix, segna infine lo sbocciare dell'amore fra i due e la caduta di ogni tipo di paura, timore o impedimento, che fino a quel momento aveva ostacolato la loro possibile unione.

Recensione Ballroom - Gara di ballo (1992)
Privacy Policy