Un tocco di zenzero

2003, Commedia

Recensione Un tocco di zenzero (2003)

La pellicola, accorata e tecnicamente rifinita, soffre di una sceneggiatura debole e di una recitazione approssimativa, e i tocchi surreali che vorrebbero donare al film un giocoso onirismo sanno decisamente di già visto.

Il profumo del passato

La cucina è un'espressione e un luogo d'incontro culturale che non richiede mediazioni e interpretazioni: per sperimentare, rielaborare, sincretizzare sapori e ricette non c'è bisogno di strategie diplomatiche, di un'educazione o di un addestramento particolari: basta il palato, e da quel punto di vista nasciamo tutti ugualmente equipaggiati.
Così la Grecia e la Turchia, l'occidente e l'oriente, il Cristianesimo e l'Islam, che si fronteggiano nell'impossibilità di comprendersi, si riconciliano nella tradizione culinaria di Istanbul, coi suoi ricchi piatti dai nomi greci e dai profumi orientali; si riconciliano nella bottega di Vassilis, che ama le spezie e ama Istanbul, e insegna al nipote Fanis che la vita è come la cucina, e a volte ci vuole l'aroma sbagliato per la situazione giusta.

Un'idillio spezzato, quello dell'infanzia di Fanis - come quello dell'infanzia del regista e sceneggiatore Tassos Boulmetis. Come Fanis, il regista fu costretto ad abbandonare Istanbul per Atene con la famiglia quando aveva appena sette anni, in seguito alla decisione del governo di deportare i greci residenti in Turchia - conseguenza delle tensioni tra cittadini greci e turchi nella contesa isola di Cipro.
Quell'improvvisa partenza - con tutte le dolorose separazioni che ne risultarono - fu per Boulmetis un trauma che lo tenne lontano da Istanbul per trenta lunghi anni. Un trauma che la storia narrata in Un tocco di zenzero rievoca e rielabora con toni lievi e fiabeschi.

Vorremmo poter dire che il film è all'altezza di sì profonde premesse; ma purtroppo la pellicola, sebbene accorata e tecnicamente rifinita, soffre di una sceneggiatura debolissima soprattutto nei dialoghi e di una recitazione approssimativa, e i tocchi surreali che vorrebbero donare al film un giocoso onirismo alla Woody Allen (o meglio alla Jean-Pierre Jeunet) sono inseriti con malagrazia e sanno decisamente di già visto.
Un tocco di zenzero, nel complesso, è tutt'altro che spiacevole, ma non si solleva nemmeno per il tempo di un fotogramma da una generosa e benintezionata mediocrità.

Recensione Un tocco di zenzero (2003)
Alessia Starace
Redattore
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