Il pornografo, la recensione: l'odissea di un regista a luci rosse

La recensione de Il pornografo, film di Bertrand Bonello che vede protagonista Jean-Pierre Leaud nelle vesti di un autore di pellicole pornografiche, sospeso tra presente e passato. Stasera su Cielo Tv.

Il pornografo, la recensione: l'odissea di un regista a luci rosse

Il titolo non nasconde l'essenza di quanto andremo ad assistere nel corso dei cento minuti di visione, ma anzi premette già quella messa in scena esplicita con cui lo spettatore dovrà fare i conti nel corso degli eventi. Perché pur trovandoci a parlare di un film a suo modo raffinato, che si rifà a modelli alti della scuola di cinema francese, non manca una sequenza ben più che spinta che non avrebbe sfigurato in una suddetta pellicola a luci rosse.

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Le Pornographe: una scena del film

Il pornografo però non è soltanto voglia di scioccare ad ogni costo e d'altronde Bertrand Bonello non è Gaspar Noé, che con l'eros spinto aveva realizzato uno dei suoi lavori più discussi quale Love. Qui il collega opta per un approccio assai distante e, per quanto entrambe le opere siano a loro modo intense e cariche di significati dietro la controversa narrazione, mette non a caso al centro della scena il personaggio di Jean-Pierre Leaud, simbolo della settima arte transalpina fin dai suoi esordi da bambino con Truffaut.

Ambizioni e rimpianti

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Le Pornographe: una scena del film

La storia vede per protagonista Jacques Laurent, regista di film pornografici in pensione che si trova obbligato a tornare sul set in seguito a problemi economici. L'uomo non si è però mai considerato un mero esecutore ma ha velleità artistiche e anche nella rappresentazione dell'atto sessuale è sempre alla ricerca di un istinto poetico, con l'obiettivo di trasmettere emozioni inedite in produzioni di tal tipo, e fatica ad adattarsi alla concezione moderna: per lui, cresciuto negli anni Sessanta e Settanta, anche la pornografia è un atto politico. Nel frattempo Jacques è alle prese con una difficile situazione familiare, la relazione con la seconda moglie sta attraversando un periodo di profonda crisi e intende riallacciare i rapporti con quel figlio mai conosciuto e orfano di madre, suicidatasi quando aveva soltanto cinque anni. Il ragazzo ha rotto ogni legame con lui dopo aver scoperto la sua professione e non si parlano da tempo. Per Jacques non sarà semplice fare i conti con se stesso e con il proprio vissuto.

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Memorie di un futuro passato

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Le Pornographe: una scena del film

In un paio di passaggi, soprattutto nelle sequenze volutamente vaghe che raccontano una sottotrama filiale, emergono echi del cinema del Godard più schierato e d'altronde Il pornografo non nasconde in battute e dialoghi la sua essenza volutamente politica e anticapitalista. Niente è in secondo piano e tutto è in superficie nella personale odissea privata del regista, alle prese con un crisi nella sfera personale e in quella professionale che sembra senza via d'uscita. Una disillusione che si esprime e si perplime, memore di quel decennio così iconico e controverso, dove era ancora permesso di sognare e di lottare per qualcosa in contrapposizione alla staticità di un presente in cui la battaglia per i diritti si è trasformata in qualcosa d'altro. Un contrasto che emerge a più riprese nelle interazioni tra i personaggi, in una sorta di confessione amara e dolorosa comunque aperta a nuove svolte e futuri più lieti.

Modelli alti

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Le Pornographe: una scena del film

Non è un caso che il protagonista si dichiari fan dei capolavori di Bergman e Antonioni, pur senza mai rinnegare il porno che gli ha dato da mangiare e per il quale ha dato tutto, mettendo a nudo non soltanto i suoi attori ma anche se stesso. Bonello, autore in futuro di capolavori sottovalutati come Nocturama, era qua alle prime armi, siamo infatti nel 2001 ed era al suo secondo lavoro, ma mette già in mostra una personalità teorica che non lascia indifferenti, senza paura di addentrarsi nel torbido per esprimere Altro. Certo Il pornografo è un film scomodo e a tratti respingente, poco adatto sia al grande pubblico sia a chi attratto da quel titolo sfacciatamente osé: ci troviamo infatti di fronte ad un'opera prettamente cinefila, dedicata a un target specifico e carico di sguardo critico.

Conclusioni

Regista di film a luci rosse, il protagonista ormai in pensione è costretto a tornare sul set per via di problemi economici e nel frattempo deve rimettere insieme i cocci di una famiglia disastrata, mentre riflette sul proprio presente e sul relativo passato. Come vi abbiamo raccontato nella recensione de Il pornografo, il film di Bertrand Bonello è un'opera sulla disillusione, insita di amarezza e nostalgia nel suo richiamo politico e schierato, laddove all'esplicitezza dei corpi nudi - una sequenza è cruda e spinta senza edulcorazioni di sorta - si mescola una raffinata indagine nell'animo umano, con il personaggio dell'icona Jean-Pierre Leaud che si carica di molteplici significati.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
2.0/5

Perché ci piace

  • Il personaggio di Jean-Pierre Leaud incarna suggestioni e nostalgie.
  • Il cinema di Bonello possiede una sua distinta e raffinata personalità anche nei passaggi più scomodi e controversi.

Cosa non va

  • Un film non per tutti.