Il pianeta delle scimmie: umani vs. primati

Viaggio attraverso il franchise sci-fi postapocalittico che, tra cinema, letteratura, politica, scienza e tv, ha influenzato l'immaginario collettivo mondiale.

Il pianeta delle scimmie: umani vs. primati

Fin dagli albori della civiltà l'uomo ha sentito la necessità di sostituirsi all'ordine naturale degli eventi, sfidando natura o divinità in nome della conoscenza e del progresso e alimentando una nutrita letteratura sul tema, dal mito di Prometeo a Frankenstein. Quando la storia non è sufficiente a mettere in guardia gli umani dai pericoli dei loro comportamenti dissennati, dal loro sistematico accanirsi in guerre, violenze, devastazioni ambientali, ci pensa l'arte a ribadire il concetto.

Nel 1963 l'ex ingegnere e agente segreto francese Pierre Boulle dà alle stampe la sua prima incursione nel campo della letteratura fantascientifica, un'opera destinata a fare epoca intitolata Il pianeta delle scimmie. Dopo aver firmato il romanzo storico Il ponte sul fiume Kwai, nato dalle esperienze belliche vissute in Indocina durante la Seconda Guerra Mondiale, Boulle passa a una visione futuristico-distopica che mescola teorie scientifiche - dal darwinismo alla relatività - capovolgendole e piegandole ai propri scopi con l'intento di ironizzare sul comportamento degli umani.

Un romanzo da primati

Kim Hunter in una scena de Il pianeta delle scimmie
Il libro di Boulle si apre nell'anno 2500, quando il giornalista francese Ulisse Mérou accetta di partecipare a una spedizione organizzata dall'amico scienziato, il celebre professor Antelle, per raggiungere Betelgeuse. I due, accompagnati da un terzo membro della spedizione e dal vivace scimpanzé Ettore, atterrano su un pianeta gemello della Terra di nome Soror. Qui scoprono loro malgrado che l'umanità è ridotta allo stato ferino mentre la specie dominante, le scimmie, ha instaurato una società basata su tre caste che ricordano molto da vicino gli antichi ordini del sistema medievale (oratores, bellatores, laboratores). I gorilla, spietati cacciatori dotati di straordinaria forza fisica, sono infatti i detentori del potere amministrativo e militare, gli orangutan sono la casta degli scienziati, i depositari del sapere, e hanno lo scopo di conservare e difendere la cultura scimmiesca, mentre gli scimpanzé rappresentano la parte attiva della scienza, la ricerca che tenta di abbattere ogni barriera. Su Soror, Mérou viene usato come cavia per studiare i comportamenti della specie umana. Presto l'uomo stringe amicizia con la scienziata Zira e riesce a trovare un sistema di comunicazione con lo scimpanzé per spiegare la propria origine, vincendo lo scetticismo delle scimmie e dimostrando di essere una creatura intelligente. L'uomo intreccia una relazione con l'umana Nova, sensuale e selvaggia, ma dopo la nascita del loro figlio Sirius i due sono costretti a fuggire dal Pianeta a bordo di una navicella prima che le scimmie decidano di uccidere il neonato per bloccare la rinascita della civiltà umana. Quando approdano sulla Terra, però, scoprono con raccapriccio che sono passati 700 anni dalla partenza di Ulisse e nel frattempo le scimmie hanno preso il controllo del Pianeta.
Boulle narra la storia incastonandola in una cornice che nasconde un espediente satirico di notevole ferocia. La storia narrata da Ulisse è, infatti, contenuta in una bottiglietta lanciata nello spazio e raccolta da Jinn e Phyllis, una coppia di ricchi turisti spaziali che, alla fine del romanzo, si scoprirà essere a loro volta scimmie.

Una genesi travagliata

Charlton Heston, Linda Harrison e le scimmie parlanti de Il pianeta delle scimmie
Nonostante le incongruenze e l'uso disinvolto delle teorie scientifiche, Il pianeta delle scimmie cattura immediatamente l'interesse di Hollywood. Il produttore Arthur P. Jacobs ne acquista i diritti di adattamento prima della pubblicazione e propone il film a vari studios, collezionando altrettanti rifiuti. Alla fine Jacobs convince la 20th Century Fox a occuparsi del progetto, ma la prima sceneggiatura, firmata da Rod Sterling, viene rigettata. Le ragioni? Il costo eccessivo e le difficoltà tecniche. La Fox teme di gettare al vento un capitale per finanziare un film che richiede un notevole sforzo produttivo per ricreare ambientazione, trucco e costumi e che, scontrandosi con il contemporaneo 2001: Odissea nello spazio, rischia di fare la fine del topo. Il timore principale riguarda proprio le scimmie. La Fox ritiene che gli effetti speciali dell'epoca non siano adeguati a dar vita a scimmie convincenti sul grande schermo e che l'adattamento del romanzo di Boulle li trasformerà nello zimbello di Hollywood. Per convincere gli executives dello studio, i produttori realizzano un breve test video utilizzando una prima ipotesi di trucco per le scimmie. Charlton Heston appare nel ruolo del futuro protagonista (il giornalista francese di Boulle diverrà il colonnello Americano George Taylor), Edward G. Robinson veste i panni dell'orangutan Dottor Zaius (panni che avrebbe rapidamente dismesso rifiutando di comparire nel film a causa delle pesanti sedute di trucco), mentre gli sconosciuti James Brolin e Linda Harrison interpretano gli scimpanzé Cornelius e Zira. La Harrison, che all'epoca era la fidanzata del capo della Fox Richard D. ZanuckRichard D. Zanuck, verrà scelta per interpretare Nova nei primi due capitoli della saga per poi comparire più di trent'anni dopo, insieme a Heston, in un cameo nel remake firmato da Tim Burton. Purtroppo il test fortemente voluto da Heston e dal produttore Arthur P. Jacobs non basta a convincere la Fox a dare la luce verde al progetto, ma dove non arriva l'arte potranno i soldi. Lo straordinario risultato al box office di Viaggio allucinante, uscito nel 1966, convice Richard D. Zanuck che la fantascienza è un genere lucroso e i rimaneggiamenti di Michael Wilson allo script semplificano il profilmico e abbattono i costi della pellicola.

Dal libro al film

Un'immagine scattata sul set de Il pianeta delle scimmie
Tra lo scetticismo generale e con un budget di cinque milioni di dollari a disposizione, Il pianeta delle scimmie venne girato in tre mesi tra il deserto dell'Arizona, il Grand Canyon, il fiume Colorado e il Fox Ranch nei dintorni di Malibù, area in cui è ambientata la celebre scena finale della spiaggia. All'arrivo nei cinema nei primi mesi del 1968, il film ottenne un'accoglienza calorosa vanificando i timori di Fox e trasformandosi rapidamente in un cult. Merito dell'opera dell'innovatore Franklin J. Schaffner, a cui venne affidato il compito di dirigere il film, ma anche a un adattamento intelligente che tradisce il romanzo originale in più punti per rafforzare l'impatto emotivo della vicenda. Quello che nel libro di Boulle era il Pianeta Soror, nel film non è altro che la Terra, ma il pubblico verrà a conoscenza della verità solo nella sconvolgente sequenza finale in cui Taylor/Heston scopre i resti della Statua della Libertà semisepolta nella sabbia e lancia la celebre maledizione contro l'umanità, responsabile della propria distruzione. Le esigenze cinematografiche convincono, inoltre, gli sceneggiatori a semplificare la rappresentazione delle scimmie, già capaci, a differenza del romanzo, di comprendere e parlare l'inglese, ma molto meno evolute e più selvagge rispetto alla loro versione cartacea. Questa trovata, che ha permesso di ridurre il budget immergendo i personaggi in un'ambientazione primitiva e ferina, rappresenta uno dei punti di forza della pellicola aumentando il pathos e l'appeal sullo spettatore.

Le scimmie evolute conquistano la Terra... e Hollywood

Un minaccioso scimmione ne L'altra faccia del pianeta delle Scimmie
Alla fine degli anni '60 l'America usciva da un ventennio di tensione a causa della Guerra Fredda e dei timori nucleari ed era scossa dalle rivolte giovanili, dalle proteste anti-Vietnam e dai movimenti pacifisti perciò la visione apocalittica presentata da Schaffner e il sottile messaggio anti-bellico veicolato dal film infiammano gli animi favorendo il successo della pellicola e testimoniando il profondo impatto avuto sull'immaginario collettivo. Il risultato è un'immediata prosecuzione della saga. Nel 1970 Charlton Heston, dopo qualche resistenza iniziale, torna a vestire i panni di George Taylor ne L'altra faccia del pianeta delle scimmie, diretto da Ted Post che prende il posto del dimissionario Schaffner. Il ruolo di Heston è piuttosto ridotto visto che stavolta il vero protagonista dell'avventura fantascientifica è Brent (James Franciscus), astronauta che viene inviato sulle tracce di Taylor e che atterra a sua volta nella zona proibita imbattendosi nella comunità scimmiesca che gli comunica la scomparsa di Taylor, il quale ha scelto di dirigersi nel cuore della zona interdetta (i resti della post-apocalittica New York) senza far ritorno. Brent decide di seguirlo e scopre che la zona, in realtà, è abitata da esseri mutanti che adorano una bomba atomica al cobalto dall'enorme potere distruttivo. Le stesse scimmie, le quali sospettano da tempo dell'esistenza di un'altra popolazione, decidono di invadere militarmente la zona proibita e nel finale apocalittico il coraggioso Taylor, ferito a morte, decide di far detonare la bomba distruggendo così il pianeta e ponendo fine una volta per tutte alla guerra tra umani e primati. Nonostante la qualità inferiore all'originale, lo spettro del Vietnam che aleggia per tutto il film (con tanto di proteste pacifiste inscenate dalle scimmie sinistroidi) affascina il pubblico anche in questo caso bissando gli ottimi incassi del primo Pianeta. Seguiranno altre tre pellicole, Fuga dal pianeta delle scimmie (1971), 1999 - Conquista della terra (1972) e Anno 2670 Ultimo atto (1973) che proseguono la storia originale anche dopo la scomparsa dei protagonisti usando espedienti come salti temporali e rovesciamento della situazione originaria (le scimmie tornano a essere perseguitate e schiavizzate dagli uomini) e chiuderanno il cerchio ripartendo dall'inizio, con un legislatore che narra tutta la vicenda a un gruppo di bambini, in parte scimmie e in parte umani, che vivono in totale armonia... almeno apparentemente.

Meteore scimmiesche sul piccolo schermo

Un'inquietante scena di Fuga dal pianeta delle scimmie
La spinta propulsiva della saga si esaurisce sul grande schermo a causa della qualità sempre più scarsa e del ridottissimo budget (meno di due milioni di dollari per Anno 2670 Ultimo atto) dell'ultimo capitolo per trasferirsi sul piccolo schermo. Nel 1974 la CBS manda in onda i 14 episodi de Il pianeta delle scimmie dedicati alle avventure degli astronauti Virdon (Ron Harper) e Burke (James Naughton) che partono a bordo della Icarus per una missione spaziale ma, a causa di una anomalia, l'astronave viene sbalzata avanti nel tempo e si schianta sulla Terra nel 3085. Gli astronauti scoprono che il pianeta è ora dominato da scimmie intelligenti e gli uomini sono ridotti allo stato di semplici servi o animali da compagnia. Catturati dalle scimmie e condannati a morte, i due vengono salvati da uno scimpanzé di nome Galen (l'onnipresente Roddy McDowall, unico interprete a passare dal grande al piccolo schermo) che li aiuta a sfuggire all'esercito dei gorilla comandato dal Generale Urko. Anche in questo caso, nonostante la durata della serie sia limitata a una sola stagione (lo show verrà cancellato a causa dei bassi ascolti) e il sottotesto politico scompaia quasi completamente a favore della dimensione più spettacolare e disimpegnata, lo zoccolo duro dei fan della saga si dimostra particolarmente affezionato. Lo stesso non accadrà l'anno seguente con la versione animata Ritorno al pianeta delle scimmie, prodotta da David H. DePatie e Friz Freleng e passata in sordina.

Un remake targato Tim Burton

Planet of the Apes - Il pianeta delle scimmie: Mark Wahlberg bacia Helena Bonham Carter
Nel 2001 il visionario Tim Burton decide di accettare l'offerta della Fox e dirigere il remake del lungometraggio che ha inaugurato la saga scimmiesca. Il suo Planet of the Apes - Il pianeta delle scimmie riscuote ottimi incassi e una pessima accoglienza da parte della critica. L'immaginario di Burton mal si confà a una saga dalle sfumature camp e nonostante la perizia tecnica dimostrata, la pellicola risultante è un'opera cupa, drammatica, profondamente feroce e attraversata da una vena di amaro cinismo che esplode nel finale a sorpresa. In più di un'occasione Burton capovolge la visione contenuta nel film originale (vedasi cameo di Charlton Heston, eroe della saga originaria qui mostrato nei panni scimmieschi di Zaius, spietato leader del pianeta nonché padre del perfido Generale Thade) riagganciandosi al romanzo di Pierre Boulle, ma i fan non gli perdonano questa deviazione dalla sua coerentissima parabola artistica. L'eleganza della messa in scena, l'accuratezza dei dettagli e lo straordinario lavoro svolto dal mago del trucco Rick Baker, fortemente voluto da Burton che rifiuta la proposta dello studio di realizzare le scimmie in CGI, fruttano al film numerosi premi tecnici. Il set porta fortuna a Burton anche sul piano personale. Il regista si separa dalla fidanzata Lisa Marie per Helena Bonham Carter, sua attuale compagna, ma questo sembra essere l'unico ricordo felice dell'esperienza scimmiesca. Di fronte all'ipotesi di dirigere un sequel, il cineasta californiano dichiara lapidario: "Piuttosto salterei dalla finestra".

Una saga nuova di zecca tra star e motion capture

L'alba del pianeta delle scimmie: un primo piano di una delle scimmie create dalla Weta
Le parole di Tim Burton risulteranno profetiche visto che un seguito al suo film non c'è mai stato. L'alba del pianeta delle scimmie, diretto da Rupert Wyatt nel 2011, è un vero e proprio prequel che risale alle origini della saga sviluppando una storia originale. Il film ruota attorno alla rielaborata figura di Cesare (nome del protagonista di 1999 - Conquista della Terra e di Anno 2670 Ultimo atto), scimpanzé nato in cattività dopo che la madre è stata catturata dai bracconieri in Congo e poi trasportata a San Francisco. A incarnare questa versione di Cesare, al posto di Roddy McDowall, viene chiamato il mago della motion capture Andy Serkis, la cui eccezionale espressività è già stata sfruttata in passato per un altro illustre scimmione, il possente King Kong. Al suo fianco James Franco interpreta un giovane scienziato genetista che sottopone Cesare a una serie di esperimenti per testare un farmaco contro l'Alzheimer, malattia da cui è affetto il padre, stimolandone le eccezionali capacità cognitive tanto da trasformare lo scimpanzé nel leader di una terrificante ribellione scimmiesca contro gli umani. Scimmie a volontà sul grande schermo, rigorosamente realizzate in CGI dalla Weta Digital, per narrare come tutto ebbe inizio, incassi da capogiro (481 milioni di dollari) e un sequel in arrivo al cinema il 30 luglio.

L'impero di Cesare

Protagonista assoluto di Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie è proprio la scimmia senziente interpretata da Andy Serkis, capace di diffondere l'antidoto tra i suoi simili fino a liberare tutte le scimmie del pianeta trasformandole in specie evoluta capace di sottomettere gli umani. Al posto di Rupert Wyatt dietro la macchina da presa troviamo Matt Reeves. Con Andy Serkis arrivano Jason Clarke, Gary Oldman e Keri Russell per narrare le devastanti conseguenze delle ricerche di James Franco. Le atmosfere post-apocalittiche e gli scenari ferini di una San Francisco desolata e selvatica si fondono con una visione politica meno ingenua, più moderna e consapevole. La guerra tra umani e scimmie è solo all'inizio. La posta in palio è la sopravvivenza. Impossibile prevedere quando il conflitto avrà fine.

Privacy Policy