La stanza del figlio

2001, Drammatico

Recensione La stanza del figlio (2001)

Più che sulla presenza ossessiva del protagonista, La stanza del figlio si basa sull'assenza del figlio, ciò che è esterno alla rappresentazione in questo caso occupa appieno lo schermo.

Stella Gigli

I non luoghi del dolore

La vita serena di una famiglia borghese tipo è sconvolta dall'improvvisa morte di Andrea (Giuseppe Sanfelice), dovuta ad un incidente durante un'immersione.
I rapporti tra il padre Giovanni (Nanni Moretti) e Paola (Laura Morante) si incrinano, mentre la figlia Irene (Jasmine Trinca) percepisce da parte loro il tabù del raccontare il dolore.
A ricucire i legami sarà la scoperta di Arianna, una amore tenuto nascosto dal figlio, attraverso una lettera scritta dalla ragazza ignara dell'accaduto.

Giovanni è costretto a interrompere la sua attività di psicanalista perché non riesce a mantenere il distacco, mentre col pensiero ritorna ossessivamente al giorno della tragedia immaginandosi di rifiutare le suppliche di un paziente in crisi (Orlando) per andare a fare una corsa con Andrea.
Altre due immagini ricorrenti, il dettaglio della bara che viene sigillata e lo scorrere sui secondi di un brano di musica classica fino a trovare un punto preciso e riascoltarlo, smuovono il ricordo nella mente di Giovanni.
Una volta innescato il meccanismo ossessivo, Giovanni si aggira tra negozi di attrezzatura per subacquei per scoprire che cosa non ha funzionato, entra in un negozio di dischi per fare un regalo al figlio (il commesso gli consiglia Before and After Science di Brian Eno), quando le note di By this River entrano nella narrazione per poi divenire colonna sonora esterna del suo vagare senza meta.

La disgregazione del nucleo familiare è già in nuce la domenica dell'incidente: Giovanni è da solo in macchina, Irene scherza con degli amici in motorino, Paola cammina per un mercato dove si avverte un senso di tensione apparentemente ingiustificato. La tragedia avviene fuoricampo, Giovanni apprende dell'accaduto da un amico del figlio quando ritorna a casa.
Alla celebrazione della vita privata dovuta alla paternità in Aprile, segue il degrado della famiglia modello, costituendosi come critica al mondo della falsa certezza borghese.

Più che sulla presenza ossessiva del protagonista, La stanza del figlio si basa sull'assenza del figlio, ciò che è esterno alla rappresentazione in questo caso occupa appieno lo schermo: il dolore e la sua difficile definizione, il silenzio del rimosso.
Il topos dell'inadeguatezza (Giovanni non riesce a trovare le parole per parlare dell'accaduto, mentre la moglie si sforza di elaborare) ritorna insieme all'ossessione visiva sancita dal parallelismo tra una realtà difficile da elaborare e la volontà (impossibilità) di riscrivere il passato.

E' un film che gioca sulla sottrazione (che ricorda il "Noi dobbiamo togliere" del regista in crisi di Sogni d'oro mentre invita gli attori all'understatement), dalla scena iniziale del furto del fossile a scuola, che già introduce al tema della privazione, alla scomparsa della libido coniugale, l'azzeramento del dialogo ("Le parole sono importanti" incalzava il regista in Palombella rossa), l'incapacità di scrivere, di compiere semplici gesti quotidiani. Giovanni tenterà più volte di scrivere una lettera alla ragazza, ma non ci riesce.
Il tentativo epistolare fallito, altro topos morettiano, sancisce l'impossibilità della comunicazione.

Non viene risparmiata neppure la critica religiosa, quando Giovanni mette in dubbio le parole del prete alla messa in onore di Andrea: "Se il pastore sapesse che sta per essere saccheggiato, chiuderebbe la porta.. Ma che significa?".
Il passare del tempo è scandito dalle corse di Giovanni lungo il porto, in tre momenti fondamentali: la prima, che apre il film, in cui avviene l'incontro sotto il sole con un gruppo di Hare Krishna, la seconda, dopo la tragedia, e la terza corsa, immaginaria, in cui il figlio corre al fianco del padre invece di accettare l'invito degli amici.

Gli spazi della casa e della città sono privi di riferimenti a una realtà particolare italiana, diversamente da tutti gli altri film "romani" di Moretti: non uno schermo televisivo, indicazioni geografiche/ segnaletiche particolari aiutano a capire dove si svolge la vicenda (compaiono squarci di un'irriconoscibile Ancona, dove è stato girato il film).
Solo il percorso finale in macchina, dove Giovanni accompagna Arianna e un suo amico in direzione di Genova, vede l'ultima scena del film (finale aperto che lascia dedurre una riconciliazione fra i tre familiari) svolgersi su una spiaggia altra al confine tra Italia e Francia.
La scelta registica di abbandonare riferimenti ambientali permette di focalizzare sulla scomparsa del figlio; disancorandosi da eventi politici espliciti, subentra il problema altrettanto politico della gestione dei rapporti di forza e dell'equilibrio stravolto nel nucleo familiare.

Definito come l'approdo a una fase matura di Moretti (compare anche un accenno di scena erotica con la Morante), l'unico limite del film sta forse nell'esauribilità dopo una prima visione, poiché il climax costruito volge nella direzione del rimosso, difficile da elaborare anche per lo spettatore.

Recensione La stanza del figlio (2001)
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