Miracolo nella 34° strada

1994, Ragazzi

Il menù fisso di Natale: 5 classici film obbligatori per le feste

Molto più che semplici film, ci sono pellicole che durante le vacanze natalizie si trasformano in veri e propri appuntamenti immancabili. Tra magia, ironia e disincanto, andiamo a riscoprire il sapore di cinque cult a cui è difficile scampare.

Macaulay Culkin in una scena di Mamma, ho perso l'aereo.

Giorni chiassosi con famiglie riunite, settimane affollate, piene di parenti e relativi schiamazzi. Ma il cinefilo più incallito a Babbo Natale chiederebbe soltanto del silenzio e qualche ora di pace pur di godersi un buon film da rivedere o da recuperare in tutta tranquillità. Poi ci sono delle eccezioni, ovvero delle pellicole che è bello rivedere tutti insieme, a bocca piena, anche senza la necessità di seguirne con attenzione ogni passaggio perché, in fondo, le conosciamo tutti a memoria.

Come tradizioni che ritornano, inesorabili, verso inizio dicembre, ci sono appuntamenti cinematografici che scandiscono i tempi delle feste di fine anno, certezze inossidabili che fungono quasi da addobbi televisivi. Non tutti li rivedono, non tutti li seguono, ma loro sono comunque lì, sul piccolo schermo a fare da rassicurante sottofondo in mezzo a tante masticazioni. Un camino di immagini dove zampillano film diventati certezze, imposti da decenni dai nostri palinsesti. Anche se non li scegliamo, loro sono lì ad aspettarci. A farci commuovere, sorridere, sogghignare.

Ebenezer Scrooge (al centro) è il protagonista di A Christmas Carol (2009)

Non sono necessariamente i più belli (non dimentichiamo il capolavoro La vita è meravigliosa o gli altrettanto ricorrenti Ricomincio da capo, The Family Man e Il Grinch), ma i più mandati in onda, tramessi anche a distanza di pochi giorni da emittenti diverse. Sono grandi classici che parlano del Natale in maniera diversa, tra incanto magico e storie visionarie, con disimpegno o scatenata ironia. Perché prima dei cambiamenti che affidiamo all'anno nuovo è giusto ribadire i tormentoni di sempre.

E allora, come la lista di un menù fisso dal sapore già noto, riecco i 5 film cult di Natale a cui non sfuggirete neanche quest'anno.

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5. L'ora del dolce: Miracolo nella 34° strada

Miracolo nella 34sima strada: una scena con Richard Attembourough

"Cerco di limitare l'assunzione di zuccheri" dice la piccola e tenera Susan mentre è in fila per salutare Babbo Natale. Una frase che non ci risparmia da una buona fetta di smielata sdolcinatezza quando ci troviamo davanti a Miracolo nella 34ª strada, remake del quasi omonimo Il Miracolo della 34ª strada risalente al 1947. La bimba protagonista non crede alla mitica icona barbuta e di conseguenza non ha aspettative per il suo Natale. Poi l'incontro fatidico con il bonario Kris Kringle, vecchio signore convinto di essere Santa Claus, infonde in lei nuove e inaspettate speranze. Un anno dopo aver dato vita ad un grande sogno giurassico (finanziando il Jurassic Park), il grande Richard Attenborough ritorna ad ammaliare i bambini e conduce un'ingenua favola familiare dove grandi e piccoli vengono educati a credere (di nuovo o per la prima volta) in qualcosa. Bambine con frangette vestite con cappottini a quadri, centri commerciali illuminati da una fotografia patinata e musiche magiche sembrano fuoriuscire da uno spot di celebri bibite gassate, ma il film di Les Mayfield riesce a vendere buoni sentimenti con innegabile tenerezza. Gli allergici potrebbero starnutire dinanzi a cotanto zucchero, mentre per altri il vero miracolo diventa non cedere alla lacrimuccia.

4. Il sale nella zucca: Nightmare Before Christmas

Una scena del film d'animazione Nightmare Before Christmas

Per una volta lo spirito del Natale non è nell'aria, perché ha il corpo (esile) e il volto (amabilmente scheletrico) di Jack Skeletron. Signore osannato del Paese di Halloween, stanco di una quotidianità da mortorio, decide di avventurarsi verso territori a lui ignoti per dare senso alle sue aspirazioni frustrate. Basta con i soliti spaventi, allora perché non provare ad alimentare i sogni del Natale? Sulle note malinconiche e sognanti di uno straordinario personaggio, Henry Selick manipola plastilina e terrore innocuo, assieme a pregiudizi e ambizioni che si trasformano in ossessioni. Questo fragile "re del mai" che canta mentre sogna di essere qualcun altro, fuoriesce dalla zucca irrequieta di Tim Burton, creatore di uno dei suoi più riusciti sottosopra. Un cortocircuito di mondi ribaltati e realtà ibride che convivono in un gran film che parla di desideri maldestri ma nobili e della necessità di cambiare senza aver paura di snaturarsi. Qui Babbo Natale viene sequestrato e scippato della sua festa. Ma mai ladro fu più comprensibile e amabile.

3. L'amarezza di Un canto di Natale

Jim Carrey è Ebenezer Scrooge nel film A Christmas Carol

Che sia Jim Carrey o Zio Paperone, poco importa. La grandezza di Scrooge valica il tempo e le infinite incarnazioni della sua avarizia, perché capace di insinuarsi in libri scolastici, cartoni animati, vecchi film muti e recenti opere in motion capture. Cambia la forma ma la sostanza scritta da Charles Dickens è rimasta immutata nel tempo. Dal 1843 ad oggi il suo monito contro gli eccessi del possesso rimane ancora valido; una condanna allegorica contro le derive individualiste di un'Inghilterra industrializzata e legata al freddo profitto personale. Un vizio mai svanito che ha viaggiato nella memoria del vecchio Scrooge, anziano e tirchio finanziere completamente impermeabile al valore del Natale e qualsiasi cosa che faccia rima con "sentimenti". Il suo viaggio iperbolico in compagnia dei fantasmi del passato, del presente e del futuro è un tragitto che la televisione italiana ripercorre sempre volentieri. Da qualche anno al mitico cartoon Disney del 1983 (Il Canto di Natale di Topolino), con quel piccolo Tim zoppicante che ci intenerisce ogni volta, si è aggiunto A Christmas Carol di Robert Zemeckis, ancora più maturo ed incisivo. Noi siamo certi che il fantasma del Natale futuro ci porterà ancora una volta nell'animo di quel brontolone redento di nome Ebenezer Scrooge.

2. Pasta al formaggio e pizza a domicilio: Mamma, ho perso l'aereo

Una scena di Mamma, ho perso l'aereo

Casa McCallister è anche casa nostra. Per noi non ha segreti. L'abbiamo abitata per 25 anni e ne conosciamo ogni angolo. Dalla soffitta impolverata alle scale usate come pista da sci, passando per lo spaventoso seminterrato, ogni metro quadro di quella bella abitazione di Chicago ci è entrato in testa. Il piccolo Kevin viene dimenticato da solo a casa durante le feste natalizie. Questa è stata la traccia di tanti sogni condivisi da milioni di bambini: mangiare schifezze davanti alla TV, sbirciare nella camera di tuo fratello maggiore, fare la spesa con i soldi di mamma e papà. Kevin, ovvero la più verosimile incarnazione di Bart Simpson (non a caso in Italia hanno la stessa doppiatrice), è diventato per molti come un fratello minore per cui tifare nella sua piccola, grande avventura domestica.

Macaulay Culkin in Mamma, ho perso l'aereo

Sì, perché prima di difendere Hogwarts dall'intrusione di mostruosi troll e inquietanti Dissennatori, Chris Columbus ha diretto l'assedio maldestro di Marv ed Harry, trovando la formula perfetta dell'intrattenimento familiare: ritmo, ironia, gag e una spruzzata a velo di buoni sentimenti. Mentre i due ladruncoli subiscono angherie di ogni sorta, Columbus scrive la sua morale, con l'ebrezza della libertà che lascia spazio alla necessità degli affetti. Così, assieme all'esilarante scena del fattorino terrorizzato dal boss di "Angeli con la coscienza sporca", è davvero difficile dimenticare il vecchio Marley che si riappacifica con la sua famiglia. Peccato solo che di quel Macaulay Culkin, bambino spensierato e ingenuo, sia rimasto soltanto un vago ricordo.

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1. L'elogio della pancetta di maiale: Una poltrona per due, ovviamente

Una poltrona per due: in scena Dan Aykroyd e Eddie Murphy

Ormai è un dato di fatto innegabile: il Natale inizia quando lo decidono Louis e Billy. Le due pedine, vittime di un esilarante gioco di ruolo fatto di ciniche scommesse e scambi di persona organizzati da due spietati uomini d'affari. Il genio di John Landis gioca con gli stereotipi ed evidenzia con sarcasmo le contraddizioni del perbenismo americano anni Ottanta, scardinando attraverso l'ironia le manie dell'Occidente frastornato dal danaro. Il Natale funge da paradossale sottofondo per questo racconto critico ma allo stesso tempo divertito di irridere e condannare attraverso la risata contagiosa di Eddie Murphy. Ma ora basta parole. Una poltrona per due va semplicemente visto e rivisto. Ancora una volta e una volta ancora, puntando ogni nostro dollaro sulla pancetta di maiale. Il cotechino troverà la forza per perdonarci.

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