Animali notturni

2016, Drammatico

Golden Globes: cinque grandi sorprese e cinque esclusioni delle nomination 2017

Nell'edizione caratterizzata da una valanga di candidature per La La Land e Moonlight, che si confermano i titoli di punta della awards season del 2016/2017, la Hollywood Foreign Press Association è riuscita a lasciarci a bocca aperta in più di una categoria: la nostra analisi delle nomination più spiazzanti di quest'anno.

La La Land: Emma Stone e Ryan Gosling insieme nella prima immagine del film

Le principali notizie relative alle nomination per la settantaquattresima edizione dei Golden Globe Award hanno ribadito in sostanza quanto tutti noi osservatori della "stagione dei premi" stiamo pronosticando ormai da settimane, se non da mesi: ovvero lo strapotere di La La Land, lo stupefacente musical che ci ha conquistati al Festival di Venezia e che ha messo a segno un lauto totale di sette candidature, e l'eccellente responso per due acclamatissimi prodotti del cinema indie, il melodramma a sfondo gay Moonlight e il doloroso ritratto di famiglia di Manchester by the Sea (rispettivamente sei e cinque nomination).

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Ma a parte queste tre pellicole, che si erano già spartite tutti i maggiori trofei delle associazioni dei critici americani, sono assai numerosi i 'favoriti' della vigilia che ieri pomeriggio, all'annuncio delle candidature della Hollywood Foreign Press Association, hanno potuto stappare lo champagne già tenuto in fresco (e giusto a proposito di vini francesi, un apposito brindisi è tutto per l'impareggiabile Isabelle Huppert, fra le pochissime interpreti della storia ad essere state candidate per una performance in lingua straniera). Fra tante conferme, però, questa tornata di nomination ci ha riservato pure un numero particolarmente elevato di sorprese, che potrebbero avere un'influenza non da poco sull'imminente corsa agli Oscar.

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Elle: Isabelle Huppert e Laurent Lafitte in una scena del film

Di seguito, dunque, proviamo ad analizzare più da vicino le candidature ai Golden Globe 2017, riportando le cinque maggiori sorprese di quest'anno, ovvero i film e gli attori che nessuno o quasi si aspettava di ritrovare in lizza, e le cinque più pesanti omissioni, ovvero i "pezzi grossi" (o aspiranti tali) della awards season che, a dispetto delle previsioni delle ultime settimane, si sono ritrovati tagliati fuori (più o meno a torto) dalle cinquine formulate dalla HFPA...

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Moonlight:una delle primissime immagini disponibili del film

LE SORPRESE

1. Nomination inattese per Tom Ford...

Animali notturni: Tom Ford e Amy Adams sul set del film

Per quanto Animali notturni, torbido noir dal taglio metanarrativo, abbia riscosso una pioggia di lodi al Festival di Venezia, vincendo fra l'altro il Gran Premio della Giuria, in America il consenso della critica non era stato proprio unanime, e l'attenzione dei precursor pressoché assente: pertanto, l'unica candidatura che pareva lecito aspettarsi per la pellicola era quella per l'attore supporter Michael Shannon, un beniamino della stampa e delle associazioni cinematografiche. Alla HFPA, tuttavia, hanno pensato bene di rovesciare del tutto i pronostici: ecco dunque Tom Ford con un'insperata doppia nomination in qualità di regista e sceneggiatore. Non abbastanza, comunque, per far guadagnare ad Animali notturni un posto nella cinquina come miglior film.

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2. ...e il suo "animale notturno" Aaron Taylor-Johnson

Venezia 2016: Aaron Taylor Johnson al photocall di Nocturnal Animals

E sempre a proposito di Animali notturni, è stata perfino più grossa, però, la sorpresa nella categoria come miglior attore supporter, con l'esclusione di Michael Shannon a favore di un altro interprete del film: un inedito Aaron Taylor-Johnson, candidato per un ruolo feroce e inquietante. Che alcuni fra i membri dell'Academy prendano in considerazione il suggerimento della HFPA, inserendo il giovane attore inglese nei propri ballottaggi? O al contrario la concorrenza 'interna' finirà per costare le speranze di candidatura sia a Taylor-Johnson che a Shannon?

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Animali notturni: Jake Gyllenhaal e Aaron Taylor-Johnson in una scena del film

3. Lily Collins: l'eccezione alla regola del flop

Una delle maggiori sorprese dei Golden Globe 2017 è arrivata nella categoria per la miglior attrice di commedia, in cui, accanto a star pluripremiate del calibro di Annette Bening, Emma Stone e Meryl Streep, è spuntata anche la ventisettenne britannica Lily Collins, figlia del celeberrimo Phil Collins. Perché questa nomination ci è sembrata piovere dal nulla? Perché la pellicola di cui la Collins è protagonista, la commedia romantica L'eccezione alla regola, ritorno alla regia (e sullo schermo) del grande Warren Beatty, è stato uno dei più cocenti fiaschi commerciali di quest'anno, con incassi inferiori ai quattro milioni di dollari a dispetto della massiccia distribuzione. Evidentemente, il fascino vintage del film di Beatty ha avuto comunque abbastanza presa sui giurati della HFPA.

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4. Non solo Florence e consorte: il caso di Simon Helberg

È stata forse la nomination cinematografica più bizzarra (e, a nostro avviso, la meno comprensibile) dell'intero lotto: quella di Simon Helberg come miglior attore supporter per la commedia Florence, in cui divide la scena con un'istrionica Meryl Streep. Con Hugh Grant spedito fra gli attori protagonisti di commedia ai Golden Globe, ma sponsorizzato come attore supporter per gli Oscar (le smaccate strategie degli studi pur di raccogliere una candidatura in più), la HFPA ha pensato bene (insomma...) di assegnare il 'posto' di Grant al caratterista Simon Helberg, noto finora soprattutto per la serie TV The Big Bang Theory; a conferma che il film in costume di Stephen Frears, quattro nomination in tutto, dev'essere piaciuto davvero tanto ai giurati.

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5. Divines: la riscossa di Netflix tra i film stranieri

Divines: un bel primo piano tratto dal film

È vero, la cinquina per i film in lingua straniera ai Golden Globe è sempre un terno al lotto, tanto più che i giurati non sono tenuti a scegliere fra i titoli selezionati dalle singole nazioni come accade agli Oscar; ed evidentemente la facile disponibilità su Netflix deve aver favorito non poco l'autentico outsider della categoria di quest'anno, Divines, co-produzione tra Francia e Qatar. Schierato accanto a un altro candidato con bandiera francese, Elle di Paul Verhoeven, Divines, ritratto adolescenziale nella cornice della banlieue parigina, può festeggiare un successo totalmente inatteso, dopo la conquista della Caméra d'Or al Festival di Cannes 2016.

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LE OMISSIONI

1. Cala il silenzio su Silence di Scorsese

Silence: Andrew Garfield in una delle primissime immagini del nuovo film di Scorsese

Innanzitutto, qualche cenno storico: i membri della HFPA hanno sempre amato Martin Scorsese, e negli ultimi tre lustri questo amore si è trasformato in autentica adorazione. Sono stati ben tre i Golden Globe come miglior regista assegnati infatti al cineasta italoamericano fra il 2003 e il 2011, senza contare le candidature e i premi incassati dalle sue pellicole: più che lecito, dunque, aspettarsi un minimo di attenzione per la più recente fatica di Scorsese, il dramma storico Silence, incensato dalla critica oltreoceano. E invece fumata nera, anzi nerissima: neppure una candidatura per Silence. Che questa omissione venga compensata almeno in parte dall'Academy, che potrebbe rivelarsi più generosa nei confronti del maestro Scorsese?

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Silence: Andrew Garfield e Liam Neeson in una foto del film

2. Non decolla l'aereo di Tom Hanks

Sully: Tom Hanks e Aaron Eckhart nel film di Clint Eastwood

Se Scorsese piange (in senso metaforico: siamo più che certi che il buon Martin stia raccogliendo ben altre soddisfazioni in questi giorni), Clint Eastwood di certo ha ben poco da ridere sui prossimi Golden Globe. A dispetto dell'ottimo responso al botteghino, dell'accoglienza critica molto positiva e della statura da perfetto Oscar bait, il suo Sully, storia vera di un ammaraggio miracoloso, non è decollato affatto: sfumate le speranze per le candidature nelle categorie principali, il film di Clint Eastwood si è visto sfuggire addirittura l'unica nomination data per scontata, ovvero quella per il protagonista, un magnifico (come d'abitudine) Tom Hanks. Che la stessa sorte debba toccargli anche agli Oscar, oppure l'Academy si ricorderà finalmente che il buon Hanks non ha più ricevuto una sola nomination dai remoti tempi di Cast Away, nel 2000?

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3. Qualche barriera per le Barriere di Denzel Washington

Una scena di Barriere (Fences)

Rispetto alla doccia gelida su Silence e Sully, è andata decisamente meglio a un altro titolo in prima fila nella awards race, ovvero Barriere, trasposizione dell'omonima pièce teatrale ad opera di Denzel Washington. Ma se Washington può ritenersi soddisfatto della propria nomination come miglior attore di dramma e di quella per la sua comprimaria, un'intensa Viola Davis, come miglior attrice non protagonista (puntuale esempio di cosiddetta category fraud), in moltissimi si aspettavano che Barriere figurasse in lizza anche per i Golden Globe per il miglior film drammatico, per la miglior sceneggiatura e, con un po' di fortuna, per la regia dello stesso Washington (la HFPA ha avuto spesso un occhio di riguardo per i divi che si cimentano con la cinepresa). Ambizioni di gran lunga ridimensionate invece per Barriere, che per miglior film e regia ha dovuto cedere il posto a un altro film di un attore/regista, La battaglia di Hacksaw Ridge.

4. Adam Driver ha perso il pullman

Paterson: Adam Driver in una scena del film

È vero, lo ammettiamo: Jim Jarmusch è sempre stato un cineasta troppo 'sofisticato' per piacere fino in fondo alle ampie e variegate giurie di Oscar, Golden Globe e simili, mentre in termini di premi è senz'altro più un "autore da festival". E benché il suo Paterson fosse uscito a mani vuote dal concorso di Cannes, la critica non aveva lesinato l'entusiasmo attorno a quello che è stato definito come uno dei migliori film in assoluto (se non il capolavoro) nella produzione di Jarmusch. Ma negli ultimi giorni erano cresciute le quotazioni del bravissimo protagonista Adam Driver, divo in ascesa appena ricompensato con il Los Angeles Film Critics Award; e noi saremmo stati quasi pronti a scommettere su una candidatura per Driver al Golden Globe come miglior attore di commedia (quella per l'Oscar era fuori portata). Niente da fare, purtroppo, a testimonianza del fatto che un certo cinema d'autore dal taglio minimalista ancora fatica a imporsi nella awards season (a tal proposito si veda un'altra omissione imbarazzante di quest'anno, quella a scapito di Greta Gerwig).

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5. Here's to the ones who dream...

La La Land: Emma Stone e Ryan Gosling si guardano intensamente in una scena del film

D'accordo, può apparire quantomeno bizzarro inserire fra i grandi 'snobbati' di questi Golden Globe il film più candidato dell'intera edizione, La La Land. Eppure, insieme alle sette nomination collezionate dal romanticissimo musical di Damien Chazelle avremmo voluto vederne pure un'ottava: quella per Audition (The Fools Who Dream), il più bel brano o poco ci manca della soundtrack di La La Land, come miglior canzone originale. La HFPA si è limitata a selezionare un altro splendido pezzo della colonna sonora del film, City of Stars, che ha eccellenti chance di vittoria, ma a nostro avviso anche Audition avrebbe meritato un posto nella cinquina. Pazienza, magari a rimediare all'omissione ci penseranno gli Oscar; e se pure lì dovesse andar male, le lacrime agli occhi suscitate da questa canzone in una meravigliosa scena di La La Land sono già il massimo trofeo a cui un songwriter possa aspirare.

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