Genius: il fiuto per il talento

L'interessante ritratto di una figura chiave dell'editoria di inizio '900, splendidamente interpretata da un ottimo Colin Firth.

Genius: il fiuto per il talento
Genius: Colin Firth e Jude Law in una scena del film

Andate allo scaffale che avete più a portato di mano, prendete il primo libro che vi capita e guardatelo: sulla sua copertina, a parte il titolo, c'è un nome. È quello dell'autore, colui che ha avuto l'idea alla base del testo che mantenete tra le vostre mani e l'ha resa storia e parole, immagini e concetti. Stiamo dicendo una banalità, ne siamo coscienti, ma ci serve ribadirla per poi stravolgerla in qualche modo, perché quel libro è tra le vostre mani anche grazie ad un editore, a qualcuno che ha deciso che fosse meritevole di finirvi e che è intervenuto per metterlo nella forma migliore possibile prima di essere stampato. Qualcuno capace di scorgere il diamante grezzo tra le tante rocce insignificanti che gli capitano sotto gli occhi e di lavorare perché diventi puro e di valore.

In questo articolo

Se la figura dell'editor non è importante in editoria quanto quella dell'autore, poco ci manca, ed è di una di queste figure che lavorano nell'ombra che ci racconta il film Genius, presentato in concorso a Berlino 2016: tale Maxwell Perkins, forse il più influente curatore editoriale della prima metà del secolo scorso, al quale si deve la scoperta di nomi che hanno fatto la storia della letteratura americana come Ernest Hemingway e F. Scott Fitzgerald. Ma è sul suo turbolento rapporto con un autore in particolare che il film si concentra: Thomas Wolfe.

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Il talento di Mr Wolfe

Genius: Colin Firth e Jude Law in un momento del film

Lo sceneggiatore John Logan ci porta a New York nel 1929. Max Perkins è editor alla Scribner's Sons ed ha già scoperto i talenti di Hemingway e Fitzgerald quando sulla sua scrivania capita un manoscritto, caotico e spumeggiante, di uno scrittore sconosciuto. Come accaduto in precedenza, leggendo le pagine di Thomas Wolfe, si convince di avere tra le mani un potenziale genio e si mette al lavoro con lui per limare, o sarebbe meglio dire sfoltire, l'esuberante prosa dell'autore in vista della pubblicazione presso la casa editrice con cui lavora. Un'opera ardua, che costringe i due a soppesare ogni singola frase, discutere per ogni passaggio, ma alla fine consolidare un rapporto forte e prezioso che porta al successo del giovane scrittore, ma che non viene visto di buon occhio da chi li circonda ed in particolare dalle consorti dei due. Tom non è però in grado di gestire il successo con equilibrio e la lavorazione del suo secondo romanzo, un manoscritto di cinquemila pagine che necessita di più di qualche taglio, diventa sempre più turbolenta.

La musica nelle parole

Berlino 2016: Jude Law e Colin Firth posano al photocall di Genius

C'è una scena in particolare che ci ha colpito in Genius, che ci mostra Max e Tom in un locale ad ascoltare musica jazz. Una scena in cui Jude Law/Wolfe enuncia un parallelo tra la musica che i due stanno ascoltando e la scrittura non convenzionale, quella che esce dagli schemi ed è capace di sorprendere il lettore, scuotendo le sue sicurezze. È un momento chiave per capire l'approccio dell'autore alla scrittura e per estensione alla vita, la sua voglia di uscire dagli schemi, stupire e assaporare ogni momento dell'esistenza. Un'attitudine che Max comprende, sa gestire e convogliare in qualcosa di unico e dirompente. Jude Law sa dar vita a questa pulsione incontrollabile, alla parlata e i movimenti nervosi, l'iperattività e brillante follia del suo personaggio, anche se in alcune situazioni limite scivola un po' sopra le righe. Una pecca perdonabile per un ruolo che è spesso al limite, in bilico tra equilibrio ed eccesso. Non stupisce che questa attitudine ad andare fuori controllo sia anche della moglie dello scrittore, seppur in un modo più interiorizzato e misurato che Nicole Kidman rende con grande grazia.

Rispettare il testo

Berlino 2016: Jude Law, Colin Firth, Michael Grandage, Laura Linney e Guy Pearce al photocall di Genius

Ne è contraltare il Perkins di Colin Firth, uomo calmo e misurato, razionale e pacato. La prova dell'attore è magnifica, intensa, emozionante, lavora per sottrazione e con il suo respiro regolare tiene in vita con equilibrio la pellicola del regista di provenienza teatrale Michael Grandage, laddove Law ne rappresenta il cuore pulsante. A lui si deve un altro concetto chiave di Genius, uno spunto di grande intelligenza su cui è interessante ragionare: con il loro lavoro rigorosamente invisibile sui testi, con i tagli e i cambiamenti, gli editor rendono semplicemente migliore l'opera da presentare al pubblico? O con il loro intervento la modificano trasformandola in qualcosa di diverso? Dopo essere passato per le mani di un editor, il testo è ancora quello che viveva nella mente dell'autore? Nell'affrontare un esponente autorevole del passato, ben ricostruito dalla messa in scena asciutta di Grandage, lo script di Logan riflette su questi aspetti senza esprimere giudizi in modo esplicito, se non attraverso il rapporto tra i due personaggi che si sviluppa tra alti e bassi fino al toccante finale.

Antonio Cuomo
Redattore
3.5 3.5
Berlino 2016
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