Felice chi è diverso: incontro con Gianni Amelio a Berlino

Il regista ci ha parlato del suo documentario che esplora il mondo dell'omosessualità in Italia e di come è stato coinvolto in questo progetto anche e sopratutto da un punto di vista emotivo.

"Se avessi saputo che a Berlino c'era questo gran sole, avrei portato con me i miei nipotini. Le previsioni parlavano di temperature polari, invece guarda che bella giornata". Così Gianni Amelio all'inizio del nostro incontro oggi in occasione della presentazione del suo documentario Felice chi è diverso nella sezione Panorama Dokumente della 64a Berlinale, prodotto in collaborazione con Rai Cinema e Rai Trade. Un Amelio particolarmente loquace, ha voglia di parlare, di raccontare la genesi di questo suo lavoro che evidentemente lo ha coinvolto in maniera particolare su un piano non solamente artistico ma anche e soprattutto emotivo. "Peccato non ho visto il manifesto del film qui in giro, oltretutto è un bellissimo manifesto, un disegno di Jean Cocteau; non potevamo pubblicare foto perché le persone del documentario sono tutte persone comuni". Persone comuni, storie di uomini che raccontano come è stata vista l'omosessualità in Italia e dai media italiani durante il secolo scorso, tra testimonianze e immagini di repertorio.

Come e quando è nata l'idea di questo documentario? Gianni Amelio: Due anni fa a Venezia, mi dissero che Rai Cinema aveva in progetto tre documentari, uno da proporre a Scola, uno a Olmi e uno a me. Ho detto benissimo, voglio fare un documentario che racconti come l'omosessualità è stata vista in Italia e dai media italiani durante il secolo scorso. Sono rimasto sorpreso quando ho iniziato le ricerche e ho constatato che il materiale di repertorio non era affatto abbondante.

Felice chi è diverso: un'immagine del documentario
A causa della censura?
A causa delle censura che c'era durante il fascismo... "tutto purché non se ne parli", una censura che poi è continuata fino agli '70. Una campagna denigratoria perpetrata in maniera ignobile da giornali di destra come Il Borghese e Lo Specchio per esempio, che in ogni numero contenevano un attacco a qualcuno. Emblematico il caso di Fiorentino Sullo, quattro cariche di ministro, praticamente costretto a sposarsi dopo una guerra di attacchi denigratori durata anni fino a quando lo hanno costretto a dimettersi.

Censura anche televisiva?
In televisione non si trova quasi niente fino a quello sketch di Raimondo Vianello vestito da donna che si vede nel documentario, ed è stato censurato e tenuto nel cassetto per anni. Anche quello spezzone con Umberto Bindi, che ha subito continue discriminazioni, quando a Sanremo nel '61 i giornali invece di parlare della sua canzone lo tartassavano di domande sull'anello che portava al dito. I giornali scandalistici dell'epoca, o peggio quelli di cronaca nera, che scrivevano articoli sull'argomento usando titoli come "Roma sporca" o "Vizio imperante". Era l'epoca in cui si usavano ancora termini come "invertito" o "capovolto".

Felice chi è diverso: Ninetto Davoli e Pier Paolo Pasolini in un'immagine del documentario
E al cinema?
Al cinema si cominciano a vedere all'inizio degli anni '60: più che altro con dei ruoletti piccoli di sarti effeminati, andava di moda il sartino gay, l'indossatore con movenze femminee, come nella sequenza che faccio vedere con Ugo Tognazzi. Quelle cose passavano, ma la parola non si pronunciava. Questo fa riflettere e alcune testimonianze del documentario in qualche modo fanno capire che il non dire, il non pronunciare la parola frocio in qualche modo proteggeva e aiutava anche ad esserlo. Ci sono scuole di pensiero soprattutto di persone che oggi hanno sugli 80 anni che dicono grossomodo "si stava meglio quando si stava peggio". Paradossalmente dagli anni '70 le cose per gli omosessuali sono diventati più difficili una volta usciti allo scoperto.

E qual'è il suo punto di vista rispetto a questo?
Io penso che chi ragiona così si riferisce all'omosessualità e non all'omoaffettività, credo che questo sia il punto centrale. Per molti individui l'omosessualità è stata concepita come un'avventura "alla cosacca" per dirla alla Paolo Poli, ogni sera apri un portone e ti ci infili. Questa è la realtà che è stata assegnata all'omosessuale, la vita alla quale è stato condannato, mentre a un etero non verrebbe mai associato uno stile di vita del genere, da una botta e via, altrimenti si parlerebbe automaticamente di una puttana e di un puttaniere. Perché la realtà dell'omosessuale dovrebbe essere questa? Perché in qualche modo gli è stata assegnata dall'essere omosessuale. Chi ha vissuto da quegli anni in avanti ha avuto il privilegio di potersi affrancare da quella condizione e dedicarsi invece alla propria omoaffettività, imparare ad accettare di amare e di essere amati da un a persona dello stesso sesso. Imparare ad essere individui che sanno amare, avare coscienza della nostra capacità di amare come dice Pier Paolo Pasolini nei Comizi d'amore.

Come avete scelto i protagonisti del documentario?
Mi sono avvalso dell'aiuto di Francesco Costabile, abbiamo girato un totale di 48 ore in varie città. Abbiamo incontrato persone, amici di amici, anche l'Arci Gay ci ha aiutato, abbiamo fatto degli incontri, persone tra i 75 e i 95 anni, un quadro nazionale di varie tipologie di storie sulle quali siamo andati a colpo sicuro in modo da non avere doppioni. Ne ho montati 20 e ne sono rimasti fuori due che saranno nel DVD.

Felice chi è diverso: Lucy Salani in una scena del documentario
E cosa ha scoperto durante tutte queste ricerche?
Una verità che in fondo già sapevo e che già sappiamo tutti: etero, omo, gay, lesbiche, abbiamo tutti gli stessi problemi, in forma diversa, ma sono gli stessi problemi. Se parliamo di affettività e non di sesso, le dinamiche e i temi sono universali. Se questo fosse chiaro, se fosse chiaro che se un uomo e una donna si lasciano le dinamiche sono le stesse di quando si lasciano due uomini allora probabilmente si realizzerebbe la mia vera ambizione, ovvero che non sarebbe necessario fare un documentario come questo.

É un argomento che, al di là del valore politico, l'ha coinvolta profondamente?
La mia partecipazione è stata forte e profonda, ho scavato come se scavassi dentro me stesso, ho provato un sentimento di solidarietà. A livello emotivo ci sono stati dei momenti quasi insostenibili per me, come quello di Roberto, quello che ha scritto la lettera a un prete dicendo "la religione dovrebbe essere meno crudele". E dice una grande verità, prima di Papa Francesco abbiamo sentito degli anatemi spaventosi.

Felice chi è diverso: Paolo Poli in una scena del documentario
Oggi essere omosessuale sembra per certi versi quasi una cosa cool in certi ambiti?
Pensiamo alla signora che porta il figlio omosessuale dalla dottoressa che le dice: "Signora, credo che se suo figlio fosse nato in un ceto alto non avrebbe avuto problemi, ma essendo nato dove è nato allora lei porterà la croce". Io la penso come quella dottoressa. "Felice chi è diverso essendo egli diverso" si riferisce al carattere ma anche all'ambito sociale in cui si vive. Un conto è nel campo nello spettacolo, dove essere omosessuale può essere un vantaggio, pensiamo alla figura di Paolo Poli, che è uno che vola così alto dall'essere al di là di tutti i pregiudizi, lui incarna la poesia di Sandro Penna. Ma immaginiamo un insegnante di scuola, un professore di scuola media o superiore, quando ancora c'è ancora chi confonde l'omosessualità con la pedofilia.

Parlando di terminologia è d'accordo con quello che afferma una delle persone sulla cementificazione portata dall'avvento della parola gay?
Sono assolutamente d'accordo. Gay è una parola ingiusta, da una parte ha tolto l'insulto se vogliamo ma come dice Ciro ha tolto la diversità alle diversità. Gay significa fare di tutta l'erba un fascio e quindi di impedire la conoscenza reale. Se volessimo trovare una frase riassuntiva del documentario io vorrei che non ci fosse la parola gay a cementificare una differenza che in quanto tale lo deve rimanere fino in fondo.

Perché non ci sono donne nel documentario e non si parla di lesbiche?
Dal punto di vista sociale sono due cose che non hanno niente in comune e ritengo il problema diverso. Due donne che passeggiano per mano nessuno si volta a guardarle.

Questo non fa sembrare la cosa ancora più tabù nel senso che dell'amore tra donne non si può parlare?
La società maschilista non guarda all'omosessualità femminile con lo stesso sberleffo insultante. Per un uomo le lesbiche sono doppiamente femmine. Nel sogno segreto del 90% degli uomini c'è l'idea di due donne, non conosco una sola donna eccitata dall'idea di due uomini a letto. Il problema del coming out da parte delle donne esiste ma ha delle connotazioni diverse e mi auguro che ci sia una regista che prima o poi realizzi il suo Felice chi è diversa essendo ella diversa, per raccontare come l'omosessualità sia stata invece vissuta dalle donne.

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