Underworld

2003, Azione

Recensione Underworld (2003)

La Beckinsale si muove con grazia felina nel buio, uccide licantropi a tonnellate ma non impressiona, nel film dell'esordiente Wiseman.

Alessandro Puglisi

Elogio del buio

Anche se gli umani non ne sono consapevoli, sono secoli che infuria la guerra fra vampiri e licantropi. Ma sembra si sia giunti ad un punto di svolta: la possibilità di incrociare le due specie potrebbe far pendere l'ago della bilancia dalla parte degli uomini lupo, con conseguenze disastrose per le casate degli esseri del buio. Cosa succede se una vampira si innamora di un uomo che sembrerebbe essere la chiave di volta per la risoluzione di questa guerra epocale?

E' con grandi speranze che mi sono avvicinato a questo lavoro del regista Len Wiseman che, soprattutto per la foltissima schiera di appassionati al genere e alle tematiche trattate, avrebbe potuto rappresentare un riferimento importante dal punto di vista contenutistico, nonchè un buon esempio di come un genere considerato "popolare" possa trovare interessanti risvolti che esulino dal puro intrattenimento. Purtroppo duole affermare che non è così.

Non si può certo negare che l'idea di fondo dello script non sia affatto male; è però il modo in cui essa viene man mano srotolata e presentata allo spettatore che non funziona affatto. I personaggi, giusto per cominciare, sono mal caratterizzati, per colpa di una sceneggiatura ove i dialoghi rappresentano alcune fra le cose più brutte che mi sia capitato di sentire negli ultimi tempi. In questo caso il doppiaggio credo c'entri veramente poco. Oltretutto, mi sembra doveroso precisare che per i primi 20-25 minuti si può rimanere senza grossi problemi concentrati e incuriositi, oltre che interessati, ma ben presto la curiosità lascia spazio a una fastidiosa noia e a un generale disinteresse verso le vicende che si susseguono sul grande schermo. Questo è dovuto principalmente a due cose, che sono facilmente ravvisabili da chiunque abbia appena un pizzico di spirito critico nel momento in cui vede scorrere davanti a sè una serie di immagini logicamente collegate fra loro su uno schermo: regia e interpretazioni sono i due imputati.

La regia strizza più di un occhio a pellicole come Matrix e Il corvo, delle quali peraltro non riesce affatto a riprodurre nè l'atmosfera, nè il ritmo vero e proprio, con frequenti periodi nelle 2 ore (piene) di durata in cui, registicamente parlando, ci si "addormenta", stancati dalla eccessiva pulizia del tutto. In questo senso, ogni cosa ha un aspetto così lindo da risultare stucchevole e disturbante fino all'eccesso.
L'altro tasto dolente, riguarda proprio le interpretazioni. Kate Beckinsale che interpreta la bella vampira Selene è assolutamente inguardabile, tutta stretta nella sua tutina di latex che esalta le forme, ma capace solo di mantenere quasi la stessa identica espressione in ogni scena; ad eccezione di pochissime scene in cui il suo bel visino viene appena solcato da una lacrimuccia, senza dimenticarsi naturalmente del costante "sguardo perso nel vuoto, un po' arrabbiato, un po' non si sa che faccia fare". Il resto del cast si mantiene sulla sufficienza, anche se in generale sembrano tutti poco dentro ai propri ruoli, come chiusi dentro gusci troppo angusti.

Se proprio devo dare un giudizio finale e riassuntivo, considerando la stragrande preponderanza degli aspetti negativi su quelli positivi, mi resta solo da fare presente che quello di cui abbiamo parlato non è certo un film che si farà ricordare per qualcosa in particolare; per dirla in una maniera meno drastica, un altro dei numerosi tentativi di produrre qualcosa di eccezionale, che invece è sfociato in una bieca e patinata mediocrità.

Recensione Underworld (2003)
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