Tutto in quella notte

2003, Commedia

Recensione Tutto in quella notte (2003)

Il film di Franco Bertini non è perfetto, ma ha sicuramente tutte le carte in regola per trasformarsi in una possibile sorpresa di questa stagione cinematografica.

Coraggio o incoscienza?

Insieme a Dopo mezzanotte di Davide Ferrario, Tutto in quella notte sembra volersi ritagliare uno spazio autonomo all'interno del panorama cinematografico italiano inserendosi tra i grandi maestri ormai riconosciuti all'unanimità e l'onnipresente cinema di genere (vedi "commedia" e, più raramente, "horror"). Il film di Franco Bertini non è perfetto, ma ha sicuramente tutte le carte in regola per trasformarsi in una possibile sorpresa di questa stagione cinematografica (come è successo al bel film di Ferrario l'anno scorso); in più a Tutto in quella notte vanno riconosciuti diversi meriti. Primo, e non trascurabile: il bassissimo budget con cui è stato girato il film, cosa che in tempi di decadenza come questi non può che favorire l'aumento delle produzioni in un cinema come il nostro che sembra essere perennemente in crisi. Secondo: il film è diretto da un regista giovanissimo, e l'emergere di nuovi talenti non può che farci piacere, e interpretato da un nutrito cast di attori poco noti, ma tutti molto bravi ed estremamente convincenti nei propri ruoli. Terzo: lo stile di regia e soprattutto, la sceneggiatura, denunciano chiaramente una notevole dose di coraggio (o incoscienza?) sfuggendo alle regole di base che permettono di limitare i danni al box office italiano. Per rendersene conto basta dare un'occhiata alla trama, un caleidoscopio di storie e personaggi che si intrecciano, si incontrano e si scontrano in un costante montaggio alternato che accompagna lo svolgersi dell'intera pellicola fino al finale a sorpresa.

La galleria dei personaggi che animano le varie vicende è piuttosto eterogenea: c'è il dentista di successo che parte per una vacanza a New York per ravvivare un rapporto matrimoniale un po' "raffreddato" e lascia, malvolentieri, le chiavi di casa all'amico Giorgio, il quale ha intenzione di utilizzare l'appartamento per trascorrervi una notte di passione con una ragazza appena conosciuta, ovviamente tutto all'insaputa della moglie che lo crede in viaggio di lavoro. L'appartamento diventa però nella stessa serata meta del fidanzato della donna delle pulizie, Enzo, ladro improvvisato per pagare un pesante debito contratto presso un usuraio, ma i movimenti notturni attirano l'attenzione dei vicini di casa e del loro cane Baldo.

Tutto in quella notte, dunque, può difficilmente essere catalogato all'interno di un unico genere: fa ridere moltissimo, ma non è una commedia, gli eventi si susseguono rapidamente uno dopo l'altro, ma non possiamo parlare di film d'azione; piuttosto ci troviamo di fronte ad un esempio di cinema privo di pregiudizi che guarda al meglio della produzione comica italiana, soprattutto in certi dialoghi, senza mai indulgere nella volgarità tanto utilizzata dai cinepanettoni di turno per provocare facili risate, e che invece ha imparato la lezione di quei modelli illustri (da Pulp Fiction a Magnolia o ai film di Robert Altman) che sono capaci di raccontare più storie contemporaneamente mantenendo sempre viva l'attenzione dello spettatore. Come dicevamo prima il film certamente non è perfetto: se la parte centrale è sicuramente la migliore, la storia esita a decollare nell'inizio, eccessivamente lento, ma è sicuramente il finale, col suo brusco sbalzo di tono, a scombussolare lo spettatore che si trova completamente privo di riferimento e che sarà costretto a prendere una posizione ben precisa (amore o odio) nei confronti di ciò che ha appena visto. Il che, tutto sommato, non è un male vista l'ignavia di molte produzioni italiane che si adagiano nel cliché della tradizione, mentre in questo caso non possiamo che apprezzare l'originalità del progetto.

Recensione Tutto in quella notte (2003)
Valentina D'Amico
Redattore
3.0 3.0
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