Ca$h

2008, Commedia

Recensione Ca$h (2008)

Leggero ed elegante, Ca$h punta tutto su una precisissima sceneggiatura ad incastro, che gioca "a prendere in giro" lo spettatore, ribaltando le prospettive con continui colpi di scena. Ma proprio per questo il film risulta anche un po' freddo e calcolato.

$ come Fal$o

Per Ca$h (Jean Dujardin) la vita ruota tutta attorno all'inganno. Scaltro, belloccio, dotato di incredibile destrezza e d'altrettanto innegabile savoir faire, ha un talento naturale per la truffa. Che si tratti di scambiare soldi falsi, di sgominare i suoi avversari a poker, oppure di vincere semplicemente una partita a biglie contro dei bambini, per Ca$h ogni cosa si riduce semplicemente nel "trovare il pollo da spennare": altrimenti dove starebbe il divertimento? Il suo è un vero e proprio stile di vita al servizio della finzione e della dissimulazione. Ma il Nostro eroe, alle pari del suo compatriota Arsène Lupin, è un autentico "ladro gentiluomo": colpisce sempre con estrema eleganza e raffinatezza e non si serve mai della violenza. E anche quando Ca$h decide di vendicarsi contro chi gli ha ucciso il fratello, userà le armi che gli sono proprie, architettando assieme alla sua famiglia e agli amici più fedeli un intricatissimo gioco di scatole cinesi con il solo scopo di incastrare il suo nemico e di prendersi una bella rivincita.

Jean Reno e Jean Dujardin in una scena del film Ca$h
La filosofia del film di Eric Besnard, sceneggiatore di professione che torna dietro la macchina da presa dopo un lontano esordio nel 1999, è tutta racchiusa qui: nel protagonista e nella sua arte di ingannare - ma anche di sedurre e affascinare - i suoi avversari, e con essi anche lo spettatore. Giunti alla fine del film, quando tutte le carte sono state finalmente scoperte e viene ribaltata la prospettiva spettatoriale rivelando chi è il vero "pollo", la sensazione è quella di avere assistito a una gigantesca recita famigliare, in cui ciò che conta veramente è essere riusciti a convincere e a intrattenere il proprio pubblico.

Più che a precedenti illustri nel sottogenere del film di rapina (come Rififi nel passato e Ocean's Eleven nel presente), Ca$h è dunque figlio soprattutto della pochade e della commedia degli equivoci francese. Non per niente una parte consistente dell'intreccio è riservata ai crocicchi amorosi che si intersecano tra il protagonista e la seducente Garance (Alice Taglioni), con il terzo incomodo della volitiva ispettrice Julia Molina (Valeria Golino). Al terzetto si aggiunge l'ineffabile Maxime, leggendario e imprendibile truffatore impersonato da un Jean Reno che ormai, proprio come Robert De Niro, fa sempre più il verso a se stesso.

La formazione di Eric Besnard è quella dello sceneggiatore, e si vede. L'aspetto che più salta agli occhi in Ca$h è, infatti, la precisione cristallina dell'intreccio - un congegno ad incastro in cui ogni singolo tassello ha una sua giustificazione - ma forse proprio per questo un po' troppo fredda e meccanica. Sotto il profilo più propriamente registico, invece, il film non si segnala per uno stile particolarmente marcato. L'unica particolarità è costituita da un ricorso abbondante di split screen, effetti di montaggio e freeze frame, che hanno la funzione di rendere più intelligibile l'azione allo spettatore, ma servono anche ad accentuare la dimensione ludica e illusionistica del film. Da questo punto di vista la sequenza più interessante è quella in cui Maxime spiega i dettagli della rapina di diamanti, dove la meccanica del colpo è visualizzata attraverso uno stile "a finestre" che si snoda attraverso i vari piani dell'azione, mostrando anche diverse ipotesi alternative nello sviluppo degli avvenimenti.

Insomma, un film à la page, dal ritmo sincopato (ulteriormente esaltato dalla colonna sonora jazz), anche se in definitiva un po' troppo inconsistente. Eric Besnard ha dichiarato di voler realizzare con Ca$h "un film champagne, tra bollicine e tintinnio di cristallo". Direi piuttosto che Ca$h è come un gradevole prosecco, fatto con uve meno pregiate ma dal sapore fresco e leggero. Magari si dimentica dopo un sorso, ma viene giù con facilità e può rallegrare la serata.

Recensione Ca$h (2008)
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