Niente è come sembra

2007, Drammatico

Recensione Niente è come sembra (2007)

Niente è come sembra si mantiene nei binari di un composto rigore adeguato alla speculazione filosofica su cui la pellicola verte.

Ciliegie e spiritualità

Giulio B., anziano professore di antropologia culturale in crisi con la moglie, alimenta con la ricerca e la documentazione la propria passione per le feste etnico-popolari. Proprio la segnalazione di un rito di origine precristiana lo spinge a inoltrarsi nei boschi, ma mentre cala la notte Giulio perde il senso dell'orientamento e si ritrova in un casolare dove si sta svolgendo una festa di compleanno assolutamente inusuale. Affascinato dalle voci di studiosi che disquisiscono di fede, meditazione e filosofia, l'ateismo di Giulio viene messo alla prova tanto da spingerlo a inserirsi nella conversazione. Il sorgere del sole e una lunga camminata nei boschi con i nuovi amici lo condurranno ad assistere a prodigi frutto della fede e del potere della mente, ma col ritorno a casa nella mente dello spettatore si insinuerà il dubbio che forse si è trattato solo di un sogno.

Onirismo, potere maieutico del sogno, riflessione intellettuale e filosofica, meditazione trascendentale, ricerca del Divino. Ormai sono questi i temi assodati sui quali si basa la poetica di Franco Battiato, argomenti che vale la pena approfondire tanto da farne un film sfidando gli ostacoli produttivi e distributivi di un mercato cinematografico ormai lontanissimo dal gusto per il paradosso e l'arte concettuale. Venuta meno la dimensione biografica/autobiografica presente nei precedenti Perduto amor e Musikanten, in Niente è come sembra il regista si concentra maggiormente su una speculazione didattico-teologico-filosofica un po' pesante da digerire. Se si l'esclude l'ampio inserto centrale nel quale ognuno dei personaggi riuniti in questo atipico contesto illustra la propria concezione del divino con piglio esplicativo-didattico e tono saccente, del film vero e proprio resta poco. Un incipit in perfetto 'web 2.0 style' col protagonista che si presenta utilizzando un video su YouTube, un inserto musicale che mescola il look punk delle MaB e Tchaikovsky e un epilogo che gioca con la comprensione dello spettatore rimescolando volutamente le carte perché, come Battiato stesso ribadisce, il suo è un cinema che vuole risvegliare le menti addormentate e abbrutite dai prodotti made in USA contrapponendo a questa overdose di violenza e ignoranza le eccellenze del pensiero umano.

L'impronta più evidente mutuata dal precedente biopic è il tono recitativo ben poco naturalistico comune a quasi tutti i personaggi, la parlata innaturale e forzata accompagnata da battute che di fatto sono stralci di saggi, citazioni filosofiche e aforismi lontani anni luce da una normale conversazione tra commensali. Alle pause innaturali e ai sorrisi tirati di Pamela Villoresi, Giulio Brogi e Chiara Conti si accompagna un montaggio scombinato che poco rispetta i tempi tradizionali del campo/controcampo evidenziando le lunghe e imbarazzanti pause tra un battuta e l'altra. L'impianto didattico è talmente esplicitato da risultare più che didascalico, anche se in questo caso mancano le esagerazioni di cui Musikanten traboccava sfiorando il ridicolo. Poche le licenze stilistiche ardite, tra cui un uso della steadycam solidale al corpo dell'attore che pare mutuato dalla carrellata mista a zoom, marca autoriale di Spike Lee, il solito digitale sgranato e l'introduzione di alcuni effetti speciali artigianali volti a rappresentare i prodigi del Divino. Niente è come sembra si mantiene nei binari di un composto rigore adeguato alla speculazione filosofica su cui la pellicola verte.

Tra i pochi momenti brillanti si segnala il siparietto dell'immancabile Alejandro Jodorowsky qui in veste di interprete dei tarocchi (attività che nella realtà pratica da più di 40 anni), finalmente lontano dagli eccessi interpretativi di Musikanten e decisamente più simpatico, e il cameo di uno stropicciato Enrico Ghezzi che introduce con piglio sornione l'intervista a un lama tibetano. Finale zen che strizza l'occhio allo spettatore in cerca di risposte, dato che "niente è come appare perché niente è reale" meglio lasciar perdere le riflessioni troppo ardite e godere dei frutti che la terra ci dona.

Recensione Niente è come sembra (2007)
Valentina D'Amico
Redattore
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