L'uomo che fissa le capre

2009, Commedia

Recensione L'uomo che fissa le capre (2009)

Basato, come il romanzo-inchiesta di Jon Ronson da cui è tratto, su eventi realmente accaduti e su studi che l'esercito americano ha veramente condotto in gran segreto a Fort Meade, The Men Who Stare at Goats segna l'esordio alla regia di Grant Heslov, già sceneggiatore per Clooney di Good Night, and Good Luck.

Capre di guerra e Jedi hippie

La storia è quella di Bob (Ewan McGregor), un giornalista di mezza tacca un po' sfigato di un piccolo quotidiano locale che dopo esser stato mollato dalla moglie per un altro uomo decide di cambiar vita e inseguire il suo sogno di gloria alla ricerca di uno scoop. Così da un giorno all'altro prende e parte per l'Iraq con l'intento di dimostrare prima a sè stesso e poi alla sua ex di avere i cosiddetti attributi. Giunto al confine con il Kuwait si imbatte in Lyn Cassady (George Clooney) un uomo bizzarro quanto ambiguo il cui nome era venuto già fuori qualche mese prima, durante un'intervista che Bob aveva realizzato con un ex-militare a proposito di un incredibile esperimento segreto condotto dall'esercito USA, al quale cui il tipo diceva di aver partecipato, riguardante la cosiddetta guerra psicologica.
Dopo un'iniziale reticenza, Lyn confessa che quelle che Bob riteneva le farneticazioni di uno psicopatico erano in realtà la pura verità. Esisteva davvero, e anche lui ne faceva parte, un gruppo di militari illuminati e progressisti, guidato e fondato da una specie di sciamano hippie di nome Bill Django (Jeff Bridges) che spinto dalla sua indole psichedelico-pacifista aveva tentato, attraverso bizzarri addestramenti e l'attuazione di tecniche di combattimento rivoluzionarie, di cambiare per sempre il modo di condurre le guerre. Il tutto attraverso l'introduzione della filosofia New Age e lo sfruttamento dei poteri paranormali di alcuni dei suoi selezionatissimi supersoldati.

George Clooney ed Ewan McGregor in una scena del film The Men Who Stare at Goats
Incuriosito, ma allo stesso tempo turbato, dalla scottante rivelazione, Bob decide di seguire Cassady nel suo viaggio on-the-road alla ricerca del guru perduto. Già, perchè di questa cellula speciale dell'esercito USA, il primo battaglione del Nuovo Esercito della Terra, ora non si sa più niente, solo che Django è scomparso. Quando l'improbabile coppia lo rintraccia in un campo di addestramento clandestino gestito dal reazionario Larry (Kevin Spacey), il giornalista d'assalto rimane coinvolto in una disputa tra le forze capitanate da Django e i militanti ribelli di Larry. Ma in tutto questo le capre che fine faranno?

Basato, come il romanzo-inchiesta di Jon Ronson da cui è tratto, su eventi realmente accaduti e su studi che l'esercito americano ha veramente condotto in gran segreto a Fort Meade, L'uomo che fissa le capre segna l'esordio alla regia di Grant Heslov, già sceneggiatore per Clooney in Good Night, and Good Luck. Il suo è un film più pacifico che pacifista, assolutamente non polemico o di seria denuncia nei confronti del governo presente o passato degli Stati Uniti, quanto più una commedia graffiante sull'essere umano, i suoi ì 'poteri' e le sue convinzioni, strutturata come un road-movie ma manchevole di consistenza nella storyline principale, sorretta abilmente da un Clooney in stato di grazia e da un brillante McGregor, ma ampiamente surclassata dagli esilaranti flashback che riportano la truppa indietro nel tempo al momento del reclutamento e all'addestramento.

George Clooney ed Ewan McGregor nel film The Men Who Stare at Goats
Incredibile, ma più vera di quanto si possa pensare, la bizzarra storia di questo corpo speciale di soldati convinti di possedere poteri incredibili come quello di attraversare i muri, diventare invisibili oppure quello di leggere il pensiero del nemico o addirittura di uccidere una capra solo con lo sguardo, usa il mondo di Guerre Stellari e la filosofia dei cavalieri Jedi creati da George Lucas (molto amati da Reagan, come suggerito in maniera provocatoria nei dialoghi) per raccontare la storia americana del post-Vietnam e per sottolineare come l'America abbia avuto in passato e abbia tuttora bisogno di guerrieri Jedi, guardiani di pace pronti con la loro saggezza stellare a salvaguardare armonia e giustizia nel mondo.
Una morale racchiusa nel finale catartico e 'liberatorio' che ha come mattatore (come tutta la seconda parte del film) il personaggio interpretato da Jeff Bridges, una spanna su tutti i suoi compagni di viaggio. Una chicca imperdibile per tutti i suoi fan e per tutti quelli che lo hanno adorato ne Il Grande Lebowski.

Recensione L'uomo che fissa le capre (2009)
Luciana Morelli
Redattore
3.0 3.0
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