Calcio e cinema: I dieci film imperdibili sul mondo del pallone

Tra geniali fantasisti e presidenti colpiti dalla sfortuna, ecco la nostra classifica delle pellicole che hanno raccontato meglio il mondo del pallone, dalle "commediacce" all'italiana, ai gioiellini firmati da Tom Hooper e Ken Loach.

Calcio e cinema: I dieci film imperdibili sul...

Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada lì ricomincia la storia del calcio.

L'obiettivo era quello di essere meno poetici possibile, di non lasciarci andare alla dolcezza delle parole e delle immagini ad effetto e preferire, invece, un approccio più tecnico, serio, professionale. E' piuttosto complicato, però, dopo aver letto la frase di Jorge Luis Borges. Il punto è che quando si parla di calcio è impossibile essere razionali, precisi e circostanziati, perché come ogni attività umana esso è fatto di fantasia, di sogni, di sentimenti, belli e brutti. Ci riporta a quando eravamo ragazzini e sentivamo le partite alla radio (sì, la radio), a quando ci portavano allo stadio per la prima volta e ci sentivamo adulti solo per la possibilità di assistere ad uno "spettacolo" da grandi, seduti al fianco del proprio papà o di quello zio che si lasciava scappare parole poco eleganti nei confronti dell'arbitro. Il calcio ha il potere di trasformare tutto in retorica. Ogni cosa diventa poetica, ogni ricordo è avvolto da una nebbiolina che ne sfuma i contorni e lo protegge dall'oblio. E quando il calcio diventa storie per il cinema, l'incontro dà vita ad un matrimonio d'amore destinato a durare per tutta la vita.

Abbiamo deciso quindi di stilare una classifica dei dieci film più interessanti, non necessariamente i più belli, dedicati al pallone; un viaggio, questo, che abbiamo iniziato volentieri per prepararci a quell'evento planetario che sono i Mondiali di calcio, al via in Brasile il 12 giugno. Una partita dura in media quanto un film ed è così ricca di colpi di scena, che neanche il più demoniaco degli sceneggiatori riuscirebbe a starle dietro. Abbiamo seguito il nostro gusto, dando ampio risalto ai B movie all'italiana, premiando però quei film dall'inconfondibile tocco british. E' lì che il football è nato ed è lì che hanno trovato il modo più giusto per raccontarlo. In maniera tecnica, seria e professionale. Almeno fino al Novantesimo.

10. Best

John Lynch è il protagonista di Best.

"Ho speso gran parte dei miei soldi per donne, alcol e automobili. Il resto l'ho sperperato". Con affetto, George Best, probabilmente uno degli ultimi giocatori inglesi capaci di far sognare il pubblico di casa e non solo. Un irregolare come lui, al pari di un altro genio sregolato come Diego Armando Maradona, a cui Marco Risi ha dedicato Maradona, la mano di Dio, non poteva rimanere a lungo lontano dal mondo del cinema; troppo affascinante, nella sua tragicità, è stata la figura di questo talento purissimo di Belfast, cresciuto nel Manchester United, con cui ha vinto tutto quello che si poteva, simbolo del riscatto del mondo operaio, emblema purtroppo dell'autodistruttività.

Best, il biopic diretto nel 2000 da Mary McGuckian non è certamente un'opera epocale, carente com'è in un aspetto fondamentale per un film del genere, ovvero la resa della partita. Tuttavia l'interpretazione di John Lynch e la ricostruzione di quegli anni resta certamente impressa, anche se si ha la sensazione che un personaggio del genere avrebbe meritato una rielaborazione più fine e approfondita. Concentrato essenzialmente sugli eccessi del calciatore, alcolizzato e dipendente dal gioco d'azzardo, il film diventa l'amara parabola di un campione al declino, un dio del pallone che ad un'età relativamente giovane ha voluto soccombere ad un destino che non è stato in grado di risollevare.

La scena cult

Il commentatore sportivo e presentatore Rodney Marsh, ex calciatore e allenatore, racconta in un'intervista televisiva il suo rapporto d'amicizia con George Best, declamando una barzelletta che ha come protagonista proprio il giocatore. Un uomo finisce in paradiso e Dio in persona gli impedisce l'entrata, invitandolo a superare un prova, svuotare il mare con un secchiello, per poter varcare i cancelli del cielo. Alle rimostranze dell'uomo Dio decide di offrirgli una seconda opportunità e gli chiede di impedire a George Best di bere e uscire con le donne. L'uomo prende il secchiello e comincia a lavorare. Marsh è interpretato da Roger Daltrey, il frontman degli Who.

La battuta

Ci vuole il fuoco nelle vene per questo sport, è un gioco meraviglioso

9. L'allenatore nel pallone

Lino Banfi è l'allenatore nel pallone

Non sappiamo esattamente cosa abbia fatto diventare L'allenatore nel pallone un cult movie assoluto della commediaccia all'italiana. A contribuire alla sua fama trentennale ci ha pensato sicuramente il protagonista Lino Banfi, perfetto nel ruolo del povero Oronzo Canà. Gli scenari esotici del Brasile e la possibilità di vedere vecchie glorie del nostro calcio in azione, poi, ha fatto il resto, trasformando l'operetta di Sergio Martino in un classico del genere.

Tutto ruota attorno alla figura di questo tecnico pugliese, cafone e per nulla chic, che si trova all'improvviso a guidare una squadra in serie A, la Longobarda. Scopriremo in seguito che la sua nomina è legata al malevolo progetto del presidente Borlotti di tornare subito in B per evitare i grandi costi del massimo campionato. Ferito nell'orgoglio, sfruttato da due loschi personaggi, profondamente legato al calciatore Aristoteles che ha portato in Italia dal Brasile, Canà lascia tutti a bocca aperta e si prende la sua rivincita. Non è un capolavoro, questo film, ma strappa più di una risata e anche se 'logicamente' non ci sarebbe nulla da incensare, ci sentiamo di trovargli un posticino in questa graduatoria, perché abbiamo rispetto della _Bzon_a e della leggenda del 5-5-5.

La scena cult

Il campionato è finito e la Longobarda è salva, Oronzo Canà viene portato in trionfo dalle stesse persone che solo qualche giorno prima lo pedinavano per insultarlo. Tra questi, i leggendari gemelli, una coppia di energumeni violenti che lo solleva di peso. Il povero mister prova a ripetere di essere stato preso per un 'cog....ne', ma i due non capiscono, fino alla rivelazione finale.

La battuta

Io picchio De Sisti e gli spezzo pure la noce del capo collo, chiaro?

8. Il presidente del Borgorosso Football Club

Alberto Sordi è il presidente del Borgorosso Football Club

In Italia il calcio si presta a letture leggere, diciamo pure farsesche ed è logico che un attore come Alberto Sordi, che sull'immedesimazione con l'italiano "cattivo" ha costruito parte della sua carriera, prendesse parte a questo spettacolo con un film fatto su misura per lui, Il Presidente del Borgorosso Football Club. Diretto nel 1970 da Luigi Filippo D'Amico, che con Sordi aveva già girato Bravissimo e che quattro anno dopo si cimenterà ancora sul mondo del calcio con L'arbitro, altro cult con Lando Buzzanca (e colonna sonora cantata da Giorgio Chinaglia), il film racconta le tragicomiche avventure di Benito Fornaciari, mite impiegato del Vaticano, timoroso di Dio e mammone, che alla morte del padre riceve in eredità la squadra del Borgorosso, una formazione che milita in una serie minore. Prima riluttante all'idea di seguire le orme paterne, il cavalier Libero era un donnaiolo di simpatie fasciste, decide poi di imbarcarsi in un'avventura disastrosa, con tanto di ingaggio di allenatore sudamericano (ispirato ad Helenio Herrera), ritiri punitivi e pignoramenti.

Meno triviale di altre commedie sull'argomento, il film di D'Amico ha dalla sua la veracità di un protagonista gigione come mai prima, e la descrizione di un mondo di provincia che appare quanto mai appropriata, pur se leggera. Quanti vulcanici presidenti come Fornaciari abbiamo conosciuto nella nostra serie A? Professionisti più o meno stimati, più o meno preparati sull'argomento, che non hanno resistito al fascino della gestione totalitaria della propria squadra. Fanno sempre sorridere, se visti da lontano. Il problema è quando lavorano alla nostra squadra del cuore.

La scena cult

Angosciato dai risultati che non arrivano, il presidente porta la squadra da una zingara che gli impone una serie di litanie contro il malocchio. Del rituale fa parte anche un povero serpentello, che Fornaciari porta sempre con sé per torturarlo a dovere nel caso di un inaspettato rovescio di fortuna.

La battuta

Chi non lotta con coraggio non si merita l'ingaggio, chi non lotta con vigore è peggior di un traditore, chi si estranea dalla lotta e 'ngran fijio de na mig...tta! Vamos muchachos!

7. Sognando Beckham

Una scena del film Sognando Beckham

Il calcio non è sport per signorine. Che sciocchezza! Test clinici hanno dimostrato che le donne sanno tifare come e meglio degli uomini e se si mettono in testa di giocare possono fare magie con quei tacchetti. Film di un certo successo, Sognando Beckham (Bend it like Beckham, ovvero curvare la traiettoria della palla con l'effetto magico del destro dello Spice Boy) di Gurinder Chadha ha acceso i riflettori nel 2002 sul calcio femminile e sull'ostinazione di una ragazza inglese di origini indiane nel voler perseguire il suo sogno, diventare una calciatrice professionista.

La deliziosa Parminder Nagra ha saputo conquistare il pubblico con le sue evoluzioni, affiancata da una giovanissima Keira Knightley, in un clima colorato e scanzonato come può essere una pellicola di Bollywood, interpretata però secondo un gusto più occidentale. Furbetto, ma accattivante.

La scena Cult

Jesse approfitta di un momento di disattenzione di sua madre, intenta a cucinare il pollo, per palleggare alle sue spalle con ortaggi e verdure varie.

La battuta

Se ora rinunci al calcio, domani a cosa rinuncerai?

6. Eccezzziunale... veramente

Diego Abatantuono in Eccezzziunale veramente

Ci sono uno juventino, un milanista ed un interista e nessuno dei tre è normale. Vi basta come sinossi di Eccezzziunale... veramente? Cult istantaneo degli anni '80, firmato da Carlo Vanzina, che teorizzava in maniera puntuale e precisa le tragedie vissute da un ultrà rossonero invaghitosi della fidanzata del rivale interista, un camionista juventino che per seguire la Vecchia Signora in trasferta in Belgio perde tutto e un povero impiegato nerazzurro, ferocemente burlato dagli amici di sempre che gli fanno credere di aver vinto al totocalcio, spingendolo a coprirsi di debiti e a lasciare la moglie virago.

Come succede per altri film che trovano spazio nella nostra graduatoria, non è in discusione il valore artistico della pellicola, quanto la sua capacità di descrivere, sommariamente, con faciloneria se vogliamo, una passione. Diego Abatantuono gigioneggia, uno e trino, nei panni dei tre protagonisti, fa battere il cuore a Stefania Sandrelli e si esibisce in un liberatorio urlo finale, naturalmente all'interno di un cinema.

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La scena cult

La riunione di Tirzan nella Fossa dei Leoni, avvenimento che l'ultrà santifica con una lettura del "vangelo secondo me". A quanto pare, Dio in persona, un bell'uomo sui 40 anni, indica a Gianni Rivera la strada da seguire per insegnare il giuoco del calcio...

La battuta

La parola d'ordine è sempre la stessa: viuuulenza!!!

5. Fuga per la vittoria

Stallone e Michael Caine in Fuga per la vittoria

In ogni classifica sui film dedicati al calcio è sempre ai primi posti e neanche noi ci sottraiamo a questa tradizione, offrendo il giusto spazio a Fuga per la vittoria, pellicola del 1981 interpretata niente meno che da Pelé (e forse per questo motivo domina sempre le top ten). Mix irresistibile di sport movie e film ad ambientazione bellica, l'opera di John Houston è ispirata alla vera partita della morte che si giocò a Kiev il 9 agosto 1942 tra ufficiali tedeschi e prigionieri di guerra ucraini. Siamo nel 1941. Il maggiore Von Steiner, comandante di un campo di prigionia tedesco in Francia ed ex calciatore, riconosce in un prigioniero inglese il giocatore del West Ham e della nazionale, John Colby. Decide così di organizzare una partita tra una selezione di calciatori Alleati e la squadra di una vicina base tedesca. La sfida, nonostante le intenzioni benevole di Von Steiner, si trasformerà ben presto nell'ennesimo atto di propaganda in favore dei Nazisti, mentre la Resistenza francese farà di tutto per favorire la fuga dei prigionieri.

Nel cast, oltre a O' Rei, troviamo altri grandi calciatori dell'epoca come Bobby Moore, capitano della nazionale inglese campione del mondo nel 1966, il belga Paul Van Himst, il polacco Kazimierz Deyna, l'argentino Osvaldo Ardiles campione del mondo nel 1978. Ah, c'è anche Sylvester Stallone che interpreta il ruolo del portiere.

La scena cult

I tedeschi sono in vantaggio per 4 a 3, manca una manciata di minuti alla fine dell'incontro. Pelè, infortunato, chiede ed ottiene di poter entrare in campo e giocare. Sarà lui a trasformare una palla vagante in area nel gol del pareggio, segnando in rovesciata tra gli applausi del pubblico.

La battuta

Questa maledetta partita mi sta fottendo la vita!

4. Il mio amico Eric

Una scena del film Looking for Eric, di Ken Loach

Lo conosciamo tutti come uno dei massimi rappresentanti del cinema militante inglese, ma Ken Loach è un cineasta che ama le favole come nessun altro. Il mio amico Eric rientra perfettamente nella categoria e in questa top ten dedicata al calcio brilla quasi di luce propria. E' la storia di una depressione superata, quella di Eric, un postino che ormai ha perso la voglia di vivere. Lasciato dalla moglie Lily, con una figlia diventata ragazza madre ed due figliastri lasciatigli in custodia dalla seconda compagna, l'uomo non fa che passare il tempo a commiserarsi, fino a quando un giorno, in una spettacolare proiezione dei propri desideri, non si materializza nella sua vita l'idolo calcistico di sempre, Eric Cantona. Con i suoi motti, la capacità di semplificare i grandi problemi della vita e soprattutto di parlare al cuore con schiettezza e coraggio, l'ex stella del Manchester United aiuta Eric a confrontarsi col presente. L'uomo si riavvicina alla moglie e ai figli e tornerà in gioco.

Non possiamo definirlo in assoluto un film sul calcio, perché non è di Cantona che parla, ma di quanto un uomo sappia trovare in una figura così carismatica, la forza per tornare a vivere. Il calcio è così, e lo dice lo stesso protagonista, basta un gol per dimenticare la vita di merda che fai. Loach va come sempre oltre perché non vuole che Eric dimentichi la sua vita, ma che la ritrovi, anche con un pretesto 'magico' come l'epifania del suo amato campione.

La scena cult

Il protagonista cerca in tutti i modi di indovinare qual è stata l'azione migliore nella carriera di Eric Cantona, elenca una lunga serie di gol, ma Eric fa sempre di no con la testa. Perché nel calcio a volte il gol non è la cosa più importante, ma può esserlo un assist. Che vada in rete o meno, bisogna sempre fidarsi dei propri compagni.

La battuta

E' stata quasi un'offerta al grande dio del calcio

3. L'uomo in più

Toni Servillo ne L'uomo in più

Quando nel 2001 uscì in sala L'uomo in più, si percepiva netta la sensazione di aver trovato un grande autore, un regista in grado di rileggere una storia secondo un punto di vista originale. Quel regista era Paolo Sorrentino che per il suo film di debutto ha incrociato i destini di due personaggi con lo stesso nome, Antonio Pisapia; il primo è un cantante molto noto e amato dalle donne, finito in disgrazia per la sua dipendenza dalla droga. Il secondo, liberamente ispirato alla figura di Agostino Di Bartolomei, ex centrocampista di Roma e Milan, morto suicida nel 1994, è un calciatore dal carattere chiuso e riservato, balzato agli onori della cronaca per aver segnato un unico, straordinario gol. Abbandonata la carriera agonistica in seguito ad un incidente, tenta in tutti i modi di diventare allenatore, ma non un tecnico come tutti, bensì un rivoluzionario del calcio d'attacco, per avere sempre l'uomo in più. Non riuscirà a realizzare questo sogno e se ne andrà in punta di piedi, così come ha sempre vissuto, ma verrà ricordato da Tony, che in un'autodostruttiva impennata d'orgoglio vendica la memoria di quell'amico gentile.

Non un film sul calcio in senso stretto, ma una parabola sentita ed emozionante su due personaggi delusi dalla vita, interpretati in maniera eccezionale da Toni Servillo e Andrea Renzi.

La scena cult

Ne scegliamo una squisitamente calcistica, la sfuriata negli spogliatoi del tecnico della squadra in cui milita Antonio Pisapia. Un fiume di insulti di ogni tipo, girata nello spogliatoio del San Paolo, prima dell'inizio della partita Napoli - Perugia.

La battuta

Antò io ti devo dire quello che penso: penso che il calcio è un gioco, e tu sei un uomo fondamentalmente triste

2. Il Maledetto United

Timothy Spall e Michael Sheen in una scena del film Il maledetto United

Con ogni probabilità tra i film che compaiono in questa scarna classifica, Il maledetto United diretto da Tom Hooper è il più riuscito sia dal punto di vista stilistico che nel modo di rappresentare il calcio; si racconta la vera storia di Brian Clough, uno dei tecnici più famosi e vincenti in Inghilterra, capace di aggiudicarsi il campionato alla guida di una squadra non di primo piano, il Derby County e della sua breve militanza con i giganti del Leeds United, 44 giorni in cui Clough, senza il sostegno del suo vice, Peter Thomas Taylor, riuscì a farsi odiare da tutti i giocatori e, infine, esonerare. Polemico, senza peli sulla lingua, cosciente dei propri mezzi, Clough non riusciva a far comprendere a quel team formato da calciatori scorrettissimi, abituati sempre a farla franca, a giocare in maniera anti sportiva.

Il film di Hooper è interessante, dunque, perché è la storia di una sconfitta e allo stesso tempo il miglior racconto della statura di un uomo affatto perfetto, ma con una tempra e un carattere che appartiene solo ai grandi. Perfetta, poi, la ricostruzione dell'epoca, gli anni ruggenti di un'Inghilterra calcistica che non aveva mai perso la propria supponenza. Grande la prova attoriale dei protagonisti, Michael Sheen e Timothy Spall, affiancati da Colm Meaney (l'odiato tecnico della nazionale, Don Revie) e Jim Broadbent. Per chi ama il calcio e gli uomini che lo hanno trasformato in 'arte', questo è un film da vedere e rivedere, tosto come un difensore in una giornata di pioggia col campo pesante.

La scena cult

All'apice della carriera, Brian Clough diventa un personaggio amatissimo dai media, a tal punto da scatenare "l'invidia" del grande Mohammed Alì, che se la prende col suo rivale inglese. "C'è un tizio a Londra, in Inghilterra, chiamato tipo Brian... Brian Clough. Ho sentito fino in America che questo tizio parla troppo. Dicono che sia un nuovo Mohammed Alì. C'è solo un Mohammed Alì. Ora, Clough, ne ho abbastanza. Smettila". Vi facciamo vedere il video originale (imperdibile)

La battuta

Il calcio è uno sport meraviglioso e va giocato meravigliosamente

1. Febbre a 90°

Siamo pronti a scommettere quello che volete che tante persone hanno cominciato a tifare per l'Arsenal, dopo aver visto Febbre a 90°, film che, è bene chiarirlo subito, non possiede straordinarie qualità artistiche, ma che si fissa nella memoria per la sua capacità di descrivere le emozioni profonde che prova un tifoso verso la propria squadra del cuore. Un sentimento di passione e trasporto ai limiti del patologico che Nick Hornby aveva messo nero su bianco, dando al misconosciuto David Evans la possibilità di tradurre quelle sensazioni in un cult movie immediato. E già dai titoli di testa, accompagnata da There she goes dei The La's, un pezzo che parla di eroina, si delinea il quadro del discorso.

Il professor Paul Ashworth, interpretato da Colin Firth, è un drogato, un uomo che alla dipendenza dagli stupefacenti ha sostituito quella dall'Arsenal. I gunners sono il suo chiodo fisso, l'unica ragione di vita. Almeno fino a quando non incontra l'ardimentosa Sarah, una collega che smonta pezzo per pezzo le sue certezze e lo trasforma in un uomo saggio. Tutto questo mentre l'Arsenal si aggiudica il campionato in uno dei finali di stagione più emozionanti di sempre, conquistando il punto prezioso a Liverpool, sul campo dei Reds.

La scena cult

Colin Firth che si alza dal letto indossando dei boxer con il simbolo dell'Arsenal, sotto lo sguardo allibito della sua fidanzata. Potete intravederla nel trailer originale.

La battuta

Potresti per favore per favore per favore per favore andare affanculo? Capiti nei peggiori sessanta secondi della mia vita!

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