Assassin's Creed

2016, Azione

Assassin's Creed: dal gioco al film è un salto della fede, ma il fascino di Fassbender non basta

Atteso come il film che potesse dare la svolta alla vicenda tormentata dei videogiochi sul grande schermo, quello di Justin Kurzel si rivela solo come l'ennesimo fallimento. E l'errore principale sta proprio nello spostare gli equilibri narrativi rispetto alla saga videoludica, dando troppo spazio a una cornice di ambientazione moderna che nei videogiochi era marginale ai danni dell'avventura vera e propria.

Assassin's Creed: Michael Fassbender e Aria Labed sui tetti della città

Portare sul grande schermo una saga di notevole successo, si sa, non è mai semplice: tante volte abbiamo visto veri e propri fenomeni letterari fallire miseramente una volta approdati al cinema. Per i videogiochi poi sembra essere ancora più complicato, tanto che dalle parti di Hollywood c'è chi comincia a parlare di una vera e propria maledizione. Dopo aver visto questo tanto atteso Assassin's Creed purtroppo non possiamo che accettare, sebbene a malincuore, il fatto che gli studios cinematografici siano ancora molto lontani dall'avere realmente capito come adattare i videogiochi per il cinema. E come sfruttarne le reali potenzialità.

Se per molti questa nostra affermazione non sembrerà poi un grosso problema, andrebbe quantomeno fatto notare che il fenomeno Assassin's Creed non è certo passeggero e da sottovalutare, visto che la saga ha avuto inizio nel 2007 e in questi nove anni, oltre ad aver venduto decine di milioni di copie tra console e PC, ha permesso alla Ubisoft di realizzare un vero e proprio impero commerciale che va ben oltre i videogiochi, essendosi espanso anche nelle librerie (romanzi e fumetti) e nei negozi di abbigliamento e potendo contare su un vastissimo e multiforme merchandising. Tutto questo semplicemente sfruttando al meglio un'unica e geniale idea che potenzialmente potrebbe avere anche sul grande schermo una vita lunga e proficua.

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Non perdiamoci d'Animus

Assassin's Creed: Michael Fassbender a colloquio con un prete

L'idea dietro all'intera saga è infatti (apparentemente) banale eppure dalle potenzialità infinite: nel DNA di ciascuno di noi sono sepolti i ricordi dei nostri antenati e attraverso uno speciale macchinario chiamato Animus è possibile accedere a questi ricordi inconsci e riviverli come fossero realtà. Una sorta di Jurassic Park della memoria, se vogliamo, e dai molteplici utilizzi tanto che l'Abstergo, la società a cui si deve questa rivoluzionaria invenzione, vuole sfruttare la tecnologia per far volgere a proprio favore una battaglia che va avanti da migliaia di anni, quella tra i templari e gli assassini. Per riuscirci e spazzare via per sempre i nemici cerca di impadronirsi della Mela dell'Eden, un artefatto che sembrerebbe garantire al suo possessore la capacità di piegare e spezzare per sempre il Libero Arbitrio dell'intero genere umano.

Assassin's Creed: Michael Fassbender e Jeremy Irons in una scena

Ma come arrivare ad un oggetto di cui non vi sono più tracce da quasi 600 anni? Attraverso l'Animus, ovviamente, e i ricordi di un discendente di Aguilar de Nerha, assassino vissuto in Spagna nel quindicesimo secolo e ultimo protettore della reliquia. Il prescelto è quindi Callum Lynch, un uomo dal passato tormentato e sanguinoso che viene catturato dalla Abstergo e inserito in un complesso secretato insieme ad altri esattamente come lui: gli ultimi discendenti dell'Ordine degli Assassini.

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Ma la Storia dov'è?

Assassin's Creed: Michael Fassbender in una foto del film

Se è vero che il videogioco di Assassin's Creed ha sempre permesso ai suoi giocatori di vivere le avventure su più piani temporali, bisogna ammettere che la parte moderna, ovvero la storia legata al piano dell'Asbergo, ha sempre avuto uno spazio marginale rispetto a quanto veniva raccontato nei ricordi stessi. Che l'ambientazione fosse la Gerusalemme del XII secolo o il Rinascimento fiorentino, l'America coloniale o la Rivoluzione francese, la ricostruzione e l'interconnessione dei personaggi fittizi con quelli storici e reali è sempre stata il fulcro della saga. E ad essa si deve gran parte del suo fascino.

Assassin's Creed: Michael Fassbender e Ariane Labed incatenati

Nel film tutto questo purtroppo manca, o meglio il vero protagonista è Callum nel 2016 e non Aguilar, a cui sono comunque dedicate le sequenze d'azione più spettacolari e più vicine allo stile e alle atmosfere del videogioco, in ogni caso trattate in modo assolutamente superficiale dalla sceneggiatura. Nelle sequenze dedicate alla Spagna del quindicesimo secolo i dialoghi sono ridotti all'osso (forse anche a causa della scelta dello spagnolo e dei sottotitoli, sicuramente coraggiosa per un blockbuster), le motivazioni e le relazioni tra i personaggi (sia protagonisti che antagonisti) sono praticamente inesistenti e non c'è nulla che porti avanti la storia se non la consapevolezza che i templari sono cattivi, gli assassini buoni e che entrambi cercano, in modi diversi, di mettere le mani sul prezioso e potente oggetto.

Il fatto che sia il tutto ambientato in un'epoca affascinante come quella dell'Inquisizione (per di più un periodo storico finora mai toccato anche dalla saga videoludica) nulla aggiunge ad un racconto che appare frettoloso e volto soltanto a mostrarci le meraviglie delle coreografie dei combattimenti e degli inseguimenti in stile parkour. Il risultato è che alcune sequenze, in particolare quella centrale, sono belle, anzi a tratti bellissime, ma assolutamente vuote e viene dunque spontaneo chiedersi se in fondo limitarsi a guardare quei videogiochi non avrebbe avuto poi lo stesso identico effetto, senza ricorrere ad attori così prestigiosi o a riprese così impegnative.

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Sotto il cappuccio niente

Assassin's Creed: Mario Cotillard e Jeremy Irons in una scena del film

In questo film di Assassin's Creed viene quindi a mancare quel senso di epicità che da sempre è parte della saga di videogiochi e che, almeno in teoria, avrebbe dovuto segnare anche quella cinematografica. Cosa ancora più assurda, mancano anche elementi che avrebbero potuto giustificare la presenza di attori dalle grandi capacità drammatiche come Michael Fassbender, Marion Cotillard, Jeremy Irons, Brendan Gleeson e Charlotte Rampling: se il primo riesce comunque a fare quello che gli viene richiesto da un punto di vista fisico grazie alla sua straordinaria presenza scenica, per gli altri c'è pochissimo su cui lavorare, vista la scarsità di dialoghi significativi e sensati nelle scene ambientate nel presente e considerata la loro totale assenza in tutte le parti ambientate nel passato.

A quel punto a farsi notare di più sono Ariane Labed e Michael K. Williams nei ruoli secondari di assassini poco loquaci ma ben più carismatici di tutti gli altri comprimari: entrambi sono assolutamente sprecati in ruoli che non rendono giustizia al loro curriculum, ma anche solo grazie a pochi sguardi di intesa ed un paio di scene d'azione particolarmente cool riescono a portare sullo schermo il fascino e le abilità degli assassini. Forse persino più di un Fassbender costretto a fare da collante tra due anime di un film che non riescono mai davvero a collimare e decollare. E ad avvincere lo spettatore.
Decisamente non una buona premessa per una saga in divenire.

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Luca Liguori
Redattore
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