Arrival

2016, Fantascienza

Arrival: Amy Adams e Jeremy Renner "Gli alieni come i migranti? Niente politica sul set"

In assenza del regista Denis Villeneuve, le due star hanno presentato il film sci-fi al London Film Festival.

Arrival: Amy Adams in un momento del film

Dopo aver incantato Venezia, il fantascientifico Arrival prende la strada del London Film Festival. Come sappiamo Denis Villeneuve è impegnato sul set del sequel di Blade Runner - di cui ora conosciamo anche il titolo, Blade Runner 2049 - e non ha tempo per occuparsi della promozione della sua creatura. Ad accompagnare il film, in uscita in Italia il 24 novembre, ci pensano i due protagonisti, Amy Adams e Jeremy Renner. La coppia in questione, ormai consolidata dall'esperienza sul set, dimostra di essere in perfetta sintonia. Riflessiva ed empatica la Adams, ironico e sagace Renner. Se l'attore si lancia in pittoresche descrizioni del set di Villeneuve, a catalizzare l'attenzione dei fotografi è soprattutto la vistosa scollatura sfoggiata da Amy Adams, avvolta in un elegante tubino nero.

Arrival: Jeremy renner e Amy Adamas alla confererenza del London Film Festival

L'attrice esordisce: "Ho deciso di recitare in Arrival dopo aver letto la sceneggiatura. E' stato un dono poter recitare con una sceneggiatura così accurata. Il mio personaggio non si comporta in modo intelligente, il che risulterebbe piuttosto fastidioso, ma è davvero intelligente e questo è meraviglioso. Ho parlato con Denis Villeneuve e mi sono resa conto che avevamo visto le stesse cose nello script. E' la storia di una madre che dialoga costantemente con la figlia, che la vuole proteggere dal male. Allo stesso modo Denis voleva proteggere la storia visto che considera le sue opere sue creature".

Leggi la recensione: Arrival: tradurre gli alieni per capire noi

Nelle mani di Denis Villeneuve

Arrival: Amy Adams alla confererenza del London Film Festival

In Arrival Amy Adam interpreta una linguistica con una lunga esperienza in campo accademico che viene contattata dal governo per provare a decifrare i segni prodotti da misteriose creature aliene approdate in varie città della Terra. Jeremy Renner ci mette in guardia: "Quelli che troviamo in Arrival non sono i soliti alieni. Sono figure complesse, hanno un valore simbolico. Tutto il film ha un sottotesto filosofico, è un'opera gigantesca, meravigliosa". Parlando del suo personaggio, uno scienziato chiamato a collaborare con la linguista interpretata da Amy Adams, Renner aggiunge: "Le informazioni forniteci su possibili sbarchi alieni sono scarse, perciò realizzare questo film è stata una sfida. Volevamo umanizzare i nostri personaggi, renderli interessanti. Ho pensato che avrei potuto fornire sense of humor al mio personaggio. L'ho reso più sensibile. Il modello è stato Richard Dreyfuss".

Arrival: Jeremy Renner e Amy Adams alla confererenza del London Film Festival

Parlando del lavoro sul set, Jeremy Renner e Amy Adams ricordano di non aver fatto prove prima di girare né di essersi preparati facendo ricerca. Renner racconta: "Conosco bene i film di Denis, li ho visti tutti. Quando ci siamo incontrati aveva quasi finito di girare Sicario. E' una persona intelligente, simpatica, affascinante. Dà molta libertà agli attori, li permette di creare. Denis è un meraviglioso essere umano ed è fantastico lavorare con lui. Mi ha regalato una compagna di lavoro come Amy Adams". "La preparazione del personaggio è un processo individuale" commenta la Adams. "Ogni attore lo vive in modo diverso. Quando mi immergo nel personaggio sul set non parlo con nessuno e ho sempre mal di pancia. Per fortuna oggi non ce l'ho".

Leggi anche: I 40 anni di Amy Adams: ritratto di una signora in rosso

Elefanti giganti e alieni apolitici

Arrival: Jeremy Renner e Amy Adams alla confererenza del London Film Festival

La scelta di creare un personaggio preparato e coraggioso come quello di Amy Adams facendone una donna è importante. La stessa attrice riconosce come sia "un ruolo fortissimo per una donna. Certe mattine caricavo troppo il ruolo e Denis diceva 'Meno, meno, meno'. La mia scienziata è una donna senza vanità, intelligente, ma mai sgradevole. Non ci crederete, ma quando non lavoro non sono una grande viaggiatrice. Non sono affascinata dall'idea di esplorare posti nuovi, ma ciò che mi ha spinto a partecipare al film è l'idea di entrare in contatto con gli altri. Questi momenti sono indelebili, restano nella memoria e li voglio ricordare con mia figlia. Di solito non la porto mai sul set, perché lo ritengo un posto per adulti. Ma in questo caso l'ambiente era meraviglioso".

Perorando la causa della collega, Jeremy Renner aggiunge: "A casa mia sono sempre stato circondato da donne e le trovo più sensibili e in sintonia con l'altro dei maschietti. Se penso a ciò che realmente mi ha spinto a realizzare questa storia è l'idea che tutti possediamo delle emozioni; e credo che questo sia l'aspetto interessante dell'essere umani. Alla base del film ci dovrebbe essere un'idea di accoglienza e accettazione del diverso". Per quanto riguarda la difficoltà di recitare di fronte a creature eteree e gigantesche realizzate in CGI, Renner aggiunge laconico: "Denis ci ha detto di immaginare elefanti giganti di fronte a noi, questa idea ci ha aiutato molto". In tempo di elezioni americane, di fronte a un tema caldo come quello dei migranti è possibile che Arrival celi un sottotesto sociopolitico? Al riguardo Amy Adams ha un'opinione piuttosto chiara: "Ovviamente un'opera come questa ha un valore che va oltre il puro intrattenimento. Ma se mi state chiedendo se nel film ci sono riferimenti espliciti a una posizione precisa posso dirvi che non è affatto così. La politica è rimasta fuori dal set".

Arrival: Amy Adams e Jeremy Renner "Gli alieni...
Arrival: tradurre gli alieni per capire noi
I 40 anni di Amy Adams: ritratto di una signora in rosso
Privacy Policy