Scherzi del cuore

1998, Commedia

Recensione Scherzi del cuore (1998)

Più di una semplice commedia sentimentale, un tentativo di delineare, attraverso situazioni e reazioni emozionali diverse, le sfaccettature del cuore, quell'irrazionalità che domina su ognuno, che compone caratteri, umori, stati d'animo e personalità.

Maria Vittoria Galeazzi

Amore: si recita a soggetto

"Parlare d'amore è come ballare sull'architettura...forse è vero, ma questo non m'impedirà di provarci". Come le parole che scorrono attraverso un vodka martini tra i grattacieli di L.A., così le storie di questo film corale s'intrecciano e sembrano ricongiungersi in un mosaico di minuziosi frammenti per rappresentare l'irrappresentabile: l'amore.
Più di una semplice commedia sentimentale, un tentativo di delineare, attraverso situazioni e reazioni emozionali diverse, le sfaccettature del cuore, quell'irrazionalità che domina su ognuno, che compone caratteri, umori, stati d'animo e personalità. Una schiera di personaggi affascinanti, ognuno diverso, mai banale o scontato, ma comunque simbolo ed espressione riconoscibile di un sentimento comune, riscontrabile, ognuno reclama per sé- quasi involontariamente- una parte d'identificazione.

Un cast invidiabilissimo che vede primeggiare Sean Connery e Gena Rowlands nella parte di due coniugi saggi e profondamente innamorati che si trovano ad affrontare vecchi e amari ricordi; Ellen Burstyn al fianco del giovane Jay Mohr a formare un'altra coppia legata da un amore inseparabile, quello tra madre e figlio, lei perbenista e vecchia maniera al capezzale di lui, omosessuale malato di AIDS. Ed ancora, un Dennis Quaid impacciato e intimorito dagli altri, un uomo che ha ingessato la propria creatività nel muro inespressivo della quotidianità coniugale; la bravissima Gillian Anderson (Dana Skelly di X-Files) in un ruolo che la dipinge stranamente insicura, estremamente scettica nei rapporti sentimentali, nascosta dietro ad un muro di freddezza e rigidità per evitare di soffrire di nuovo; una Madeleine Stowe maliziosa e gatta morta, tradisce il marito con incontri di sesso senza parole né coinvolgimento, non riesce più a provare emozioni. Per finire, un Ryan Phillippe dai capelli blu (così affascinante solo in Cruel Intentions), ballerino solitario al centro di una discoteca, spirito scontroso e irascibile che incontrerà una ventitreenne e irresistibile Angelina Jolie e allora sarà dura non essere trascinati da questo personaggio ribelle, stravagante, un'esplosione di parole e di sensualità, dannatamente sicura di sé ma solo in apparenza.
Le vite s'incrociano, legate da rimandi di battute ed elementi lasciati nei vari episodi come molliche di pane per ritrovare il sentiero narrativo che unisce i personaggi, svelato solo nella conclusione.

Il regista, sceneggiatore e co-produttore Willard Carroll tratteggia Los Angeles, con le sue luci e lo scivolare delle auto tra le strade, come lo sfondo metropolitano di un microcosmo su cui sono puntati i riflettori. A parte i montaggi incrociati su scorci cittadini, per individuare una scansione temporale, in cui la notte e il giorno si danno il cambio per otto volte, l'attenzione è tutta concentrata sui personaggi e le loro storie. Il passaggio da un racconto ad un altro è fluido e scorre come un unicum narrativo, probabilmente, grazie all'abilissimo montatore Pietro Scalia, premio Oscar per JFK - Un caso ancora aperto. La fotografia calda e cremosa di un altro premio Oscar, Vilmos Zsigmond, delinea volti ed emozioni in un affresco di sensazioni cromatiche coinvolgente. Le musiche, di John Barry, donano al film un fascino particole: il suono è fin dall'inizio paragonato all'amore per la sua indescrivibilità, per la stessa sensorialità incomunicabile, le canzoni s'inseriscono quindi nella tessitura delle storie come una parte integrante (una su tutte quella iniziale, Drinking in L.A. dei Bran Van 3000).

Come richiama giustamente il titolo originale Playing by Heart (che significa anche "recitare a memoria"), tutti giocano con il loro cuore in cerca di un equilibrio emotivo, di una svolta, di un'identità nella quale riconoscersi. Si gioca e si recita, come si fa nella vita, spesso la parte di qualcun altro, per fuggire da se stessi o per la paura di affrontare la realtà e i suoi pericoli. Attori casuali della propria storia, cercando di scoprire qual è il ruolo che ci calza meglio.
In ogni storia un modo di vivere l'amore, di proteggersi dai suoi dolorosi inganni, rifugiandosi dietro maschere sempre diverse. Alla fine, però, l'istinto e il desiderio portano ad uscire allo scoperto, a tuffarsi nel rischio di innamorarsi. A tutto romanticismo sì, ma in modo mai scontato.

Recensione Scherzi del cuore (1998)
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