La donna che visse due volte

1958, Thriller

Recensione La donna che visse due volte (1958)

Un disperato canto d'amore che muta in canto di morte: non la morte dell'amore, ma della ricerca di esso che conduce fatalmente alla rinuncia e alla malattia.

Guido Luciani

Amore e morte nella spirale della necrofilia

Elegia tragica sull'irraggiungibilità della donna, La donna che visse due volte è un film denso e profondo (forse il più personale di Sir Alfred), un disperato canto d'amore (di tutti gli amori impossibili), che muta in canto di morte: non la morte dell'amore, ma della ricerca di esso che conduce fatalmente alla rinuncia e alla malattia.
Il titolo originale, Vertigo, allude metaforicamente alla morbosa ossessione erotica dell'uomo e non è che il malinconico paradigma dell'impossibilità di abbracciare la natura femminile, enigmatica e sfuggente. Amore e morte si incontrano e scontrano dando vita ad un apologo che non poteva essere più perfetto.

La perversione sessuale prende vita e si alimenta attraverso un sistema di ricorrenze e ripetizioni che riecheggiano il motivo della spirale; il leitmotiv del movimento a spirale, che permea l'intera narrazione, è legato alle paralizzanti vertigini di Scottie (James Stewart): non è un caso che questo stesso elemento visivo riappaia nell'incubo che sconvolge l'uomo dopo che Madeleine (Kim Novak) si è suicidata dal campanile della chiesa. L'ex-poliziotto sembra aver fallito nuovamente: la sua debolezza è costata la vita ad un'altra persona, non solo la donna che avrebbe dovuto proteggere e salvare ma anche la donna che amava.
E proprio il sesso, che Hitchcock definì in questo film necrofilia, ancor più che nelle pellicole precedenti, rappresenta il leitmotiv dominante e ossessivo (forse ancor più della stessa spirale), che percorre tutta la vicenda in una climax che travolge l'inerme spettatore in un'insostenibile angoscia. A questo effetto non può che contribuire l'espediente hitchockiano per antonomasia: la suspense.
Il regista, infatti, adotta un punto di vista diverso da quello del romanzo da cui La donna che visse due volte è tratto. Il film è narrato pressoché interamente dal punto di vista di Scottie ma, ricorrendo, dopo la morte di Madeleine, ad un punto di vista oggettivo e onnisciente, Sir Alfred mostra al pubblico ciò che nel libro viene rivelato solo nell'ultima pagina: Madelaine e Judy sono la stessa persona.

L'ossessione sessuale, già presente tra Scottie e Madeleine, esplode con violenza nel momento in cui il protagonista incontra Judy, la donna che lui crede sosia di Madeleine. Da qui in poi, Scottie non farà altro che supplicare, e a volte anche obbligare, Judy imponendole di assomigliare a Madeleine.
È proprio qui che sta il nodo centrale e sessuale del film; Hitchcock dichiarerà: "Tutti gli sforzi di James Stewart per ricreare la donna cinematograficamente sono mostrati come se cercasse di spogliarla invece che di vestirla. E la scena che sentivo di più era quando la donna torna dopo essersi fatta tingere i capelli di biondo. James Stewart non è completamente soddisfatto perché non ha raccolto i suoi capelli in uno chignon. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che è quasi nuda davanti a lui, ma si rifiuta di togliere le mutandine. Allora Stewart si mostra supplichevole e lei dice: 'D'accordo... va bene' e ritorna nel bagno mentre James Stewart attende. Attende che Judy ritorni nuda questa volta, pronta per l'amore"
Sono queste le scene più angosciose ma affascinanti della pellicola; esse fanno emergere le manie più intime ed opprimenti del protagonista ma anche la passività della donna e l'amore incondizionato che prova per lui.

L'amore incondizionato e la passività, tratti tipici delle donne hitchcockiane, non sono le uniche peculiarità della donna: l'elemento dominante è, senza dubbio, un altro: il mistero che avvolge, non solo il suo passato ma ache lei stessa, sia come Madeleine che come Judy. Allo spettatore non è quasi mai dato di conoscere il suo carattere, sia perché il film è costituito da pochi dialoghi, sia dato il punto di vista orientato, quasi sempre, su Scottie. Sarà lo stesso regista a giocare con il mistero, il doppio e le analogie tra Madeleine e Judy, tra vita e morte grazie ad espedienti tecnici e fotografici. Ad esempio nella prima parte del film, quando Scottie segue Madeleine nel cimitero, le inquadrature sono realizzate con dei filtri di nebbia; in modo da ottenere un effetto di verde sul riverbero del sole. Stessa cosa dicasi per Judy illuminata spesso dalla luce del neon verde di un'insegna che, non solo la rende misteriosa e sfuggente ma che suggerisce allo spettatore che lei giunga direttamente dal regno dei morti.

Un altro tema di grande interesse riguarda una questione extrafilmica. Come era già capitato anni prima, Sir Alfred era alla ricerca di una nuova star, un'attrice in grado di sostituire Grace Kelly a cui non poteva di certo rimproverare di esser diventata la Principessa di Monaco. Come ha scritto Truffaut "dietro ai film di Hitchcock circola sempre la voce: cherchez la femme".
La donna che visse due volte era stato concepito pensando a Vera Miles ma lei era rimasta incinta proprio prima di girare. A questo punto la Paramount scelse Kim Novak che, all'epoca era la star più conosciuta ed acclamata. Sir Alfred non si dimostrò mai contento della scelta e i suoi rapporti con Kim Novak furono pessimi.
Basti per dimostrarlo il seguente spezzone tratto dal libro-intervista di François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, in cui il regista francese cerca invano di convincere Sir Alfred della splendida interpretazione dell'attrice.
F.T. "So che in molte interviste si è lamentato di Kim Novak, tuttavia la trovo perfetta nel film. È molto adatta alla parte soprattutto per la sua caratteristica animalesca e passiva..."
Ribatte Hitchcock: "La Novak è arrivata sul set con la testa piena di idee che sfortunatamente mi era impossibile condividere. Non rimprovero mai un attore durante le riprese, per non farlo anche davanti agli elettricisti. Sono andato a trovare la Novak nel camerino e le ho spiegato quali abiti e quali capelli doveva portare: quelli che io avevo stabilito da diversi mesi..."
E Truffaut: "Tutte queste difficoltà preliminari la rendono ingiusto nei confronti del risultato finale perché le assicuro che tutti coloro che amano La donna che visse due volte, amano Kim Novak nel film. Non si vede tutti i giorni un'attrice così sensuale sullo schermo. Quando la ritroviamo nella parte di Judy, con la sua capigliatura rossa, è resa molto animalesca dal trucco e probabilmente anche dal fatto che sotto il maglione non portava reggiseno".

Sarà proprio in luce di questo scambio di battute che Truffaut suggerirà d'interpretare La donna che visse due volte come una lunga ed appassionante metafora dei rapporti che Sir Alfred ebbe con Kim Novak, che il regista avrebbe voluto veder trasformata in Grace Kelly.
"L'attrice che vediamo sullo schermo è al posto di un'altra e questo fatto rende il film tanto più curioso in quanto la sostituzione della donna costituisce il soggetto stesso del film: un uomo, sempre innamorato di una donna che crede morta, si sforza di ricreare la prima immagine quando il destino lo rimette di fronte alla scomparsa. Quest'ironia mi apparve del tutto evidente durante una serata in onore di Hitchcock nel 1974 a New York. Seduto a fianco di Grace Kelly, mentre guardavo sullo schermo la sequenza in cui James Stewart supplica Kim Novak di riapparirgli davanti con i capelli tirati su, capii quanto acquistasse La donna che visse due volte da questo nuovo punto di vista: un regista obbliga un'attrice che sostituisce un'altra ad imitare quest'ultima"

Recensione La donna che visse due volte (1958)
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