Final Destination 3

2005, Horror

Recensione Final Destination 3 (2005)

Wong sembra aver fatto tesoro dell'esperienza di Final Destination 2, e quindi rispetto al suo precedente film si è positivamente alzato il tasso di splatter, nonché di ironia.

Federico Gironi

Al cinema come nella vita la morte è l'unica certezza

Il terzo capitolo della saga cinematografica di Final Destination torna nelle mani dei suoi autori originali, James Wong e Glen Morgan, entrambi dietro il concept originale ed il primo anche regista di questo film e di quello che diede origine alla serie.
Di conseguenza, Final Destination 3 risulta quindi come forma e messa in scena più vicino al primo capitolo che non al secondo (che aveva diversi regista e sceneggiatori), ma nel complesso il tono generale della serie e le aspettative che questo/i film possono suscitare rimangono a grandi linee gli stessi. La trama, nella sua forma più essenziale, rimane la medesima: un incidente iniziale al quale un gruppo di ragazzi scampa grazie alla "visione" di una di loro e la conseguente lotta contro la Morte, determinata a portare a compimento il suo piano e a prendersi uno per uno tutti i sopravvissuti. Come per i due film che l'hanno preceduto, anche in Final Destination 3 il solo reale divertimento e motivo d'interesse risiede nel vedere come vengono messe in atto le varie morti successive: il modo, sempre più ingegnoso e complesso, con il quale la Morte si va a prendere uno per uno i giovani protagonisti del film.

Wong sembra però aver fatto tesoro dell'esperienza di Final Destination 2, e quindi rispetto al suo precedente film si è positivamente alzato il tasso di splatter, nonché (pur se in maniera minore rispetto all'episodio firmato da David R. Ellis) di ironia, mentre si è invece ridotto quel leggero tasso di discussioni "teoriche" che a tratti appesantivano il secondo episodio. Ma nel complesso si tratta sempre di un film che, proprio come Final Destination 2, ha una forte impronta cartoonistica, di puro godimento ludico.
D'altronde, in fondo, la caratteristica della serie tutta di Final Destination è quella di tentare di esorcizzare il fantasma della Morte - il grande rimosso della nostra cultura - attraverso la messa in scena (appunto ludica) della sua ineluttabilità; di far (sor)ridere di essa.
E anche se i risultati sono decisamente altalenanti, va dato atto a questi film di perlomeno partire da uno spunto decisamente interessate e di pseudo-riflessione su un tema che troppo spesso anche il cinema dimentica.

Ed in quest'ottica, ci pare quindi importante notare che con maggior coerenza di quanto avvenuto in passato Final Destination 3 si concluda come non era stato fatto nei due capitoli precedenti, con l'esplicitare ed il sottolineare l'impossibilità di sfuggire alla Morte.

Recensione Final Destination 3 (2005)
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