The Chronicles of Riddick

2004, Azione

Recensione The Chronicles of Riddick (2004)

Gli effetti speciali sono ottimi, ma l'eccessiva presenza, oltre a finire per annoiare, non fa altro che comunicare allo spettatore, a lungo andare, la loro artificiosità, e Diesel si riduce ad essere un'icona inespressiva di cui rimangono nella memoria soltanto i muscoli.

Mirko Lomuscio

A tutto Diesel!

Vi ricordate Pitch Black, piccolo film diventato un vero gioiello dell'attuale science fiction, ed il suo antieroe protagonista Richard B. Riddick , criminale intergalattico interpretato dal muscoloso Vin Diesel? E' in arrivo nelle sale cinematografiche il seguito, The Chronicles of Riddick, che narra le nuove avventure di questo personaggio solitario tornato in aiuto di vecchi amici.

La storia è presto fatta: i Necromongers sono un popolo di guerrieri assetati di conquista che distruggono o convertono i pianeti da loro colonizzati. Riddick viene quindi coinvolto nella lotta contro questo popolo di invasori, a causa di un suo vecchio amico, Imam (Keith David), uomo religioso sfuggito in passato, insieme a lui, alla furia di mostri assetati di sangue, abitanti di un pianeta del sistema Taurus. Il suo animo anarchico lo porta ad addentrarsi in una prigione sotterranea, per portare in salvo Kyra, vecchia conoscenza abbandonata in passato al proprio destino. Secondo un'antica profezia, la sorte dell'intera umanità dipende dal coraggio di un solo Furiano.
Mega-produzione da 120 milioni di dollari (un vero e proprio passo avanti rispetto ai "modesti" 23 di Pitch Black) questo Riddick si mostra immediatamente meno originale del capostipite.

Scordatevi il fascino darkeggiante da fanta-cult di Pitch Black), che, con quelle spaventose creature fagocita-umani, rimandava in un certo senso ad alcuni titoli della cinematografia di John Carpenter e Walter Hill. In questo secondo episodio il personaggio di Diesel si riduce ad essere l'ennesima figura del duro a tutti i costi, che ha fatto in passato la fortuna di attori come Sylvester Stallone o Arnold Schwarzenegger (non a caso, in molti asseriscono che il film si ispiri a Conan il barbaro), e le sequenze d'azione vanno a sostituire la tensione presente nel primo, con situazioni esagitate che permettono al protagonista di mostrare i bicipiti e di sfoggiare le proprie doti atletiche (tra xXx e questo bisogna dire che ci stia prendendo proprio gusto), ma anche di "regalarci" momenti recitativi che lo mettono in ridicolo, con dialoghi grotteschi.

La mancanza di originalità nella trama è facilmente intuibile, in quanto sono presto individuabili veri e propri saccheggi da film come quelli della trilogia de Il signore degli anelli di Peter Jackson, del quale sembra ricalcare le sequenze di massa realizzate in computer grafica, certe architetture scenografiche, ed il look dei guerrieri di Sauron, di cui i Necromongers sembrano cloni (qui forse dobbiamo scomodare direttamente Tolkien), Guerre stellari e Blade Runner (ma quelli sono ormai stereotipi).

Gli effetti speciali sono ottimi, ma l'eccessiva presenza, oltre a finire per annoiare, non fa altro che comunicare allo spettatore, a lungo andare, la loro artificiosità, e Diesel si riduce ad essere un'icona inespressiva di cui rimangono nella memoria soltanto i muscoli.
La presenza di attori come Karl Urban (Eomer ne Il signore degli anelli), Thandie Newton (Mission: Impossible II) e Colm Feore (che con questo film e Highwaymen si auto conferma come cattivo dell'estate cinematografica italiana) non salva le sorti della pellicola, terribilmente lunga e noiosa, e poi c'è una domanda che sorge spontanea: cosa c'entra Judi Dench con la vicenda?

Recensione The Chronicles of Riddick (2004)
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