Carlo Verdone ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera in cui ha raccontato la dinamica che l'ha portato alla firma dell'appello dei giorni scorsi per fermare il massacro a Gaza.
L'attore e regista ha spiegato di essere stato contattato da Silvia Scola, figlia di Ettore Scola, e di aver accettato di firmare la lettera. Soltanto in un secondo momento, a suo dire, sarebbero stati inseriti i nomi di Gal Gadot e Gerard Butler.
La versione di Carlo Verdone sulla lettera
"Non sono d'accordo nell'escludere gli artisti" ha dichiarato Verdone al Corriere della Sera "Anche all'inizio della guerra in Ucraina ricordo il boicottaggio verso i tennisti russi. Ma cosa c'entravano loro? Sono sportivi, non militari né politici, giocano a tennis".

"Gli attori non possono diventare il tribunale dell'Inquisizione" prosegue Verdone "Un festival è un tavolo di confronto, di tolleranza e di libertà. Questo invece significa censurare. Poi certo non si possono chiudere gli occhi su ciò che sta accadendo a Gaza. So che Toni Servillo, anche lui tra i firmatari, si è ravveduto".
La lettera di Venice4Palestine per fermare il massacro a Gaza
Carlo Verdone è stato uno dei più di 1500 firmatari del mondo dello spettacolo italiano e internazionale della lettera di Venice4Palestine, che chiedono di dare spazio a quanto sta accadendo da tempo ormai nella Striscia di Gaza alla Mostra del Cinema di Venezia.
Verdone ha specificato che l'inclusione delle due star di Hollywood, Gal Gadot, ex combattente dell'esercito israeliano accusata di aver sempre difeso l'operato del governo israeliano e Gerard Butler, che nel 2018 avrebbe partecipato attivamente ad una raccolta fondi per l'IDF, sarebbe stata successiva alla sua firma sulla missiva.
In ogni caso, Gal Gadot e Gerard Butler non avevano confermato la loro presenza al Lido ben prima della nascita della polemica intorno alla loro eventuale presenza.