Béla Tarr, regista che ha firmato opere molto amate come Satantango e Almanacco d'autunno, è morto all'età di 70 anni il 6 gennaio 2026 dopo una lunga malattia.
A confermarlo è stato il sindacato dei registi ungheresi con un comunicato stampa in cui si rivela la triste notizia.
La carriera di Tarr
Il filmmaker era nato nel 1955 nella città di Pécs e ha vissuto a Budapest per quasi tutta la sua vita, trasferendosi temporaneamente a Sarajevo per occuparsi di una scuola di cinema, poi chiusa nel 2016.
Le opere di Béla Tarr, caratterizzate da lunghi piani sequenza e spesso dall'uso del bianco e nero, hanno conquistato il pubblico e la critica nel corso degli anni.
Il filmmaker aveva iniziando la sua attività come regista a soli 16 anni, realizzando alcuni cortometraggi e lavorando come custode per la Casa per la cultura ed il divertimento. Nel 1979 aveva quindi debuttato con il film Nido familiare, realizzando poi lungometraggi come Perdizione e Satantango, della durata di sette ore e mezza.
Il lungometraggio si basava su un movimento in dodici parti e capitoli che seguono l'andamento del tango indicato già dal titolo del film.
Gli ultimi impegni del regista ungheresi
Negli anni successivi Béla ha firmato la regia di Le armonie di Werckmeister, L'uomo di Londra, e Il cavallo di Torino che, nel 2011, gli ha fatto conquistare l'Orso d'argento al festival di Berlino. Sul grande schermo ci si ispira a un fatto della vita di Nietzsche, riproducendo inoltre la violenza dell'uomo sul mondo, un'ansia di dominio fatta di un'inconsapevole e aggressiva coazione a ripetere.
Tra i tanti filmmaker, di varie nazionalità, che lo hanno citato come fonte di ispirazione e che ha aiutato nel corso degli anni ci sono Gus Van Sant, Jim Jarmusch, e Valdiar Johannson.