Westworld 2, il commento all'episodio The Riddle of the Sphinx: l'uomo che sfidò la morte

Il primo diretto dalla showrunner Lisa Joy, questo quarto episodio della seconda stagione di Westworld è forse il più riuscito finora e non racconta tanto le vittime quanto gli oppressori: l'insensatezza delle loro ambizioni, la follia che consuma la loro umanità.

Dopo l'episodio non entusiasmante della scorsa settimana, che non chiameremmo riempitivo, ma interlocutorio sì, la seconda stagione di Westworld regala brividi e risposte concrete con questo bellissimo The Riddle of the Sphinx, incentrato su eventi significativi della storia del parco e della sua tecnologia, e sui personaggi di William/ l'Uomo in nero e Bernard.

Costruito brillantemente, diretto con autorità dalla showrunner Lisa Joy (mentre la teleplay è firmata da suo marito Jonathan Nolan e da Gina Atwater), commentato con sottile emozione e contemplazione dalla musiche di Ramin Djawadi - e degli Stones e dei Roxy Music - The Riddle of the Sphinx ci ha fatto dimenticare il cliffhanger con Maeve alla soglia di Shogun World; ci ha portato dove i misteri dello show accendono il pensiero, per un fascino che va ben oltre il gioco di rielaborazione dei topoi del western e degli stereotipi della narrazione.

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Westworld 2: The Riddle of the Sphinx, Ed Harris in una scena della puntata

L'inferno di cristallo

Nelle prime battute della seconda stagione dello show non c'è stato molto spazio per introdurre ed esplorare una delle figure più importanti per la creazione e lo sviluppo del progetto che avrebbe portato alle meraviglie e agli orrori delle Delos Destinations: James Delos. Ma con un attore della caratura di Peter Mullan, poche scene e poche idee incisive sono più che sufficienti a creare un personaggio memorabile. Con lui si apre l'episodio: impianto stereo vintage, la voce di Mick Jagger che ci esorta a non giocare col fuoco, un appartamento lussuoso e un uomo molto soddisfatto di sé: ma c'è ben altro oltre l'apparenza. Le visite di un giovane, un volto familiare che sembra incaricato di preparare il suocero al suo rientro nel mondo dopo una lunga convalescenza.

Westworld 2: The Riddle of the Sphinx - una foto dell'episodio
Westworld 2: Peter Mulla nell'episodio "The Riddle of The Sphinx"

Ma non si tratta di una convalescenza. "Non sono mai guarito, vero?", chiede il fantasma di Jim Delos, il parto inquietante e instabile a cui la tecnologia creata da Robert Ford e Arnold Weber doveva inevitabilmente portare, a colui che riconosce come suo genero. A William spetta il compito di testare la capacità di una lunga serie di cloni del suocero di "affrontare la realtà": di fronte a quel volto familiare, lo host in cui è stata riversata la tracotanza, gli appetiti, il ricordo dei trionfi di Delos si corrompe irreversibilmente, mandando in frantumi il sogno dell'immortalità del magnate da tempo estinto.

Westworld 2: The Riddle of the Sphinx - una immagine dell'episodio

Anno dopo anno William esegue il suo test, e anno dopo anno certifica il fallimento di una coscienza artificiale che non riesce a conciliarsi con la realtà della propria esistenza oltre la morte, o forse lo innesca trasmettendo le brutte notizie che si accumulano con il passare del tempo. Mentre Peter Mullan si diverte a creare i suoi impossibili, tragici Jim Delos, in maniera non dissimile a quello che fa Louis Herthum col molto più amabile Peter Abernathy, a Jimmi Simpson - William il giovane, genere deferente - tocca una silenziosa trasformazione in Ed Harris - L'uomo in nero, sguardo di ghiaccio e mira infallibile. Lo sguardo di Lisa Joy indugia sui dettagli del volto di Simpson, disegnando l'acciaio, e il giustapporsi di due linee narrative ci rivela il lavoro incredibile fatto su questo personaggio, e tutto lo spessore realizzativo di questo show.

La "redenzione" dell'Uomo in nero

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E a proposito di linee narrative, le altre due che caratterizzano The Riddle of The Sphinx si intersecano con quella di cui abbiamo appena parlato in maniera particolarmente squisita, con il vecchio William alle prese con un'improbabile redenzione e Bernard che si imbatte nel laboratorio dove si consuma l'ultimo, straziato Jim Delos (insieme alla Elsie Hughes di Shannon Woodward, che siamo molto felici di ritrovare in vita pur avendo la sensazione che la cosa non durerà). L'uomo in nero, sempre in viaggio verso Pariah con Lawrence, finisce per fare l'eroe nella cittadina dove un tempo ha torturato il suo compagno di viaggio e la sua famiglia di host, cade in mano ai Confederados del maggiore Craddock, ora agli ordini dell'ex grande amore di William, Dolores Abernathy, e più sanguinario che mai. L'ironia è evidente, ma la luce in cui la situazione mette il personaggio interpretato da Ed Harris è intrigante. È sempre e solo un'altra sessione di gioco per William? E l'incontro che fa alla fine dell'episodio, che rende la nostra visita nel parco coloniale della scorsa settimana pienamente giustificata, a cosa porterà?

Il vero immortale

C'è ancora quella voce dall'oltretomba, nel frattempo, che lo stuzzica e lo provoca, e che ci suggerisce che qualcuno sia riuscito dove non è riuscito Jim Delos; perché sia le conversazioni con l'Uomo in nero, sia le azioni di alcuni host (come Clementine, che porta Bernard da Elsie) suggeriscono che i suoi interventi nell'azione non siano solo eco di un'antica programmazione, parte di un piano che si sta ancora dipanando, ma prodotto di una coscienza attiva e reattiva, vitale, insomma, che viaggia nel "sofware" degli host. Lo show ci dà spesso la sensazione di essere come ciò che Elsie vede nella mente di Bernard, ad un tempo indagatore indipendente dei misteriosi esperimenti condotti nel laboratorio e in parte strumento del suo creatore : non sappiamo bene cosa viene prima e cosa dopo nella pletora immagini, ricordi, rivelazioni. Ma tutto sembra puntare a una portentosa verità: qualcuno è riuscito a sconfiggere la morte, ed è Robert Ford.

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