I Cavalieri dello Zodiaco: guida a cosa guardare e cosa leggere

La ripresa del manga originale ha rigenerato l'interesse nei confronti di uno degli anime più famosi di tutti i tempi: ecco una guida essenziale a cosa guardare e leggere di Saint Seiya.

I Cavalieri dello Zodiaco

È arrivata la conferma che i fan dei Cavalieri dello Zodiaco aspettavano da anni: Masami Kurumada proseguirà Saint Seiya con la tanto attesa saga di Zeus a partire dal prossimo maggio su Weekly Shonen Champion. Alla buonora, avranno pensato gli appassionati con qualche anno di troppo sulle spalle: in fondo sono passati solo ventidue anni da Le porte del paradiso, ultimo lungometraggio a cartoni animati che avrebbe dovuto effettivamente avviare un nuovo arco narrativo, salvo poi essere disconosciuto dallo stesso Kurumada per divergenze con il regista e lasciare la sua opera fondamentalmente incompiuta per molto, troppo tempo.

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L'indimenticabile contributo del compianto Shingo Araki.

Negli ultimi quindici anni l'autore ha scritto e disegnato un nuovo manga (Saint Seiya: Next Dimension) mentre si moltiplicavano gli spin-off fuori canone, e ora che siamo veramente alle "porte del paradiso" è normale che ci sia una certa confusione. Per fortuna, ci siamo noi ad aiutarvi. Nelle prossime righe vi spiegheremo cosa guardare o leggere, e in che ordine, se vi state avvicinando per la prima volta ai meravigliosi Cavalieri dello Zodiaco che hanno accompagnato generazioni di italiani dopo la loro prima messa in onda su Odeon TV del 1990.

Il manga o l'anime? Cosa scegliere

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Il manga contro l'anime.

La prima scelta da fare riguarda il formato e non si tratta di una decisione facile. Partiamo dall'impegno: il manga, nel suo formato Final Edition più recente e ancora incompleto, conta 20 volumi da 200 pagine circa, mentre la precedente Perfect Edition già pubblicata in Italia e completa conta 22 volumi. L'anime, invece, è disponibile in streaming su Prime Video e Anime Generation, nonché in DVD e in Blu-Ray, distribuito da Yamato Video: la serie animata originale degli anni '90 conta 114 episodi, cui se ne aggiungono altri 31 che coprono l'arco narrativo Hades - diviso nei capitoli Sanctuary, Inferno e Elysium - per un totale di 145 episodi che adattano l'opera originale cartacea fino alla fine.

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Saint Seiya: The Lost Canvas è un ottimo prodotto rimasto incompiuto.

Tutto quello che è stato pubblicato dopo non è considerato canone, anche se con il contributo di Masami Kurumada. La serie di OAV (incompiuta) ispirata allo splendido manga Saint Seiya: The Lost Canvas, per esempio, non è canone, così come non lo è il discreto sequel animato in due stagioni Saint Seiya Omega, lo spin-off in gonnella Saintia Shō o i tanti altri fumetti che portano il nome di Saint Seiya come i vari Episode G, il recente e ottimo Rerise of Poseidon o il francese Time Odyssey ancora in corso d'opera.

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Comincia una nuova saga a fumetti per Saint Seiya.

Tornando a noi, quindi, ai volumi dell'opera originale andrebbero aggiunti i 16 volumi di Saint Seiya: Next Dimension, sequel a fumetti ufficiale recentemente concluso che ancora non è stato adattato per il piccolo schermo. Nonostante questo, Next Dimension è il ponte che collega la serie originale alle tavole che Kurumada ha pubblicato a seguire sotto il titolo Saint Seiya: Then, da leggere quindi per discrezionale senso di compiutezza.

I Cavalieri dello Zodiaco: una saga che funziona

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I cinque protagonisti de I Cavalieri dello Zodiaco

Se a questo punto siete ancora con noi, ricapitoliamo brevemente: per mettervi in pari con la storia ufficiale di Saint Seiya, meglio noto in Italia come I Cavalieri dello Zodiaco, potete scegliere tra il manga e l'anime. Le differenze tra i due non sono poche. L'anime, di base, include un maggior numero di avvenimenti - i famigerati episodi "filler" - tra i quali spicca un intero arco narrativo (quello di Asgard) che in Occidente è considerato un po' il picco di tutta la serie animata, mentre in Giappone ha avuto un successo minore. Il character design del compianto Shingo Araki è sensibilmente diverso dal tratto di Kurumada, infatti i personaggi appaiono tutti moderatamente più adulti rispetto alle loro adolescenti controparti cartacee.

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I Cavalieri di Asgard appaiono solo nell'anime in un filler molto amato in occidente.

Il manga è più asciutto e dritto nella narrativa, ma l'anime guadagna in due aspetti fondamentali che sono le musiche memorabili di Seiji Yokoyama e il controverso ma iconico doppiaggio italiano di Enrico Carabelli e Stefano Cerioni, che stravolge nomi e identità ma conferisce a ogni dialogo quelle sfumature auliche che hanno reso famosissimo e apprezzato un adattamento che, ironicamente, è tutt'altro che fedele ai testi originali. Al di là di qualche incongruenza in fatto di voci o nomi, il forbito doppiaggio italiano eleva esponenzialmente l'adattamento animato, rifacendosi a Dante e Foscolo in più momenti.

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I Cavalieri d'Oro passati al servizio di Ade nell'ultima saga dell'anime.

Mentre l'anime classico si prende diverse libertà, i capitoli di Hades realizzati nei primi anni 2000 sono molto fedeli al manga, tanto da essere intercambiabili: potreste benissimo leggere il manga fino ai capitoli di Hades e poi passare all'anime, non cambierebbe molto. In questo senso potrebbe sembrare che l'anime sia il modo migliore per fruire Saint Seiya, ma il manga possiede un irresistibile stile "all'antica" che ha ispirato moltissimi disegnatori, nonostante Kurumada sia più bravo a tratteggiare le armature che corpi e proporzioni.

Gli extra davvero imperdibili

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Saint Seiya: Soul of Gold è una miniserie fanservice che introduce le armature d'oro divine.

Come abbiamo accennato più sopra, I Cavalieri dello Zodiaco è una serie ricchissima di spin-off. Se vogliamo attenerci al canone, allora sarebbe corretto consigliare la visione di Soul of Gold, una miniserie in 13 episodi che fa da sequel autoconclusivo agli eventi di Hades, ma la cui ufficialità resta ancora oggi incerta nonostante la benedizione di Kurumada.

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Saint Seiya Omega è un anime non canonico incentrato su una nuova generazione di Cavalieri.

Più chiaro invece il destino dei film. Saltiamo a piè pari il pacchiano La Leggenda del Grande Tempio del 2014 e il repellente film in carne e ossa del 2023 per concentrarci sui lungometraggi animati: ne sono stati prodotti inizialmente quattro tra il 1987 e il 1989 (La dea della discordia, L'ardente scontro degli dèi, La leggenda dei guerrieri scarlatti e L'ultima battaglia) che è quasi impossibile collocare cronologicamente, senza contare che L'ultima battaglia è totalmente fuori canone. Funzionano, insomma, come i film animati di Dragon Ball, paralleli alla serie animata come in una sorta di tempolinea alternativa. Il lungometraggio Le porte del paradiso, come abbiamo detto, non è più canonico, sebbene sia tecnicamente eccelso. I film animati, insomma, rappresentano un divertente ma accessorio integrativo.

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La serie revival in CGI comincia male ma poi migliora nel tempo.

Per assurdo, la serie animata in computer grafica realizzata tra il 2019 e il 2024 è una discreta alternativa a quella originale perché, dopo una partenza pessima, e giustamente sprofondata in mille polemiche per le controverse decisioni dello scrittore Eugene Son nella prima stagione, si riallinea in quelle successive alla narrativa originale, restandole grossomodo fedele. Si tratta però di una versione edulcorata adatta soprattutto ai più piccoli.