Terrence Malick promette di tornare ad un cinema più narrativo

Il suo prossimo film, "Radegund" è uno dei titoli più attesi di Cannes, e segna il distacco dallo stile frammentario e sospeso delle sue opere più recenti

Angelica Vianello

I film più recenti di Terrence Malick hanno ricevuto accoglienza sempre più tiepida da parte del pubblico: il suo Song to Song ha debuttato al cinema un paio di settimane fa e nonostante il cast stellare (Ryan Gosling, Rooney Mara, Michael Fassbender, Natalie Portman, Cate Blanchett e molti altri), il box office USA è stato magrissimo. Forse l'ennesimo film dall'incedere errabondo e frammentario ha stancato gli spettatori?

Terrence Malick sul set

Malick lo deve aver pensato, o probabilmente lui stesso ha capito che la svolta stilistica della sua carriera intrapresa dopo The Tree of Life è giunta al capolinea. Il regista, infatti, ha confermato di essere tornato ad un cinema più strutturato, e anche se certo non abbandonerà mai gli elementi più caratteristici del suo modo di dirigere, il film che debutterà a Cannes a breve sarà il più narrativo da molti anni a questa parte.

Si tratta di Radegund, un dramma ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale ed incentrato sulla figura dell'obiettore di coscienza Franz Jägerstätter, interpretato dall'attore tedesco August Diehl. Jägerstätter si rifiutò di combattere per i nazisti e fu successivamente giustiziato dagli stessi. Nel cast anche Valerie Pachner, Michael Nyqvist, Bruno Ganz e Matthias Schoenaerts.

"Recentemente - e insisto, proprio nell'ultimissimo periodo- ho lavorato senza sceneggiatura" ha raccontato Malick in un'intervista rilasciata presso il Washington DC's Air And Space Museum qualche giorno fa, "e sono arrivato a pentirmi dell'idea. Con l'ultimo film che abbiamo girato, e che ora è in fase di montaggio, siamo tornati alla sceneggiatura ed è stato tutto molto più ordinato".

Lavorando senza script si perde l'orientamento, ha confessato il regista, "è molto difficile coordinarsi con gli altri collaboratori. Gli scenografi e location managers arrivano la mattina e non sanno cosa dovremo girare o dove. Lo abbiamo fatto per cercare di ottenere momenti davvero spontanei e liberi... Quando un regista lavora con un copione si sente sempre di dover far rientrare il film entro limiti ben precisi, come fissare un chiodo quadrato in un buco rotondo. Senza copione non c'è buco, solo aria. Ma mi sto allontanando da quello stile adesso".

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