La musica piange Ray Charles

Muore all'età di 73 anni, per una malattia al fegato, Ray Charles, vero fondatore del soul che ha cancellato le frontiere della musica mescolando il sacro al secolare.

Antonio Bracco

Se n'è andato ieri giovedì 10 giugno a 73 anni nella sua casa di Beverly Hills, circondato da amici e parenti. Ray Charles Robinson è stato uno dei primi artisti a cantare la musica gospel con l'anima e l'energia del diavolo. Nella sua lunga carriera ha disseminato tracce del suo amore per la musica ovunque, dal soul al blues, dal country al jazz, aprendo la strada alle future icone americane del rock'n'roll come Elvis Presley e Chuck Berry.

L'enorme talento musicale fece di lui un eccezionale pianista e sassofonista che infiammava ogni canzone con una profonda e ruvida voce. ma il destino fu crudele con Ray Charles. Una delle ultime cose che vide prima di perdere la vista all'età di sei anni fu suo fratellino annegato nella vasca della lavanderia. A quindici anni rimase orfano e a diciassette si trasferì a Seattle dove incise il suo primo disco Confession Blues (1948). In quell'occasione decise di troncare il suo nome per evitare confusioni col pugile Sugar Ray Robinson. Iniziò anche ad assumere dosi di eroina che lo costrinsero ad una dipendenza durata vent'anni.

Diceva di radersi davanti allo specchio e tutti ridevano. Non rilasciava autografi perché "non firmo niente che non posso vedere". Così diceva e tutti ridevano. Il cinema lo ricorda soprattutto nel capolavoro di John Landis, The Blues Brothers, ma Ray Charles si è concesso tutto ciò che potesse illuminare quello splendido sorriso sotto gli occhiali neri. Guidò da solo una cabriolet nel deserto dello Utah per uno spot della Peugeot, sulle note della sua splendida Georgia on my mind, definendo l'esperienza come una delle più eccitanti mai provate. Ha sempre detto di avere la musica nel sangue, ma l'energia e la gioia sono state lo strumento con cui ha suonato una vita meravigliosa. Ci ha lasciato le sue canzoni e noi, ringraziando infinitamente, ce le teniamo strette.

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