Interstellar

2014, Fantascienza

Interstellar: dalla fantascienza... alla scienza

Il software ideato per creare delle immagini nitide dei buchi neri da utilizzare nel film contribuirà agli studi scientifici sugli oggetti celesti.

I buchi neri mostrati nel film Interstellar, diretto da Christopher Nolan, stanno contribuendo agli studi scientifici sull'argomento.
La produzione si era affidata al fisico teorico Kip Thorne per creare una nuova simulazione che potesse mostrare come la luce venisse attirata all'interno del buco nero Gargantua. I calcoli alla base di questo codice sono ora stati pubblicati ufficialmente in una rivista scientifica e gli astrofisici sostengono che il nuovo software potrebbe aiutarli negli studi sugli oggetti celesti.

Il team del film ha infatti voluto creare un nuovo modo per visualizzare le stelle, a causa della tecnologia attuale che non era abbastanza nitida quando veniva portata alla risoluzione di 23 milioni di pixel necessaria per una proiezione in formato IMAX. Il nuovo modello, creato appositamente per offrire delle immagini nitide, si chiama DNGR (Double Negative Gravitational Render).
Oliver James, responsabile degli aspetti scientifici alla base di Double Negative, ha raccontato che lui e il suo team si sono concetrati sui fasci di luce invece che sui singoli raggi, sistema molto utile sopratutto per visualizzare come la luce si pieghi intorno a degli oggetti mentre viaggia nello spazio.

Nel film, tuttavia, non è presente l'immagine più accurata di Gargantua perché creata in una fase iniziale della lavorazione del codice, mostrando una certa simmetria nel disco di accrescimento della materia presente intorno al buco nero, dalle sfumature rosse. Aggiungendo nuovi dettagli al codice, gli scienziati hanno ora creato un'immagine più precisa che tiene conto delle forze di rotazione che si formerebbero mentre ruota il buco nero: la materia si sposterebbe su uno dei lati e cambierebbe il colore della luce percepita dall'osservatore, a causa dell'effetto Doppler. Nolan, tuttavia, sembra aver apprezzato maggiormente la prima versione delle immagini e ha conservato quelle nel suo lungometraggio.

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