Venezia 66, giorno 4: piacevoli sorprese con Herzog e Cosmonauta

Si aggiunge un nuovo film in concorso dopo l'annuncio a sorpresa di un secondo film del maestro Werner Herzog. Ma la giornata è densa di avvenimenti con altri tre film in concorso e due pellicole italiane nelle sezioni parallele.

Come già annunciato in mattinata il primo film a sorpresa del concorso è il bellissimo My Son, My Son, What Have Ye Done di Werner Herzog, che così diventa il primo regista della storia della Mostra ad avere ben due film in concorso (ieri era stato presentato l'altra opera Il cattivo tenente - Ultima chiamata New Orleans). Il film, ispirato ad una storia vera e prodotto da David Lynch, è la storia di un giovane che uccide sua madre e si barrica nella propria casa con due improbabili ostaggi, il tutto visto da fuori, attraverso gli occhi e i ricordi del poliziotto che deve sbrogliare la vicenda e di amici, parenti e vicini che ci raccontano la lunga discesa del protagonista verso la tragedia. Tanti i volti conosciuti nel cast tra cui spiccano un bravissimo Michael Shannon (già nomination agli ultimi Oscar per Revolutionary Road), Willem Dafoe, Chloe Sevigny e Udo Kier.
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Un'immagine promozionale del film Accident
L'honkonghese Yi Ngoy (Accident) è il secondo film in concorso della giornata. Prodotto da Johnny To e la sua Milky Way e diretto dal veterano Cheang Pou-Soi, la pellicola segue le vicende di un gruppo di insoliti killer che uccidono le loro vittime inscenando complessi incidenti in modo da far apparire ogni morte come accidentale. Ma quando dopo l'ultimo colpo qualcosa va storto, la Mente del gruppo (gli altri si chiamano semplicemente Zio, Donna e Trippa) è convinto di essere egli stesso nel mirino di altri killer che operano nello stesso modo. Ma sarà davvero così? Il film è piacevolmente intrigante soprattutto nella prima metà quando ci mostra la preparazione e realizzazione dei primi due colpi, per poi cambiare decisamente direzione verso un vortice fatto di paranoie e mezze verità.

Sempre in concorso anche il francese Persécution di Patrice Chereau che torna al Lido a quattro anni da Gabrielle. Daniel (Romain Duris) vive nel tormento di non essere amato da Sonia (Charlotte Gainsbourg), quando un giorno appare nella sua vita un uomo che lo implora di lasciarsi amare da lui. Lentamente la lucidità del ragazzo lascia spazio a una sottile follia che comprometterà la sua relazione con la sua ragazza e i suoi amici più cari. Un film molto francese nello stile e nei temi, dallo stile elegante e interpretato molto bene da entrambi i protagonisti, ma che forse non colpisce quanto avrebbe potuto.

Una scena del film Tetsuo - The Bullet Man
Chiudiamo infine la sezione competitiva con Tetsuo - The Bullet Man, nuova opera del regista nipponico Shinya Tsukamoto e terzo capitolo della saga dell'uomo d'acciaio dopo i film del 1988 e del 1992. Un terzo capitolo decisamente aggiornato ai nostri tempi non solo per quanto riguarda i temi che sicuramente rimandano alla paranoia post-11 settembre ma anche per lo stile e la spettacolarità di alcune scene e uno straordinario montaggio da videoclip che in qualche modo lo avvicina di più ai gusti contemporanei. Nonostante tutto, questo terzo Testuo rimane comunque un film complesso, criptico e difficilmente digeribile per coloro che non sono habitué dei lavori del regista.

Miriana Raschillà interpreta Luciana nel film Cosmonauta
Per quanto riguarda le altre sezioni, da notare due film italiani, Io sono l'amore di Luca Guadagnino per Orizzonti e Cosmonauta di Susanna Nicchiarelli per Controcampo Italiano. Il film di Guadagnino è un maldestro dramma sentimentale che racconta il risveglio dei sensi e dell'anima di una elegante matrona altoborghese di origine russa, sepolta nel matrimonio con un compassato industriale meneghino e riconquistata alla passione da un amico del figlio. Tilda Swinton, interprete, produttrice e musa di Luca Guadagnino, sfodera un credibile accento slavo, ma non riesce comunque a dare il suo meglio recitando in italiano: il resto del cast soffre di una direzione degli attori davvero mediocre (si salva solo la sempre deliziosa Alba Rohrwacher e di una sceneggiatura poverissima di idee.
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Molto promettente invece l'esordio della regista Susanna Nicchiarelli che usa la militanza comunista e le lotte tra i sessi nell'Italia degli anni '60 come sfondo per raccontare una storia di formazione ed emancipazione femminile che vede protagonista la giovane Luciana, divisa tra la passione per il Comunismo, la Russia e il suo giovane compagno di sezione e la ribellione adolescenziale dovuta a conflitti familiari con il patrigno di idee politiche opposte. Una commedie lieve e solare scritta, diretta e interpretata da donne che convince pienamente alimentando le speranze nei volti nuovi del cinema italiano.

(In collaborazione con Massimo Borriello, Valentina D'Amico e Alessia Starace)

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