Venezia 64. celebra Tim Burton

Il regista californiano arriva a Venezia per ricevere tanti, meritatissimi applausi e il prestigioso riconoscimento alla carriera.

E finalmente è giunto anche il giorno della consegna del Leone d'oro alla carriera a Tim Burton, geniale regista californiano che in pochi anni si è liberato dell'etichetta di autore di film per bambini realizzando una manciata di capolavori che gli hanno permesso di entrare di diritto nella rosa dei più grandi registi di tutti i tempi. Marco Muller introduce Burton sottolineando con orgoglio la continuità con la quale, in questi quattro anni, il premio alla carriera sia andato a quei registi che hanno privilegiato il potere della fantasia, ambito in cui il folletto di Burbank non è secondo a nessuno. A testimoniare l'entusiasmo con cui la decisione di Muller è stata accolta ci pensa sia l'entusiasmo dei fan scatenati che hanno paralizzato il Lido per ottenere una foto o una autografo di Burton e del suo attore feticcio Johnny Depp, giunto a Venezia apposta per consegnare il premio all'amico, sia le dichiarazioni di stima e i complimenti che provengono dai critici per una volta tutti concordi. E Burton ricambia l'affetto nei confronti della manifestazione veneziana sottolineando quanto si senta onorato a ricevere un premio così importante, quasi più gradito dell'Oscar che ancora gli manca. "In fin dei conti il Leone d'oro è molto più bello di un uomo nudo su una palla." commenta Burton scherzando e augurandosi che il premio gli sia d'ispirazione per la prosecuzione della carriera.

I film di Burton sono spesso definiti fiabe per adulti anche se il regista confessa di non aver mai letto fiabe da piccolo. "Le mie fiabe sono state i film horror, traevo da lì le storie fantastiche che hanno popolato la mia infanzia, nonostante ciò ritengo molto importanti gli elementi tipici del folclore che stanno alla base delle fiabe e mi piacciono molto i significati simbolici che esse contengono. Forse è per questa ragione che i miei film hanno un'impronta così personale. Anche se non li scrivo io, ritengo fondamentale che siano riconoscibili, che vi sia unità stilistica e tematica, che riflettano il mio universo." Un universo visivo di straordinaria bellezza frutto di anni di lavoro, soprattutto per quanto riguarda le due pellicole realizzate con l'animazione a passo uno, e del supporto di straordinari artisti che Burton seleziona via via per collaborare alla creazione dei suoi universi. Dopo la proiezione della nuova straordinaria versione di Tim Burton's The Nightmare Before Christmas 3-D viene naturale chiedere al regista cosa pensa dell'utilizzo delle nuove tecnologie nel cinema. "In realtà non sono una persona molto tecnica e non sono né favorevole né contrario per principio all'uso degli effetti speciali. Ogni cosa può essere impiegata in modo positivo o negativo, l'importante è non abusarne. L'esperienza mi ha insegnato che spesso avere delle restrizioni o dei limiti nell'utilizzo possono avere effetti positivi sul lavoro stimolando la creatività."

A chi gli chiede di commentare il sodalizio che lo lega con Johnny Depp fin dai tempi di Edward mani di forbice Burton, schivo come sempre, risponde brevemente: "E' difficile definire a parole il nostro rapporto. Lavorare con Johnny è molto bello, a me piacciono i creatori di personaggi sempre diversi e in questo senso Johnny è uno degli attori più coraggiosi che conosca, è capace di rimettersi in gioco ogni volta e ogni volta che lavoro con lui esploro sempre nuovi territori. Sweeney Todd, la nostra ultima fatica, è un musical perciò per la prima volta sia Johnny sia Helena Bonham Carte si sono dovuti cimentare nel canto pur non essendo professionisti e questo processo si è dimostrato vulnerabile e delicato. Prima di Sweeney Todd non ero mai stato un grande fan dei musical, ma mi ha attratto affrontare un processo di lavorazione del tutto differente dal solito. Per una volta il mio collaboratore Danny Elfman si è riposato perché la musica era già scritta. Quello che ho cercato di ottenere in quest'ultimo lavoro è una sorta di horror all'antica, alla maniera dei film di Boris Karloff, ma con tanta buona musica all'interno. Per il resto non voglio dire troppo perché magari anticipo che è un film drammatico e poi in sala tutti ridono oppure che è una commedia e magari non ride nessuno."

Venezia 64. celebra Tim Burton
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