Uncharted 4: altro che Indiana Jones, Nathan Drake sì che è invecchiato bene!

Avvincente ed appassionante con i suoi misteri, divertente ed elettrizzante nei momenti action, emozionante nei dialoghi e nei rapporti tra i personaggi, è un vero gioiello questo capitolo finale di una saga che è diventata il nuovo punto di riferimento non solo per il mondo dei videogiochi ma anche per quello cinematografico.

Uncharted 4: altro che Indiana Jones, Nathan...

N.B. Come sempre vi rimandiamo alla recensione ufficiale di Multiplayer.it per saperne di più sul gameplay e sull'aspetto tecnico, mentre qui cercheremo di analizzare l'aspetto puramente narrativo e cinematografico.

Il 10 maggio del 2016 arrivava nei negozi il videogioco Uncharted 4: Fine di un ladro, quarto e ultimo capitolo della saga d'avventura della Naughty Dog, ed esclusiva PS4 da record con oltre 2,7 milioni di copie vendute nei primi 7 giorni. Il 10 maggio del 2016 noi approdavamo a Cannes per il festival cinematografico più importante del mondo e sebbene fossimo perfettamente coscienti di essere invidiati dai cinefili di tutto il mondo, una parte di noi in realtà quella stessa invidia la provava per chi poteva godersi le ultime avventure di Nathan Drake. Anche perché, diciamolo pure, quest'anno Cannes ci ha regalato un'ottima edizione ma è mancato quel blockbuster che, come il Mad Max: Fury Road dello scorso anno, entusiasmasse e tenesse tutti incollati alle poltroncine del Grand Theatre Lumiere.

D'altronde il cinema d'azione e d'avventura non è esattamente una prerogativa dei festival cinematografici e il film di George Miller è stato una delle rare, riuscitissime eccezioni: perfino Steven Spielberg qualche hanno fa aveva fallito clamorosamente portando sulla Croisette quell'Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo che aveva deluso perfino i fan più accaniti. Questo Uncharted 4 è invece esattamente quello che sarebbe stato lecito aspettarsi da un ritorno in grande stile di un personaggio così amato, e non è infatti un caso che tornati a casa e superati i giorni frenetici del festival - nonché quelli ancora più stressanti dei giorni immediatamente seguenti - abbiamo passato l'intero weekend attaccati alla nostra Playstation per seguire il nostro avventuriero preferito tra Panama e la costiera amalfitana, la Scozia e il Madagascar per concludere (come da tradizione per la saga) in un luogo leggendario.

Leggi anche: Intervista al game designer: Con Uncharted 4 i videogiochi tornano sulle orme di Indiana Jones

Un capolavoro del "cinema" d'avventura

Per l'esattezza sono 16 le ore che abbiamo trascorso, per la felicità del resto della famiglia, incollati allo schermo nel corso di questi due giorni e mezzo. 16 ore che fanno di questo Uncharted 4 un lunghissimo ed entusiasmante "film" che aspettavamo da tempo: avvincente ed appassionante con i suoi misteri e le sue spiegazioni di un periodo di storia dai tratti nebulosi; divertente ed elettrizzante nei suoi momenti più action; emozionante nei dialoghi e nei rapporti interpersonali tra i personaggi. Si tratta insomma del nuovo capitolo di una saga che è diventata il nuovo punto di riferimento non solo per il mondo dei videogiochi ma anche per quello cinematografico, e non è certo un caso che il revival di Tomb Raider (sia gioco che film) e in fondo anche dello stesso Indiana Jones (un quinto capitolo è previsto per il 2019), siano arrivati proprio dopo il successo della saga di Uncharted.

Molto spesso negli ultimi mesi abbiamo parlato di quanto queste due arti si siano avvicinate fino quasi a fondersi, e se Uncharted è evidentemente debitore di quanto visto al cinema nei decenni passati - oltre all'archeologo interpretato da Harrison Ford, sono stati d'ispirazione anche i vecchi film di Allan Quatermain e perfino l'attore/stuntman Johnny Knoxville - è indubbio che, al momento, nessuno è bravo ad unire cinema e videogiochi, divertimento e narrazione, storia e ritmo da blockbuster come i californiani Naughty Dog.

Leggi anche: Cinema e videogiochi: l'attrazione (e imitazione) è reciproca

Sic parvis magna

La cosa ormai non dovrebbe stupire, soprattutto considerato che parliamo degli stessi autori (i due "registi" Bruce Straley e Neil Druckmann, quest'ultimo anche sceneggiatore) di quel capolavoro assoluto che è The Last of Us, ma è proprio il confronto con quest'ultimo che fa capire il vero valore di questo gruppo che passa con estrema disinvoltura, ma anche enorme competenza, da un genere all'altro. Se, per chi scrive, TLOU è comunque un gradino sopra per impatto drammatico ed emotivo, è bene notare proprio come la Naughty Dog riesca a riciclare alcuni dei suoi stessi temi e delle sue stesse caratteristiche narrative (oltre che di gioco) ottenendo però risultati completamenti diversi per quanto riguarda il tono e l'atmosfera.

Cosa significa questo? Che Druckmann va considerato a questo punto un autore in tutto e per tutto, ovvero uno di quei registi che riesce a rimanere fedele alla propria poetica e alle proprie caratteristiche (se non "vezzi") di scrittura riuscendo comunque a realizzare opere che appartengono a tipologie di cinema/videogioco quasi opposte. Non è un qualcosa da tutti, anzi; nel cinema sono pochi gli autori che possono contare su filmografie variegate e coerenti al tempo stesso, e spesso, vedi lo Spielberg di cui sopra, con risultati altalenanti. I Naughty Dog finora non hanno mai deluso, ma anzi sembrano crescere di volta in volta, come dimostra il perfetto equilibrio tra maturità e puro divertimento raggiunto con questo Uncharted 4. Non è un caso, quindi, che il motto di Francis Drake eletto a motto dell'intera saga di Uncharted voglia dire "Da umili origini verso grandi imprese".

Contenuto pubblicitario

Leggi anche: Everybody's Gone to the Rapture: il videogioco si fa cinema d'autore

Squadra che vince...

Chi conosce già il caro Nathan Drake sa cosa aspettarsi da un nuovo capitolo di Uncharted, ma in ogni caso l'inizio di questo quarto capitolo non può che riservare alcune (piacevoli) sorprese: l'idea di un avventuriero/eroe ormai "addomesticato" che rimpiange le avventure di una volta non è nuova o particolarmente originale, così come il ritorno a sorpresa del fratello creduto scomparso 15 anni prima, eppure sappiamo bene che non necessariamente queste formule collaudate funzionino sempre. In questo caso, grazie ad una scrittura sopraffina soprattutto per quanto riguarda gli scenari più domestici e "urbani" del gioco, tutto scorre liscio e queste novità, un Nathan accasato e il fratello Sam più ribelle, rappresentano davvero una piacevole aggiunta ad una storia che, ovviamente, si farà sempre più intricata.

Dopo aver scoperto, esplorato (e distrutto) El Dorado, Shangri-La e Iram delle Colonne, questa volta tocca a Libertalia, la leggendaria e utopica colonia pirata fondata dal capitano Avery, e nel cercarla saremo accompagnati come sempre dal fedelissimo Victor Sullivan e dall'amata Elena Fisher, oltre che, appunto, dal già citato fratello Sam Drake a cui sono dedicati anche alcuni flashback. Ed un'altra novità sta proprio qui, nel conoscere finalmente qualcosa di più sul passato dei due fratelli Drake, sulla loro madre e sui motivi che li hanno indotti a intraprendere questa vita fatta di rischi e grandi emozioni.

Leggi anche: Game of Thrones: abbiamo provato il (video)gioco del trono, e siamo morti

... si migliora!

Il bello però è proprio qui, perché pur arricchendo la backstory dei personaggi e introducendo nuovi elementi, l'aspetto del gioco rimane lo stesso, entusiasmante ed avvincente di sempre, ma la narrazione ne guadagna in profondità: se è evidente a tutti la bellezza degli scenari, il livello di dettaglio raggiunto anche dalle espressioni facciali e lo straordinario lavoro di motion capture e doppiaggio degli attori (al solito va elogiato l'ottimo lavoro di Nolan North, a cui si aggiungono Richard McGonagle/Sully, Emily Rose/Elena ed un fantastico Troy Baker per Sam), quello che andrebbe fatto notare è soprattutto l'incredibile cura nei dettagli - spesso quasi impercettibili come l'asciugarsi dopo essere passati vicino ad una cascata o le orme lasciate sul terreno fangoso - che contribuiscono a rendere l'esperienza davvero realistica, spesso molto più di tanti blockbuster.

Ancor di più però sono soprattutto le battutine e i dialoghi, le reazioni quasi impercettibili che i personaggi hanno agli avvenimenti o alle interazioni, che rendono Uncharted 4 speciale, tanto che verrebbe voglia di rigiocarlo subito non solo per il gran divertimento che si prova nell'arrampicarsi o nel combattere contro un intero esercito, ma per vedere ancora una volta Nathan e Elena beccarsi amorevolmente o i due fratelli prendersi in giro e sfidarsi ad ogni occasione. È in fondo quello che succede in tutti i grandi film, altrimenti perché rivedere per la centesima volta (giusto per fare un esempio) un Arma letale 2? Di certo non per assistere alla stessa sparatoria o allo stesso inseguimento, per quanto ben fatti, ma per rivivere le stesse sensazioni di cameratismo ed euforia che provano Riggs e Murtaugh. E lo stesso, incredibilmente, vale anche per questo videogioco.

Ovviamente questo non significa che manchino quei momenti di azione esagerata ed eccitante che hanno caratterizzata la saga, tutt'altro: ci sono almeno un paio di inseguimenti che sembrano presi di peso dal cinema e trasformati in una versione anche più divertente da una regia assolutamente sublime che riesce ad unire, in modo quasi invisibile, gioco e film. Tanto che al termine di alcune sequenze si rimane quasi con il fiatone, e tutto questo senza nemmeno la necessità di ricorrere ad effetti 3D o alla Virtual Reality: semplicemente, come il cinema ci insegna, quando ci sono dei registi che sanno il fatto loro, non serve altro.

Leggi anche: Heavy Rain: il cinema thriller/noir approda su PS4

Fine di una saga?

Un altro esempio di bravura sia di regia che di scrittura è il finale, che ovviamente non vi spoileriamo, ma che di fatto dimostra quanto Straley e Druckmann abbiano appreso dal cinema e quanto, allo stesso tempo, abbiano capito come poterlo "migliorare" sfruttando l'interattività del gioco. L'epilogo non fa altro che chiudere l'arco narrativo di Nathan Drake e degli altri personaggi, ma lo fa non lasciando nulla in sospeso e soprattutto lasciando a noi giocatori la possibilità di esplorare e approfondire a nostro piacimento: ci saranno sicuramente coloro che cercheranno di arrivare il prima possibile alla sequenza finale (bellissima!), altri, come noi, invece si saranno gustati ogni singolo dettaglio, avranno letto ogni nota, frugato in ogni cassetto. Per tutti i giocatori, comunque, c'è la degna conclusione di una saga che è sempre stata molto di più che semplice azione, e sono proprio i minuti finali a dimostrare tutta l'umanità che ci può essere in un videogioco.

Che Uncharted 4 sia un capolavoro e che, insieme alla Remastered del già citato The Last of Us, rappresenti la massima espressione dell'arte videoludica di questa generazione di console non ci sono dubbi, lo sapevamo già dalla prima ora di gioco e ne abbiamo avuto conferma sui titoli di coda quando un senso di vuoto ci ha preso lo stomaco (no, non abbiamo pianto, ma capiremmo chiunque l'abbia fatto) nel momento in cui ci siamo resi conto sia che la storia di Nathan Drake si conclude qui sia che dovremo aspettare (almeno!) un paio d'anni prima di un altro gioiello della Naughty Dog. Ed è particolarmente bello e significativo notare come gli stessi protagonisti del gioco parlino allo stesso modo del concludersi della loro avventura, come un qualcosa che ti lascia sì soddisfatto e felice, ma mai veramente appagato. Semplicemente perché avventure come queste vorresti che non finissero mai, così come non vorresti allontanarti mai da personaggi come Elena e Victor o Nathan e Sam. Ma, come ci ha insegnato il loro illustre e saggio "antenato" Sir Francis Drake:

Ogni grande avventura ha un principio, ma è la strada da percorrere, quella che conduce al suo termine, che riserva la vera gloria

Luca Liguori
Redattore
5.0 5.0
Rise of The Tomb Raider: il ritorno dell’archeologa oscura
Life Is Strange, la migliore serie TV... che non puoi trovare in televisione
Privacy Policy