Palombella rossa

1989, Commedia

Recensione Palombella rossa (1989)

La piscina dove si svolge la partita si fa luogo di luoghi, centro di concentrazione e collisione tra stati di disordine, set comune di tensioni e speranze individuali e collettive, fulcro dell'analisi di variegati comportamenti umani e occasione di esercizio di autoanalisi pubblica e privata.

Andrea Favazzo

Un pallonetto tra Io e il mondo

Prima di una decisiva partita di pallanuoto Michele, funzionario del Partito Comunista Italiano, è colpito da uno stato di amnesia causatogli da un incidente d'auto; egli sa di essere comunista ma non ha che una memoria sconnessa e frammentaria di sé e del proprio passato. Durante l'incontro il politico tenta di rimettere insieme i pezzi della propria vita e si trova ad affrontare il disagio, la confusione, le contraddizioni della sinistra. La piscina dove si svolge la partita si fa luogo di luoghi, centro di concentrazione e collisione tra stati di disordine, set comune di tensioni e speranze individuali e collettive, fulcro dell'analisi di variegati comportamenti umani e occasione di esercizio di autoanalisi pubblica e privata. L'acqua della vasca diventa così liquido uterino e materno e la storia della partita diventa storia che ospita molte storie, limbo della sospensione dell'incredulità.

Transiti, scissioni, frammentazioni, moltiplicazioni, sdoppiamenti sono presenti in questo come in altri film del cineasta di Brunico: Palombella rossa può dirsi messa in scena della destrutturazione sociale del soggetto e della ricerca dell'identità. L'iniziale incidente d'auto rompe la progressività del tempo determinando una frattura nella linearità, introducendo un "tempo della coscienza" in cui tutti dati coesistono e continuamente si sovrappongono. Lasciando cadere la maschera il personaggio-Michele si viene a determinare, occupa qualsiasi livello della realtà e solo in un secondo momento l'Altro verrà accettato nella sua eterogeneità e nella sua differenza.
Il film esemplifica la tendenza del cinema di Nanni Moretti nel riprendere il movimento che dalle profondità porta alla superficie. Superficie come luogo fondamentale poiché il cinema è in grado di cogliere solo le superfici e su queste superfici prendono forma le profondità, le profondità di un Io che, rivolgendosi all'esterno, si rivela per forza caleidoscopico.

La dimensione onirica qui è fondamentale: spettri si aggirano in tutta la pellicola e chiamano Michele alla coscienza. Le distinzioni spaziali e temporali (reali e immaginarie) vengono meno e con esse anche le regole della messa in scena che si fonda sulla finzione: la piscina non è (più) solo luogo dell'actio, ma set mentale dove si gioca la messa in discussione dell'identità. Palombella rossa segna l'inidiscernibilità di pubblico e privato, tra individuo e società, presente e passato mettendo in scena i fantasmi individuali e le maschere sociali.
Come in Bianca e La messa è finita, anche qui il personaggio si fa carico dei dolori del mondo, ma è solo in questo film che vive la consapevolezza dello sgretolarsi del senso o del vuoto ingannevole della parola (quando non è sciolta in canto), del totale smarrimento della coscienza di fronte al mondo.

Moretti affronta il linguaggio che maschera un vuoto che si cela dietro l'accessibilità e la facile riconoscibilità della parola. Riconoscibilità che deriva dall'essere cliché poiché totalmente impersonale e caratterizzata dal "si dice".
Anche l'identità individuale sembra risolversi nello spazio sociale, composto da quell'insieme di valori, credenze, attitudini che definiscono una fede ideologica. Pubblico e privato si incontrano anche nella sfera del linguaggio e, più precisamente, nei cliché linguistici che riducono la complessità sociale a slogan comunicativi e sopprimono la distinzione di un passato che è tradizione e un futuro che possibile costruire per restituire la monodimensionalità di un presente smemorato, seppur unico punto di contatto tra soggetto e mondo. Questo discorso sembra riportare alla riflessione pasoliniana sull'italiese, lingua nata parlata in Italia e diffusa dai mezzi di comunicazione di massa a partire dal secondo Dopoguerra: un linguaggio standardizzato, caratterizzato dalla "medietà" e nel quale ogni individualità prontamente si annulla.

Recensione Palombella rossa (1989)
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